Disgelo

Tema: Gelo – Gotico

Il gelo della stanza non dava tregua, nonostante il caminetto acceso. Lisa era seduta in poltrona da più di un’ora, lo sguardo fisso sul braciere, come compagno soltanto lo scoppiettio del fuoco e, di tanto in tanto, un piccolo tonfo causato dallo spostamento della legna.
Il pomeriggio si presentava lungo e lento, nell’attesa che l’elettricista arrivasse a riparare il guasto che, dalla sera precedente, la teneva al buio e al freddo, completamente isolata dal resto del mondo. Aveva deciso di fare una pausa dai suoi pressanti impegni di studio e passare una settimana nella casa di campagna dei genitori, completamente sola. La verità non era soltanto quella: non voleva ammettere a se stessa che la sua relazione con Marco stava naufragando. Era stanca di lui, dei suoi sotterfugi, delle sue bugie. Era stanca di dover sempre aspettare che fosse libero, di tutte le feste comandate passate ad aspettare una sua chiamata che quasi mai arrivava. Marco era sposato e la loro storia era iniziata due anni prima con la promessa da parte di lui di risolvere al più presto la sua situazione. Dopo i primi tempi, le sue attenzioni si erano diradate e Lisa vedeva sempre più sfumare la speranza di poter avere finalmente una normale vita di coppia. Ma nonostante questa consapevolezza, non riusciva a lasciarlo.
Un lampo squarciò il cielo dividendolo in due e illuminando per un attimo la stanza a giorno, seguìto subito da un tuono così intenso da far tremare il pavimento e le pareti, come fosse un terremoto. Lisa sobbalzò e subito fu in piedi davanti alla finestra del grande salone a guardare, impotente, gli alberi contorcersi in una danza inquietante, con i possenti rami a toccare la terra per poi ritornare su. E mulinelli di foglie girare all’impazzata su se stessi e subito un’ondata di pioggia battente come non aveva mai visto. Vide comparire nel terreno, in pochi attimi, pozzanghere grandi come crateri, che sembravano risucchiare verso il centro della terra tutto ciò che era lì intorno. D’improvviso era scesa la notte, Lisa cercò di capire che ore fossero, dato che aveva perso la cognizione del tempo, quando il pendolo batté le 15:00. “Caspita, com’è possibile che sia già così buio?” E in quel preciso momento pensò che per l’elettricista sarebbe stato impossibile arrivare fin laggiù con tutta l’acqua e il fango che avevano reso la strada inaccessibile. Un brivido le attraversò la schiena. Il vento continuava a sibilare tra gli alberi e i vecchi infissi della casa, scricchiolii provenivano dal pavimento in parquet del piano di sopra. Dalla finestra, una luna sfocata sorrideva in un ghigno sinistro. Un lampo mostrò una maschera orribile, come “L’Urlo” di Munch. la ragazza si appiattì nella poltrona, incapace di qualunque movimento. Anche il fuoco, non più alimentato, si era spento. La stanza adesso era immersa nelle tenebre. Si sorprese a pensare di come, a volte, ci si possa ritrovare in situazioni paradossali e di quanto la vita fosse stupida a non dare sempre una seconda possibilità. Un tintinnio di vetri nella stanza da letto, come un bicchiere che cade, mentre occhi di fuoco e ghigni spaventosi la osservavano da fuori, freddo pungente e un tremore continuo in tutto il corpo, e infine un torpore che assomigliava più a uno stato di catalessi.

Lisa sollevò la testa dalla scrivania, si stiracchiò e fece scrocchiare le dita delle mani, cercando di mettere a fuoco luogo e pensieri. Si alzò di scatto e guardò subito verso la finestra, alla ricerca della maschera che l’aveva tanto spaventata. “Era un sogno!” pensò sollevata. Rabbrividì all’idea, poi si diresse barcollando verso la cucina, si preparò una tazza di tè e tornò alla scrivania. Doveva riprendere il lavoro sulla tesi di laurea in letteratura inglese, interrotto dal sonno. “Accidenti a me e a quando ho scelto il romanzo Gotico come argomento. Mary Shelley e Walpole mi hanno suggestionato abbastanza. Mi sembrava davvero di essere un personaggio dei loro romanzi, mi sono spaventata a morte. E poi sento tanto freddo. Eppure è tutto acceso. È una sensazione che mi viene da dentro e mi dà un tremore in tutto il corpo.” Si alzò di nuovo, si appoggiò un giaccone sulle spalle e si diresse, decisa, verso la porta di casa. L’aprì e solo allora si rese conto che fuori c’era ancora il sole. Il gelo che aveva dentro pian piano si dissolse. Istintivamente pensò a Marco. Si accorse che, in quel momento, il suo pensiero non faceva più così male. Forse era solo un primo passo verso una nuova consapevolezza. O forse no. Una cosa era certa:improvvisamente non sentiva più il freddo nelle ossa e, per la prima volta dopo tanto tempo, si sentiva benissimo. Si avviò verso il parco che circondava la casa, facendo il pieno di suoni e colori.
“Sta arrivando la primavera” – pensò sorridendo.

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