Ma che dilemma è?

“Parlo, parlo, parlo… ma mi ascolti?
La tua espressione assente mi fa perdere il filo del discorso, mi distrae.
Te ne stai lì in poltrona appoggiato mollemente in attesa che ti spieghi il motivo del mio ritardo, ma mi sembra che non te ne importi nulla.
Vuoi saperlo o no?”
“Dimmi, dimmi, ti ascolto”
Lui continua a guardare il soffitto quasi aspettasse una risposta dal cielo.
“Sono qui, guardami mentre ti parlo… mi sembra di parlare al muro.”

“Ho corso per arrivare in tempo, sono trafelata e mi sento una stupida per averlo fatto”
“Potevi muoverti prima.”
“Ero immersa nella scrittura del mio ultimo libro e…”
“Ah, ma davvero?”, sarcastico.
Ci tenevo tanto a questa serata, ma lui è così indisponente che quasi quasi me ne vado.
“Vado via, fatti sentire tu”
A questo punto si alza, mi si para davanti e con un gesto della mano mi invita all’uscita.
“Prego, vai pure se vuoi”
“Se voglio? Prima mi chiedi dove sono stata e poi… mi ignori”
Ha la fronte corrugata.
Oddio, pensa!
Non mi crede o cerca una scusa per darmi il benservito?
“Allora vado?”
Sono in balia dell’incertezza più assoluta.
Mi guarda e finge un dispiacere che non prova.
Non c’è dubbio; il suo non è un arrivederci.
Mentre mi chiudo la porta alle spalle sento la suoneria di un cellulare.
Sarà un’altra?
Può essere… oppure no?
Ma che dilemma è?
Mentre scendo le scale una risposta me la do.
Sono una stupida.
E questo è sicuro!

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