Una parte di me ci crede di Antonella Di Leonardo

Una parte di me ci crede

Tema: thriller – noir

Autore: Antonella Di Leonardo

Immagine di Antonella Di Leonardo

Quell’abbaiare continuo mi irrita, mi impedisce di concentrarmi sulla lettura. Cosa faccio? Chiamo i vigili, la protezione animali? Se abbaiano in continuazione ci sarà un motivo.

Per quieto vivere desisto. La vita è già tanto complicata, meglio evitare ulteriori problemi. Non è nelle mie corde creare conflitti. Devo trovare il modo per escludere questo suono che mi avvolge e mi graffia la pelle. Perché, devo dirlo, il disagio è anche fisico.

Un po’ di musica servirà sicuramente a risolvere il problema, almeno momentaneamente.

Metto un CD e riprendo la lettura.

Le note scaturiscono lente, poi il volume sale e il ritmo diventa incalzante. Mi dà come una sferzata di energia. Il Bolero di Ravel è uno dei miei brani preferiti. Chiudo il libro e mi faccio cullare dalle note. Mi sento bene, l’inutile latrare dei cani è fuori dal mio campo uditivo. Finalmente!

Quando inizia il brano successivo sono già in uno stato di torpore caldo e gradevole.

Mi addormento a metà del pezzo e sogno.

È sera, dall’orizzonte un’enorme luna piena mi guarda ammiccante. La sua luce mi permette di distinguere ogni particolare e avvolge di magia ogni cosa.

È bello questo cimitero!

Difronte al cancello c’è un enorme Sacrario, è quello dei Crespi. Ai lati del vialetto un prato costellato di tombe antiche. Il primo settore è quello dei bambini.

Vado sul prato, l’erba umida mi solletica i piedi nudi. La sensazione è gradevole e il silenzio è totale. Finalmente un po’ di pace. Mi soffermo ad osservare le lapidi, le foto e le date. Velocemente faccio i conti. Quanti anni aveva questo bambino? Due anni. E questo? 10 mesi. A quel tempo il tasso di mortalità infantile era elevato.

Mi incammino verso il mausoleo, mi siedo sulla scalinata e mi guardo intorno. Che strano! Sento ancora la musica. Chissà da dove proviene?

Quello che accade dopo non mi sorprende, non mi spaventa, anzi mi affascina.

A suon di musica le tombe si aprono, gli scheletri escono scrollandosi di dosso la terra stranamente soffice e impalpabile.

Uno scheletro col cappello a cilindro si avvicina a quello di una donna in abito azzurro.

Si inchina, la prende per mano o almeno per quello che ne resta e iniziano a danzare.

Altre tombe si aprono e altre coppie si uniscono alla prima. Ben presto tutto il cimitero diventa un’enorme sala da ballo.

Sono affascinata, mi sarei aspettata movimenti meno fluidi, invece questi scheletri volteggiano nell’aria con una leggerezza inimmaginabile.

In realtà quelle ossa non dovrebbero nemmeno aderire le une alle altre.

Cosa le tiene insieme visto che cartilagine, muscoli e nervi non esistono più?

«Non porti domande alle quali non puoi rispondere. Il tuo cervello umano è troppo poco sviluppato per comprendere.»

Mi volto di scatto in direzione della voce.

«Chi sei e cosa vuoi dire? Fatti vedere.»

«Dico che certe cose non puoi capirle. Devi accettarle e basta.»

«Non mi sembra un atteggiamento corretto. Ogni cosa deve avere una spiegazione scientificamente accettabile.»

«Davvero ne sei convinta? Nulla di quello a cui stai assistendo ha una spiegazione scientifica. La Scienza sostiene forse che i morti possano uscire dalle tombe e mettersi a danzare?»

«No, certo che no.»

«Allora perché ti domandi cosa tiene insieme le ossa e non come possa accadere tutto questo?»

«Sto sognando, lo so. Mi sono addormentata alle note della Danza Macabra di Saint-Saëns. Nulla è reale, ma la faccenda delle ossa mi incuriosiva.»

La sento ridere sommessamente. Devo sembrarle stupida e non posso darle torto.

«Non hai risposto alla mia domanda. Chi sei? Ti ho chiesto anche di farti vedere. Vieni fuori.»

«Hai uno specchio?»

«Che dici? Secondo te sogno di andare per cimiteri e porto con me uno specchio? E poi… che c’entra?»

«C’entra eccome! L’unico modo per vedermi è guardare in fondo ai tuoi occhi, ma molto in fondo. Io sono quella parte di te che tieni ben nascosta e che liberi solo quando scrivi. Sono quella parte di te che crede alle streghe, ai vampiri, ai licantropi e alla magia. Ti è chiaro ora?»

«Sì sì, ora ho capito. Ma dimmi, visto che ci siamo… non hai un modo per far smettere quei cani di abbaiare? Non li sopporto più. Mi impediscono di concentrarmi sul lavoro, sulla lettura e su qualsiasi cosa richieda attenzione»

«Qualcosa ci sarebbe, ma esiste solo nella tua… nella nostra fantasia. Prova a far loro un sortilegio.»

Scoppiamo a ridere. La risata attira l’attenzione degli scheletri che si fermano, ci guardano e scoppiano a ridere anche loro. Mi vergogno. Questo è un luogo di pace e di dolore e noi ridiamo, ma in fondo se anche i morti ridono non è poi così brutto e non dimentichiamolo, questo è un sogno e nei sogni succede di tutto.

Apro gli occhi. Il CD è finito. Silenzio. Tiro un sospiro di sollievo. Finalmente quei cani hanno smesso di abbaiare, posso riprendere la lettura in santa pace. No… ecco che inizia di nuovo il concerto. Il coro per “cani e basta” riprende alla grande.

«Senti, “parte di me”… non mi hai detto nemmeno come posso chiamarti… “Parte di me”, per piacere, fai una magia. Falli smettere.»

6 Risposte a “Una parte di me ci crede di Antonella Di Leonardo”

  1. Hai una bella fantasia trascinante. Per un momento ho rivisto “Thriller” di Michael Jackson, ma qui c’è qualcosa di più raffinato. Brava , come sempre ti si legge tutta d’un fiato.

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