Sì, ma perché?

Tema: Enigma

Non ci si poteva sottrarre, alla cena conviviale tra amici storici: tutti gli anni, nel periodo in cui la primavera inizia a vestirsi d’estate, ci si riunisce alla Piazzetta – la nostra pizzeria preferita – e ci si scambia qualche ora di sana simpatia. Mogli e mariti, fidanzati e compagne o single impenitenti, era l’occasione per non perderci di vista. Come fanno in parecchi, come facciamo noi.
Quest’anno Elisabetta portò il suo nuovo compagno, Federico: si rivelò una persona conviviale, allegra e pronta alla battuta. Il suo fare garbato ci prese immediatamente, e durante la serata fu piacevole conversare con lui. Fatale, ad un certo punto, la domanda sul suo lavoro e lui ne approfittò per attirare l’attenzione di tutti raccontando di una sua individualità:
«Non è la mia attività di cui vorrei parlarvi adesso, ma una particolarità che le è annessa. Sapete, io tutti i giorni vado al lavoro di mattina presto percorrendo sempre la stessa strada; la sera – alla fine del mio turno di lavoro – torno percorrendone sempre un’altra, diversa da quella che ho percorso la mattina. E tutti i giorni faccio così: la mattina “quella” strada, la sera al ritorno “l’altra”. E c’è un motivo valido, per questo» e sorrise compiaciuto, come se sapesse che noi tutti avevamo come denominatore la passione per risolvere le situazioni all’apparenza complicate.

Fu l’innesco di una specie di gara: erano tutti attratti, tutti con l’orecchio teso e le meningi in funzione per risolvere l’arcano.
«Facile» Antonella ruppe gli indugi «ti accompagnano due persone diverse, che abitano in due posti diversi!»
«Vado al lavoro da solo» le rispose Federico. Elisabetta fu compiaciuta di questa attenzione che il suo compagno riusciva a calamitare e mi accorsi che seguiva la conversazione ammiccando un sorriso.
«Beh, non vedo tutto questo mistero» ammise Renata con una certa nonchalance «La sera, prima di tornare, fai la spesa o qualsiasi commissione in un negozio che sta sull’altra strada»
«No, no, no… Ne convieni che sia troppo facile?”
«Ok, io ci sono» sentenziò Diego «fai l’autista di pullman di linea o di tram e sono diversi i posti dove inizi e finisci il turno di lavoro: quindi le due strade sono le più corte per andare a casa o tornarci»
«Neanche questo» ammise Federico «il mio lavoro non c’entra nulla»
«Quindi per andare al lavoro potresti prendere un mezzo pubblico e per tornare un altro, su una linea diversa… Magari perché torni tardi e sono rimaste linee attive solo sull’altra strada» propose Laura.
«Aspetta!» sostenne Riccardo «Potrebbero essere due linee di due enti diversi: per esempio all’andata prendi la metro e al ritorno te la fai in tram»
«Sappiate che uso la mia macchina sia all’andata che al ritorno: e a me piace guidare»
Paolo chiese «Cosa determina la scelta delle strade?»
«Questo dovrete indovinarlo voi…» sorrise «Io vi dico solamente che la posizione della casa dove abito è uno dei fattori determinanti»
«A-ha! Trovato!» esclamò Giulia «Abiti vicino al mare e la strada che fai la mattina è allagata dalla marea la sera, e quindi sei obbligato a percorrere un’altra strada!»
«Molto, molto suggestiva e interessante, come soluzione» rispose Federico « ma non è il motivo della mia scelta: anzi, posso suggerirti che vivo molto, molto lontano dal mare»
Fu in quel momento che ricordai di averlo visto quando entrò a braccetto con Elisabetta, e notai la sua camminata come se andasse in barca. E capii. Chiesi la parola, provai a dare la mia spiegazione e con gli occhi sorpresi Federico – indicandomi – esclamò: «Ma bravo!». Pian piano un applauso partì e chi mi era vicino abbondava di pacche scherzose sulle spalle. Non ero neanche sicuro che fosse la soluzione giusta, ma era la più probabile. Come il mitico maggiordomo Henry dei Vedovi Neri di Asimov, ho aspettato che tutte le soluzioni più probabili fossero eliminate e… un pizzico di logica.
A proposito… Avete capito anche voi, no?

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