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Uno squillo nella notte di Anna Ciraci

Uno squillo nella notte

Son là a cavalcar la coda del vento, tra l’immenso stellato e le onde sprizzanti del mare, accarezzando le cime dei monti, e a raccoglier margherite assonnate, dissetandomi di fresca rugiada, e a conversar spensierata con una luna splendente e cordiale, quando d’improvviso vengo strappata da una chitarra elettrica abbastanza incazzata suonando i Nirvana “Smells like Teen Spirit”: mi squilla il cellulare.
Richiamata brutalmente dal mio idilliaco sogno rispondo ansimante ma con la voce ancora impastata:
“Pronto!?”
Dall’altra parte il vuoto.
“PRONTO?!” ripropongo seccata e spaventata, ma il telefono è muto, e la comunicazione interrotta.
Ricerco allora fra le ultime chiamate ma non mi risulta alcun numero se non l’ultima chiamata fatta da mio figlio almeno sette ore prima.
“Mah! Avrò sognato, mi è squillato così tante volte oggi perché sembrava la centralina della Telecom, magari m’è rimasta la suoneria incollata alle orecchie” guardo l’ora sulla sveglia e sono le due del mattino, ripongo il cellulare e mi rimetto a dormire sperando di non aver perso totalmente la coda del mio vento.

Niente. Mi giro e mi rigiro per un tempo interminabile fra le lenzuola ma non riesco più a riprender il mio viaggio oltre l’orizzonte, così mi alzo per bere qual cosa e sento una vocina da dietro la porta del bagno che mi chiama: “Giada… Giada…”
Poi il silenzio. Apro la porta, accendendo prima la luce, ma dentro il bagno non c’è nessuno.
Faccio il giro nelle stanze dei bambini, i quali dormono saporitamente ognuno nel proprio letto: uno col piede che punta fuori dal piumone che sembra una stecca di acciaio, ogni tentativo di rimetterlo dentro è una fitta all’altezza dei reni quindi rinuncio e lo ricopro amorevolmente allungando semplicemente la coperta sopra; l’altro girato, al contrario con la testa infilata tra i pupazzi e il gatto. Lo prendo e lo riaccomodo nella giusta posizione, prendendomi pure un pugno sul naso.
Faccio il giro del resto della casa accendendo tutte le luci a mia disposizione, nulla, anche i televisori sono regolarmente spenti.
Torno nel letto, ma i miei occhi sono sbarrati e le mie orecchie sembrano dei radar alla ricerca di missili terra aria. Il silenzio notturno fa da padrone e piano piano s’impadronisce anche di tutte le mie paturnie concedendomi il ritorno al mondo dei sogni.
E di nuovo i nirvana che tornano all’attacco.
Non perdo tempo stavolta e guardo prima di rispondere chi mi sta chiamando: Sconosciuto.
Rispondo seccata:
“PRONTO!” e sento di nuovo quella vocina che mi chiama per nome.
“Chi sei?” le chiedo ma la telefonata è interrotta. Riguardo i numeri chiamanti ma non risulta alcuna telefonata.
Mi chiamano dal bagno, e io ritorno a guardare oltre la porta, ma la luce non si accende e nella penombra data da quella accesa in camere, non c’è neppure il bagno. C’è solo un buio pesto che non appartiene alla mia casa e io ci cado dentro.
Precipito, e precipito per un tempo infinito, fino a quando non mi sento atterrare, tutta grondante, dentro al mio letto.
Il mattino seguente ho cambiato suoneria al mio cellulare.

12 Risposte a “Uno squillo nella notte di Anna Ciraci”

  1. Voto questo testo. Durante la lettura ho sentito davvero la sensazione di cadere. Brava

  2. mi ha convinto a non mettere più suonerie al cellulare 🙂 voto questo testo

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