L’unico amore

Tema: Gelo

Il professore di psicologia era attorniato da un gruppo di giovani studenti che sembravano molto interessati a scoprire come, a livello personale, si potesse mettere in pratica l’argomento che aveva trattato durante la sua lezione: l’incomunicabilità, l’incomprensione, i muri che essa genera e il gelo che essa produce.
“Perché il gelo? Che cosa c’entra con l’incomunicabilità?”
Il prof. aveva guardato la giovane allieva; avrà avuto 15 o 16 anni e, notò ancora, aveva sempre lo sguardo triste, che, se anche si apre al sorriso, poi torna alla sua staticità abituale: la tristezza!
“Il gelo è la parte più disastrosa dell’incomunicabilità, o, se vogliamo, dell’incomprensione. Che cosa accade a chi si trova su una lastra di gelo?”
Una risposta corale lo sommerse.
“Si scivola”
“Infatti! Si scivola e, se la lastra si trova in un pendio, si scivola a valle ed è inutile tentare di risalire; occorre aspettare la primavera e il disgelo. Se c’è incomprensione ci si può chiarire, se c’è incomunicabilità si può ancora aprire, come dicono i politici, un tavolo per le trattative. Ma, quando cala il gelo, allora è come se le due persone interessate si girassero le spalle e finissero per ignorarsi.
Non so se sono stato esauriente?”
L’allieva annuì
“Sì, sì grazie!”
Poi il gruppo si disperse e ciascuno tornò a casa propria.
Le parole dell’insegnante continuavano a roteare nel cervello di Eliana: il gelo!
Era quello che lei da anni sentiva in cuore. Forse aveva ragione il suo insegnante. Prima si era chiusa a riccio, poi aveva smesso di parlare e infine aveva dato un taglio netto e non aveva più parlato con sua madre, anzi: l’aveva ignorata.
Dovette difendersi: la colpa era stata di sua madre.

* **

“Io voglio la mamma!”
“Perché? Non sei contenta di stare con me Forse ti tratto male? La nonna è come la mamma e ti vuole bene ugualmente!”
Eliana non ammetteva repliche al suo dolore. Era troppo piccola per accettare che la madre e il padre la lasciassero con la nonna per andare a lavorare in Svizzera, ed era troppo piccola per capire che quel sacrificio le avrebbe consentito un futuro sereno: una casa di proprietà, un titolo di studio e un futuro migliore del loro.
La nonna ormai lo sapeva: doveva sopportare i pianti della nipotina per due o massimo tre giorni e poi la bimba si sarebbe riadattata, fino al prossimo rientro della figlia.
Una volta Eliana ebbe la sorpresa di rivedere i genitori dopo solo alcuni mesi di lontananza, ma non erano soli, scoprì di avere un fratellino, nato da poco meno di un mese.
Quando, qualche tempo dopo la madre tornò in Svizzera, anche il fratellino andò con lei: era troppo piccolo aveva bisogno della mamma!
“Anch’io sono piccola e voglio andare con la mamma!”
“Non sei piccola, hai cinque anni. Tu puoi stare con me e io ti comprerò tutte le cose buone che vorrai!”
Infine Eliana trovava conforto nell’unico abbraccio che le rimaneva, quello della nonna.
Finalmente con sua grande gioia, i genitori tornarono definitivamente ed Eliana scoprì di avere una nuova sorellina, nata anche lei in Svizzera.
“Aspetta, la mamma sistema la casa e poi anche tu andrai da lei.”
“Aspetta tuo fratello e tua sorella danno troppo da fare a mamma tua, poi andrai da lei.
“Figlia mia, vedi, la nonna diventa vecchia, aiutala, Eliana, rimani da lei!”
Eliana non era più piccola e qualcosa iniziò a spezzarsi nel suo cuore di adolescente.
La madre non le voleva bene, preferiva gli altri due figli? E allora non sarebbe andata più da lei.
Inutili le spiegazioni della nonna e la rassicurazione che la mamma le voleva bene.
Tutte parole inutili
Prima un sordo rancore la indusse a trattare male la madre e i fratellini, poi i suoi silenzi e le risposte a mono sillabe alle domande della madre e infine il rifiuto ad andare da lei: aveva sempre qualcosa da fare, da studiare, da uscire, le amiche, o altro.
Aveva bisogno della madre, voleva essere coccolata da lei, voleva abbracciarla ed essere abbracciata e invece ogni giorno innalzava tra loro due un muro.

* * *

Le parole dell’insegnante le rimuginavano in testa ma andavano solo verso una direzione: se avesse avuto dei figli, non li avrebbe mai lasciati alla nonna.
Il gelo e il disgelo.
Il professore aveva parlato di disgelo, di attesa della primavera, ma lei non poteva aspettare, non si trattava di aspettare il sole primaverile ma qualcosa o qualcuno che avrebbe potuto aiutarla.
Sapeva di non essere l’unica in paese a essere cresciuta con i nonni mentre i genitori erano a lavorare all’estero, ma perché si era sentita abbandonata? Aveva creato un muro che lei sola ora poteva eliminare.
Aveva coltivato la rabbia, di quello si era trattato, e poi era diventato rancore e infine una lastra di ghiaccio. Chi avrebbe potuto aiutarla?
Forse la nonna, l’unica persona che l’avesse veramente amata.
Oddio, ricominciava?
No, non l’unica che l’avesse amata, perché in fondo al cuore sapeva che la madre l’amava, ma l’unica dalla quale lei si era veramente sentita amata: la nonna!

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