Supplizio

Sono mesi difficili, per chiunque.
Eppure la gente mi passa davanti sorridente, le signore impellicciate, i signori distinti salutano calmi.
I macchinoni parcheggiati occupano il doppio dello spazio disegnato nel posteggio, di fronte alle porte.
E i carrelli sfilano pieni davanti ai miei occhi, senza alcun contegno e senza alcun ritegno. È il 30 che tutto si risveglia in una corsa frenetica a riempire la dispensa.
Eppure dopo il 15 del mese la gente sfittisce e le code alle casse non esistono più. I carrelli si trasformano in cestini e i cestini si smorzano fino ad essere tre misere cose tenute in mano, neanche la borsina si acquista più.
Si da fondo al portafoglio per trovare gli ultimi euro rimasti, incastrati fra le pieghe del portamonete.
Eppure ogni singola spesa scivola via come se nulla fosse cambiato, come se ognuno di noi si nascondesse dietro quel velo di fottuto ego, in cui non si deve far conoscere agli altri quanto questo schifo ci ha reso impotenti e piegati in ginocchio.
Una maschera vuota, piena di oro e perline senza una valore da poter impegnare.
E intanto al 25 del mese si mostra il deserto.

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