Amica Solitudine

Le giornate per Lino erano meste e malinconiche, un susseguirsi di ore tutte uguali, scandite dalle varie movenze giornaliere, un tran tran che ormai conosceva bene.
Il suo appartamentino, in fila con tanti altri, si affacciava al sole per buona parte del giorno, ma quel sole ormai non riscaldava a sufficienza il suo cuore e la sua mente.
Solo da molto tempo non aveva più cercato compagnia di nessun genere, e la solitudine ahimè, aveva preso possesso della sua vita.
Avrebbe sì, voluto qualcuno con cui scambiare qualche parola, ascoltare musica, fare una passeggiata, ma tutti erano troppo occupati o lontani.
Pregava.
Aveva imparato a farlo negli ultimi tempi, proprio lui che non era stato così tanto credente…
Lo faceva a modo suo, parlando a un Dio a cui non sapeva dare un nome ben preciso e a cui si rivolgeva come ad un amico.

Un caro amico a cui si racconta la giornata, a volte bella a volte brutta.
A volte solo noiosa.
Guardava spesso il telefono in attesa di uno squillo, nella speranza che qualcuno sbagliasse numero, ma si accorgesse che lui c’era, che Lino era lì ed avrebbe risposto con tutta la gentilezza e la gioia che aveva in corpo.
Guardava spesso anche dalla finestra, i pochi passi di un vialetto che conduceva alla sua porta, delicatamente ornata di fiori o decorazioni per le varie ricorrenze annuali.
Ma sembrava che tutti si fossero scordati di lui, persino il postino ultimamente non suonava più al suo campanello e la pochissima corrispondenza veniva lasciata sotto lo zerbino.
Quella sera, una come tante, Lino si accomodò sulla poltrona, tra le mani il quotidiano del giorno, un forte temporale lo tenne sveglio a lungo, poi esausto, si coricò.
I fulmini rischiaravano la stanza, Lino cercava di assopirsi tra bagliori e tuoni.
Il telefono iniziò a squillare, squillare…una, due, tre volte…
“Pronto…” pronunciò Lino con il cuore a mille,”pronto…”
Una voce femminile incominciò a parlare, prima timidamente, poi con voce sempre più sicura.
Parlarono del più e del meno, delle cose che amavano e che odiavano, come fratelli, come amici.
Senza dire il loro nome, mentre il temporale via via si spegneva e lasciava il posto ad una coloratissima alba.
Le loro voci si fecero sempre più fievoli e lontane, finché Lino appoggiò il ricevitore restando per alcuni istanti a fissarlo, incredulo.
Si era fatto giorno e non se ne era neppure accorto!
Lino fece una rapida doccia, bevve un caffè ed iniziò la sua giornata, il pensiero rivolto a quella telefonata e solo ora si rendeva conto che di quella donna non conosceva neppure il nome, tanto meno il motivo di quella chiamata.
Finì le commissioni e passò a comprare il giornale, un crocchio di persone stavano commentando il temporale della sera prima.
“Da un po’ non faceva un temporale così forte!”
“Hai ragione Gino, pensa che infondo alla strada ha staccato alcuni cavi della linea telefonica e per tutta la notte siamo restati senza la possibilità di comunicare…” disse un suo vicino di casa.
“Meno male che i tecnici sono già intervenuti…” replicò un altro.
Si voltò, una squadra di operai stava lavorando ad una centralina a pochi metri da lì.
Si ammutolì.
Quasi strappò il giornale dalle mani dell’edicolante lasciando sulla mensolina portamonete alcuni spiccioli.
Di fretta si chiuse in casa: non aveva sognato, era tutto vero…almeno così gli era sembrato.
Che stesse impazzendo?
No. Non ci voleva pensare.
Ma allora… chi era quella donna?
Si era immaginato tutto?
I giorni a seguire passarono lenti e normali.
Le notti silenti e malinconiche.
Aveva preso l’abitudine di assopirsi in poltrona, vicino al telefono che tornò ad essere taciturno.
Fino a quella notte in cui il campanello della sua porta parve resuscitare all’improvviso facendolo sobbalzare dalla poltrona.
Si alzò di scatto, aprì la porta con il batticuore, ma oltre la soglia non c’era anima viva, solo una tenera brezza gli scompigliò i capelli.
Guardò attorno pensando a qualche piccolo monello trasferitosi di recente nel quartiere.
Non si sarebbe arrabbiato, anzi, una tazza di thè e qualche biscotto avrebbe risolto il problema.
Il nulla.
Passò una mano sulla fronte e richiuse la porta.
La sua preoccupazione aumentò il giorno successivo quando l’elettricista passò a controllare i campanelli…
I vecchi dubbi tornarono più tenaci di prima, ma non gli importava, ora sapeva che qualcuno pensava a lui, angelo o demone, poco importava.
Non era solo.
E gli squilli notturni divennero suoi amici…

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