Mattina e Sera

Tema: Cuore

Oggi è il giorno della svolta ed io non lo so ancora. Al solo pensiero di rincontrarla non ci sto più nella pelle, ogni volta è una grande emozione. Lei ancora non si è resa conto della mia esistenza, ma so per certo che potrei piacerle, non che io sia bellissimo, ma sicuramente ho il mio fascino e questa cosa mi piace, perché faccio innamorare molte donne. E ora eccomi qui, accanto a lei, a questa biondina che mi ha fatto perdere la testa e palpitare il cuore da circa tre mesi a questa parte. Saliamo insieme sulla metro e prima che possa muoversi, mi sistemo la manica della camicia. Le siedo di fianco. Ha aperto il suo libro e a pagina 48 sembra ci sia qualcosa di interessante, perché ora lei ride. Alza lo sguardo imbarazzata per assicurarsi che nessuno la stia guardando, mentre spero che possa girarsi verso di me e incrociare finalmente il mio sguardo, posato su di lei ormai da tempo. Sono settimane di fila che cerco di approcciare anche solo un misero “ciao” ma nulla.
Veniamo interrotti.
Adesso è un’anziana signora ad avvicinarsi a me per togliermi un filo di cucito rimasto sul mio braccio, rimasuglio di questa camicia nuova di zecca. La ringrazio affettuosamente, mentre la metro riprende la sua corsa ed io il mio corteggiamento. Dopo un tempo indefinito la ragazza si alza e prenota la sua fermata, la mia, la stessa. Mi alzo anch’io. Ora siamo fermi, in piedi entrambi e così tremendamente vicini, tanto da poter sentire il peso della sua borsa sfiorarmi la mano. La brusca frenata fa sbilanciare la mia amata ed io non posso che approfittare di questo istante per trasformarmi nell’eroe dei suoi sogni. Le cingo la vita con il mio braccio per non farla cadere e la tiro a me. Il mio cuore sobbalza nel petto, i miei occhi lo evidenziano con un forte bagliore e sguardo intenso posato sul suo viso. Lei, ormai persa fra le mie braccia, mi sorride e accenna un timido “grazie”. E’ fatta. Le porte della metro si spalancano davanti a noi, ma nessuno dei due vuole e osa scendere per porre fine a questo magico momento. La felicità investe la mia anima e il mio cuore ora potrebbe anche esplodere. Restiamo così, immobili, a fissarci inebriati mentre le porte si chiudono nuovamente di fronte a noi e la corsa ricomincia il suo giro.
Io e Sara, così si chiama, ci saremmo sposati solo dopo pochi mesi e al nostro terzo anniversario di matrimonio saremmo già stati una bellissima famiglia, al completo con due gemelli.

“Stooooop! Ok, andava bene, bravi!”.
Sorrido alla mia collega per l’ottimo lavoro svolto, mentre Betta ritorna ad indugiare sul mio braccio.
“Ma cos’ha questa manica oggi? Toglila, le do uno sguardo” accennando alla camicia.
Le sorrido dolcemente, ma come non poter essere così con lei? E’ come una mamma, la mamma di tutti noi, sempre pronta a darci un aiuto con le sue mani d’oro, e non solo. E’ tanto premurosa e anche ora che la nostra giornata lavorativa è volta al termine, mi aiuta a sistemare il cappotto, cosa che dovrei fare io nei suoi confronti data l’età. Ma a lei piace farlo e a noi le sue coccole non dispiacciono, anzi, sono una perla nelle ore stancanti di lavoro. A volte, perso nei miei pensieri, lei è già lì con il suo caffè pronto, preparato come piace a me, dolce e intenso.
“Tieni, ti ho preparato qualcosa, vai a casa e riposati” porgendomi un sacchetto.
Le do un bacio sulla guancia stringendola calorosamente.
“Cosa farei senza di te, grazie”.
Dopo mezz’ora sono già a casa. Ritiro la posta, entro, appoggio la busta di Betta sul tavolo della cucina e mi tuffo sul divano senza togliermi il cappotto. Già so quello che mi aspetta. Leggo attentamente la lettera e dopo un attimo di smarrimento fisso il soffitto, in cerca di una risposta alle mie domande. Mi chiedo se abbia senso tutto ciò.
Ripenso sorridendo sarcasticamente a quanta diversità ci sia fra la mia vita sul set e quella reale. Le mie mattine sono fatte di gioia, del resto non ci si può aspettare altro dalle serie sentimentali e a lieto fine. A dirla tutta a volte provo un certo fastidio, perché vengo catapultato nel giro di pochi secondi, dalla favola, alla realtà brusca e spietata della sera.
Non ci sarà matrimonio, non esiste nessuna Sara e non ci saranno figli, niente di niente. Il mio sguardo si posa piuttosto sulla triste verità, la domanda di divorzio che stringo con rabbia fra le mani, simbolo di un amore falso e meschino, di bugie e tradimenti che non meritavo di ricevere.
Fisso la mia cena sul tavolo ed è in quel momento che mi domando se Betta riesca a comprendere anche i miei pensieri, ad entrare nella mia anima, se riesca a sentire quanto io sia soffocato da tutto questo da quando vivo solo, da quando non c’è più nessuno che si prenda cura di me e che aspetti il mio ritorno a casa.
Chissà se avrò il coraggio domani, di dirle che non ho avuto appetito questa sera e che non ho mangiato la sua cena preparata con tanto amore per me. Chissà se avrò il coraggio di dirle che in questo momento, nella penombra di questa stanza, il mio cuore sta piangendo.

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