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Incenso e vaniglia di Antonella Di Leonardo

Incenso e vaniglia

Tema: La storia infinita

Autore: Antonella Di Leonardo

immagine di Achille Piazza

Testo fuori gara

 

Il mio paese ha tante piazze, ciascuna identificata dal suo nome o dall’edificio che ospita, ma quella principale non ha bisogno di nomi. Se dici “Ci vediamo in piazza” non occorre specificare altro.
 
Quando penso a quel luogo vedo un balcone affacciato sulla Chiesa di Santa Maria della neve. La mente si smarrisce in sentieri di ricordi, le immagini sfumano in altre immagini. Una bambina, una nonna, i giochi di carte col nonno, il palco della festa, un profumo, una carezza e mille altre cose.
 
Al mio paese la vita si svolge in piazza e sul corso principale. Il tempo è ciclico, scandito dalle ricorrenze. Ad ogni festa il profumo d’incenso si mescola al profumo di un piatto o di un dolce ad essa legato. Se parli di Cuccìa[i]non può che essere Santa Lucia e se dici Pantofola[ii] il pensiero va al Natale.
 
Il ciclo inizia a Capodanno. In molte tavole quel giorno la portata principale è costituita dal Falsomagro, un arrosto ripieno cotto nel sugo che servirà a condire la pasta, solitamente Reginelle, con aggiunta di crema di ricotta, ovviamente non dolce.
 
A San Giuseppe la tradizione vuole che vengano imbandite le cosiddette Tavolate ricche di primizie e dolci di ogni genere, tra i quali le sfince[iii]che, insieme al pane di San Giuseppe, sono le protagoniste di questa festa. Le tavolate, in segno di devozione al Santo, vengono allestite nelle case che, per quel giorno rimangono aperte a tutti i visitatori e in tempi recenti, anche nelle piazze.
 
Da San Giuseppe a Pasqua il passo è brevissimo.
 
A mezzogiorno in punto, dopo la messa, tutti i lercaresi si riversano in Piazza per assistere all’Incontro tra Maria e il figlio risorto. Dopo andranno tutti a casa dove li aspetta il capretto, i Panuzzi di cena, biscotti a forma di piccolo pane aromatizzati con i semi l’anice, e l’immancabile Cassata.
 
La festa in onore di Maria SS di Costantinopoli, Patrona del luogo, si svolge dal 19 al 21 Agosto ed è un evento particolarmente sentito. In quel periodo molti cittadini che per lavoro si sono trasferiti in altre parti d’Italia e d’Europa, rientrano al paese natio sia per rivedere parenti e amici, sia per assistere alle celebrazioni e ai festeggiamenti. In Piazza viene montato il palco, le vie si riempiono di luminarie e il corso di bancarelle. Non ricordo se ci sia un piatto legato a questa ricorrenza, ma sicuramente le tavole saranno imbandite con ogni ben di Dio.
 
A settembre si festeggia il SS Crocifisso e un attimo dopo siamo già a dicembre. L’ultimo mese dell’anno è ricco di feste e ricorrenze.
 
Si comincia con l’Immacolata che ovviamente non può non avere il suo piatto della tradizione: la Muffoletta, un panino morbido farcito con ricotta e formaggio ragusano, da gustare solitamente al rientro dalla Messa. La sera della vigilia sulle tavole non può mancare lo sfincione, una focaccia condita con cipolla, pomodoro, pangrattato, formaggio, origano e acciughe.
 
Un tempo, la sera della vigilia di Santa Lucia, le strade brulicavano di ragazzi intenti a preparare i falò, le cosiddette “Vampe”, e nelle case si cucinava il grano che il giorno dopo avrebbe costituito l’ingrediente principale della Cuccìa. Le origini di questo dolce risalgono alla seconda metà del Seicento.
 
Una grave carestia aveva ridotto allo stremo i Siciliani, ma proprio il 13 dicembre una nave carica di grano attraccò al porto. La popolazione affamata non perse tempo a macinare il grano per ricavarne pane e pasta e mise a cuocere il cereale così com’era. Questo è il motivo per il quale quel giorno pane e pasta vengono banditi dalle tavole dei devoti, ma non pensiate che si digiuni… anzi! Sua Maestà l’arancina, seguita dalle damigelle Panelle e Cuccìa, servita spesso in quantità industriali, fa bella mostra di sé sulle tavole da mattina a sera.
 
Siamo arrivati al Natale profumato di vaniglia e cannella.
 
Un tempo, alcuni giorni prima della festa, si preparavano le Pantofole. Si sgusciavano le mandorle, si pelavano e si tritavano. Il tutto finiva in un pentolone con acqua e zucchero e si mescolava fino a quando il composto chiamato Chinu (Ripieno) non raggiungeva la giusta consistenza. A questo punto si preparava la pasta e si dava forma al dolce che una volta sfornato veniva ricoperto di glassa.
 
Credo che oggi nessuno si cimenti più a preparalo in casa, è molto più semplice acquistare le Pantofole in pasticceria. Che dire dei buccellati farciti di fichi e frutta secca? Una goduria per il palato e per gli occhi.
 
Ed ecco l’ultimo dell’anno, ma questo credo sia uguale in tutte le case e in tutte le città.
 
E ora? Ora si ricomincia. Domani il ciclo riprenderà uguale a sé stesso come in “Un eterno ritorno”. In piazza le stesse facce, ogni anno con qualche ruga in più. Qualcuno nel frattempo è andato in “collina”, qualcuno è andato via per lavoro o per studio, è nato qualche bimbo, ma essenzialmente non è cambiato nulla. Tutto rimane sempre uguale e si ripete anno dopo anno come in una “Storia infinita”.
 
E io? Io ogni tanto percorro la Via del Ricordo. È una strada lunga, a tratti accidentata e dolorosa, ma ogni tratto rappresenta un pezzo della mia vita e non posso rinnegare niente di quello che è stato. Ogni evento, ogni persona che ho conosciuto mi ha insegnato qualcosa e mi ha fatto crescere.
 
In quel paese ho vissuto pochi anni e non posso dire che mi piacerebbe tornarci. Mi piace ricordarlo, questo sì, e oggi ho voluto raccontarlo a voi.

[i] Dolce di grano cotto condito con crema.
[ii] Dolce di pasta frolla farcito con un composto di mandorle tritate, zucchero, gocce di cioccolato e canditi.
[iii] Dolci fritti farciti con crema di ricotta.

4 Risposte a “Incenso e vaniglia di Antonella Di Leonardo”

  1. Ricordare le tradizione è positivo, e tu lo hai fatto portandomi dentro le feste che hai elencato. Qualcuna la conosco, per via di mio marito siciliano. me ne parlava mia suocera. Descritto come tu sai fare sempre, splendidamente.

  2. Sono nata nel freddo Nord, ma da sempre mi sono sentita una siciliana come i miei genitori.
    La tradizione e la cultura della loro terra d’origine non li ha mai lasciati e così, grazie all’instacabile lavoro di mia madre non abbiamo mai avuto Santa Lucia senza arancine e cuccia… e così la sua terra è sempre stata anche la mia!
    Grazie per questo tuffo nei ricordi!

  3. Mi hai riportata indietro nel tempo,il ricordo del periodo festivo è impresso e conservato gelosamente, il tuo racconto me lo ha fatto riaffiorare e ricordare . Molto bello!!!Brava.

  4. Mi ha riportato alla mente tante belle tradizioni della nostra terra..che nostalgia…sapori e profumi indimenticabili.
    Bellissimo…brava.

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