Sguardo di Speranza

Fuori Concorso

La piccola Gaia dormiva in un sonno profondo nel letto dell’ospedale, a seguito del calmante che alleviasse il suo dolore. A soli sei anni un brutto male rischiava di calpestare la sua vita, senza lasciarle speranza di continuare a trascorrere il resto dei suoi giorni tranquilla, felice e soprattutto in modo normale. Sua madre si era ormai consumata come cenere in quella stanza accanto a lei, vedendo tanta sofferenza nella sua bambina e non poteva che sentirsi inerme di fronte a quello che le stava accadendo. C’erano giorni che investivano Gaia con intenso dolore e scatenando attimi densi di agonia per tutti, altri invece in cui gli spasimi le lasciavano un pò di tregua e lei era sempre pronta a rubare un sorriso a chi le stava accanto, con la sua vitalità, leggerezza e purtroppo ignara di tutto. Sapeva che da lì, a pochi ma indefiniti giorni, tutto sarebbe finito; in realtà nessuno aveva ancora trovato il coraggio di dirle la verità, una verità che contava le sue ore su una orribile clessidra. Ormai i giorni si stavano consumando e nel momento in cui anche gli ultimi granelli di sabbia sarebbero caduti giù, il buio totale sarebbe sceso per sempre negli occhi della piccola. Sua madre la guardava affranta piangendo di nascosto o mentre dormiva; ormai passava le sue giornate logorandosi la mente e domandandosi ripetutamente perchè stava accadendo tutto ciò proprio alla sua bambina e non invece a lei, che aveva tutto il diritto di strapparla da quel tormento. Sensi di colpa invadevano la sua mente e il suo cuore, sentendosi così inerme di fronte ad un destino tanto crudele che aveva scelto una strada diversa da percorrere, ripida e con segni di speranza simili ad una fiamma che da ardere intensamente, andava via via spegnendosi completamente.
Era un venerdì e Gaia era in ospedale con la zia, offertasi di sostituire la madre ormai priva di forze, convincendola a riposarsi almeno qualche ora, per quanto riuscisse a farlo. Erano le tre del mattino e il telefono ruppe il silenzio in casa con il suo squillo risonante. Chi poteva chiamare a quell’ora se non qualcuno dall’ospedale? Strappata dal suo dormiveglia, il cuore di madre prese a battere impazzito nel petto, balzando dal letto in preda ad un’ansia disperata; la donna alzò il ricevitore con terrore, ricacciando indietro allo stesso tempo, quel brutto pensiero, quella frase che mai avrebbe voluto sentire dall’altro capo del telefono.
“Pronto?”disse tremando.
“Signora, chiamiamo dall’ospedale, venga qui in fretta”.

* * * * * * * * * *
“Mamma ho raccolto questi fiori, sono per te. Ci sono tutti i colori, ma il mio preferito è il giallo, come il sole”.
“Gaia, non correre troppo, potresti stancarti”.
“Sto bene mamma, non preoccuparti, torno a giocare”.

“Mi chiamo Luca. Sono trascorsi novanta giorni da quella telefonata in piena notte e dal mio tragico incidente, ma per me è come se il tempo passato sia stato l’attimo di un battito di ciglia. Mi guardo intorno, confuso e curioso allo stesso tempo. Il verde immenso del parco, con i suoi innumerevoli giochi e colori, invadono ogni mio pensiero felice. Ci sono tanti bimbi che giocano a rincorrersi in mezzo ai fiori e piante di ogni specie. Due altalene fanno da attrazione più ambita lì, vicino a quel laghetto abitato da cinque papere e un cigno dalle grandi piume bianche. Più a destra, scivoli, cavallucci a dondolo e giostra con sedie girevoli, accompagnano risate e urla dei piccoli ed io non posso che guardarli incantato, per quanta meraviglia possono sprigionare le loro vite. Poi volgo il mio sguardo e mi soffermo su di lei, Gaia. Sorrido nel vederla correre, andare e ritornare verso la panchina incontro alla sua mamma, che in preda alla gioia apre le braccia per accoglierla nella sua stretta più dolce e tenera che solo un genitore può donare al proprio figlio, unita a tanti piccoli baci. La osservo da qui, dall’alto del cielo e sorrido guidando ogni suo passo. La morte ha sottratto la mia anima al mondo e posta qui, nel paradiso celeste e orgoglioso come non mai, ora sono stato scelto per essere il suo angelo custode. La seguo con il mio sguardo mentre gioca spensierata con gli altri bimbi e la gioia che provo nel vederla sorridere è indescrivibile. Mi rallegra sapere che il mio viaggio a miglior vita non è stato vano, i miei occhi non si sono chiusi per sempre, ma continuano a vivere in lei e a vedere per lei. Gaia potrà ammirare ancora il mare, i prati, l’arcobaleno, i sorrisi e tutto ciò che di bello Dio può regalare sulla terra. Questo non può che riscaldare il mio cuore.
Da quassù, fra l’azzurro e le nuvole, io continuerò a vegliare su di lei e a guardarla attraverso gli occhi della mia anima, felice di vederla aperta alla vita, una vita che vivrà per il resto dei suoi giorni, attraverso il mio sguardo di speranza.”

8 Comments

Comments are closed.