Al chiaro di Luna

La mia non è una storia fiabesca come quelle della Disney, non ha tutta quella sfarzosità e di certo è meno elaborata.
Il mio nome è Claudia e quando ero piccola i miei genitori erano molto poveri e non molto etici direi.
Cercavano di guadagnare denaro burlando e truffando il prossimo e molte volte includevano me nei loro giochetti.
Purtroppo si sa a volte a giocar troppo con il fuoco si rischia di bruciarsi e così è stato per la mia famiglia.
I debiti, i ricatti da parte dei creditori e usurai fecero si che i miei genitori, disperati, chiedessero aiuto proprio a chi non avrebbero mai dovuto chiederlo, ovvero a Mister Moremort.
Vociferavano parecchie storie su questo uomo, come ad esempio
che si fosse arricchito per affari loschi dove c’entravano anche defunti, chi diceva anche che avesse rapporti con l’aldilà, chi invece non voleva nemmeno nominarlo per paura di eventuali ripercussioni, chi non sapeva nemmeno della sua età e ipotizzavano che avesse 100 anni; insomma tante voci ma nulla di chiaro, di certo, personalmente, se fosse dipeso da me, non ci saremmo mai e poi mai rivolti a quest’uomo, anche se solo per puro giudizio, visto la nomea che portava in paese.

Fu così che in gran segreto, in piena notte, ci recammo nella sua dimora; ai miei occhi era del tutto tetra e spaventosa e proprio lì, i miei genitori chiesero un immenso prestito a Mister Moretmort.
Il signore conoscendo la nostra reputazione decise di aiutarci ma ad un solo prezzo, ovvero che nel caso in cui i miei genitori non avessero ripagato interamente il loro debito avrebbero dovuto cedere una cosa molto grande e preziosa, la mia libertà.
Prima di dare il loro consenso, mia madre e mio padre, rimuginarono molto sulla decisione da prendere, io ero completamente all’ oscuro del loro folle piano.
In maniera incosciente e guidata da un folle istinto i miei genitori accettarono.
Prima di allontanarci da quel lugubre posto , Mister Moremort, anche in mia presenza, proferì un ultima e sentenziosa frase: “ Ci rivedremo qui precisamente al diciottesimo compleanno della piccola Claudia, il tutto sarà terminato ed il patto sciolto esattamente durante il Chiaro di Luna di quella sera”.
Ovviamente non capii nulla di quella frase e in un silenzio di tomba ci allontanammo da quel maledetto posto.
Passarono i mesi e poi anni, inizialmente pensai sul serio che qualcosa fosse migliorata nell’atteggiamento dei miei genitori, ma si sa, il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Al mio sedicesimo compleanno la situazione precipitò drasticamente.
I miei genitori a furia di litigare si lasciarono e mia mamma si ammalò gravemente; finalmente io decisi di svoltare la storia della nostra famiglia e iniziai a lavorare in una pensione diventandone a distanza di mesi la locandiera.
La mia paga non era gratificante ma bastava per ricominciare, con sacrifici, una nuova vita e soprattutto curare le spese mediche di mia mamma, visto che oramai mio padre da bravo “insensibile” qual’era, decise di lasciare al nostro destino me e mamma.
A me non dispiaceva assolutamente di occuparmi di lei e di lavorare in quel posto e così riuscii a togliermi le mie prime soddisfazioni e soprattutto rendere mia madre fuori pericolo di vita.
Dal mio diciassettesimo compleanno, il mio locale iniziò a riempirsi di gente losca e poco affidabile e da voci di corridoio colsi che quelli erano i ceffi mandati in circolo dal signor Moremort.
Avevo un vago ricordo di quello che era accaduto anni prima in quella dimora e soprattutto sapevo che i miei genitori non riuscirono a risarcire il debito con il signor Moremort.
Temevo per la mia incolumità e per quella del mio unico affetto rimasto e decisi di non vivere nel terrore ma bensì di affrontarlo.
Incurante delle dicerie su quell’oscuro uomo decisi di recarmi da lui armata di rabbia e coraggio e offrirgli tutto quello che avevo racimolato dal mio modesto lavoro sperando che bastasse.
Il caso volle che quella sera era la sera della vigilia del mio diciottesimo compleanno, ricordavo bene la strada che portava in quell’angusto posto e senza difficoltà ci arrivai.
La grande cancellata della dimora era spalancata quasi come se il misterioso signore avesse previsto il mio arrivo e finalmente il momento atteso arrivò.
Alzai lo sguardo e da una maestosa rampa di scale incrociai il suo, era la prima volta che guardavo senza timore il suo viso e non mi parve così tetro in fondo.
Abituata a non fidarmi delle apparenze buttai dinanzi la sua sagoma, oramai arrivata vicino alla mia, un sacchetto contenente monete e gioielli di famiglia.
Si avvicinò ancora un po’ ma senza badare al sacchetto e mentre procedeva il suo volto, stranamente disteso e sorridente, era illuminato dal chiaro di Luna.
Mi porse la mano, io affascinata dal tutto, non riuscii a fare a meno di porgergli la mia e mi condusse in una stanza dove sul letto a baldacchino vi era un foglio con su scritto:
“Il chiaro di Luna ci ha fatto incontrare ed ora il chiaro di Luna legherà per sempre il tuo destino al mio”.

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