Come limo in fondo al cuore di Giovanna Armenio

Alla fine
il messaggio che volevo mandarti
non l’ho inviato.
Ci ho provato.
L’ho scritto,
l’ho riletto un paio di volte,
ma poi mi è mancata l’ultima briciola di coraggio per premere invio.
Ho riscritto e cancellato di nuovo tutto
almeno dieci volte.
Con addosso la paura di straparlare.
Con la consapevolezza che,
come in stazione,
è vietato oltrepassare certe linee.Ho fantasticato.
Forse anche tu volevi fare lo stesso,
forse anche tu mi pensavi
e volevi farmelo sapere,
ma vedendo la dicitura “sta scrivendo” ti sei fermato.
Magari ti sei pure accomodato sul letto ad aspettare,
a vedere che scrivevo e cancellavo,
riscrivevo e cancellavo ancora.Volevo parlarti di cose che non hanno un nome, di cose che nel corso della vita

si accumulano, come limo, in fondo al cuore.
Volevo parlarti di cose che non si posso esprimere,
perché non troveremmo parole adatte per farlo.
Eppure,
nel momento in cui ho iniziato a scriverti,
le parole sono sgorgate facili e veloci,
come se fossero state inventate in quel momento
solo per te.E quindi ti penso
ma non ti scrivo.
Non ti scrivo neanche “ciao”
“come stai?”,
“che impegni hai oggi?”.
E mi manca saperlo.
Ma non ti cerco perché tu hai la tua vita
e va rispettata.
E questa vita non include me.
E se anche tu lo volessi
non oseresti mai trovarmi un posto nella tua realtà
perché sai che ti direi di si.
Ti direi
ancora e sempre si.

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