È solo un addio

settimo“Mi dai cinque gettoni per il juke-box?”

L’estate del novantadue sta finendo, stiamo diventando grandi e sappiamo benissimo che non ci va. Penny è una forza della natura: all’apparenza solida come una catena montuosa, in realtà fragile come un costone roccioso al cospetto di un terremoto; luminosa più del sole ferragostano e cupa da fare invidia al buio delle fosse marine, allegra come una giornata primaverile sulle rive di un fiume e malinconica al pari di certe piogge autunnali; buffa come una nuvola e piena di vita come il mare in tempesta, niente e nessuno poteva distoglierla quando la curiosità s’impossessava di lei.

La conosco da quando eravamo piccoli, siamo diventati col tempo fratello e sorella: quando sapevo che arrivava con la sua famiglia da Milano, per l’estate versiliana, per me il sole estivo appariva dal casello autostradale.

Ad un certo punto me ne sono innamorato, un paio d’anni fa. In silenzio, piano piano sempre di più… Se ne sono accorti tutti: per prima lei, poi gli amici, persino i baristi nei locali che frequentavamo. Era impossibile non innamorarsi di lei, era impossibile anche non farlo trasparire. Ma lei non voleva saperne.

Ieri l’altro Penny mi ha chiamato al telefono dicendomi “Vieni stasera al Tritone? Ho qualcosa di importante da dirti…” e all’ora fissata ero lì, nella nostra postazione, sempre quella davanti al Juke-box; la musica accompagnava le scorribande estive e Mango era la nostra colonna sonora. Si è avvicinata, mi ha guardato e mi ha sorriso.

“Cosa vuoi ascoltare?”
“Sorprendimi” le ho risposto, ammiccando anch’io un sorriso.

Ha fatto altri due passi verso la macchinetta, ha appoggiato una mano sopra e con l’altra ha infilato il gettone; quattro click sulla pulsantiera e la musica ha abbracciato tutta la veranda:

“♫ Bianco e azzurro sei ♫ con le isole che stanno lì ♫ le rocce e il mare ♫ Coi gabbiani, ♫ Mediterraneo da vedere ♫”

Si è girata verso di me e ha volteggiato come un’odalisca, guardandomi e avvicinandosi sempre di più: quella danza l’ho “sentita” per me, per un attimo sono stato “suo” come avrei voluto.

“♫ Siedi qui ♫ e lasciati andar così ♫ lascia che ♫ entri il sole dentro te ♫”

Conoscevamo a memoria quella canzone; proprio su queste frasi si è seduta davvero “qui”, sulle mie ginocchia, mi ha preso il viso tra le mani e mi ha baciato. Il bacio che volevo da due anni, il bacio più dolce della Storia, il bacio che mi ha lasciato fermo come un manichino della Standa.

“Ti ho sorpreso abbastanza?”
Aveva organizzato tutto nei minimi dettagli ed era lì, col viso a un paio di labbra dal mio a compiacersi della riuscita della scena. Sorprendermi? Non stavo capendo più nulla! Non sono riuscito neanche a risponderle, l’ho guardata inebriato come se avessi bevuto una riga di B52. La canzone terminava e, dopo qualche secondo, partiva la seconda scelta:

“♫ Lei verrà, ma d’estate ♫ lei verrà perché io aspetto già ♫”

L’ho abbracciata e l’ho baciata come da tempo volevo. L’estate permette sere fantastiche dove con gli amici si va a suonare nei locali e, sere stupende, dove ci si fuma una Marlboro in spiaggia e si parla di musica e di donne; quella sera, con Penny tra le mie braccia e Mango a fare d’atmosfera, mi sono sentito alle porte del Paradiso.

Sono passati due giorni da quel momento, intensi e dolci quanto l’azzurro del mare al largo prima di diventare verde. Due giorni dove desiderio, voglia e amore si sono magnificamente intrecciati in ogni nostro momento.

“Vieni stasera al Tritone? Ho qualcosa di importante da dirti…” mi ha chiesto stamattina al telefono… Come rifiutare? Sono qua, seduto sulla nostra postazione già mezz’ora prima del dovuto. Sembrano non passare più, questi trenta minuti… Eccola: appare sulla veranda col suo solito passo sinuoso, bella come un’onda ma con un’espressione triste. Si siede accanto a me.

“So come sono fatta…” esordisce con la voce più scura che ha “Sono libera, mi sento libera da sempre, e non voglio farti soffrire perché ti voglio bene: per questo è meglio che ci lasciamo. Non sono la donna adatta a te, staresti più male che bene con me. E io non voglio farti del male”

La guardo come se vedessi un alieno: mi sento devastato, non riesco a dire nulla se non un “Vai via!” con le lacrime frenate a stento. Mentre s’incammina verso l’uscita della veranda, lascio andare i freni… Non è possibile…

Non so quanti minuti sono passati, sono ancora seduto qua a contemplare la sera più maledetta della mia vita. Meccanicamente vado dal barista, gli metto sul bancone un foglio da mille e gli indico il juke-box; ha capito tutto e mi mette i cinque gettoni direttamente nella mano. La distanza dalla macchinetta sembra enorme: ci appoggio una mano sopra, infilo il gettone e con quattro click scelgo una canzone, una sola. Torno a sedermi sul divanetto e mi accendo la sigaretta, ma non serve a frenare tutte le lacrime che avevo…

“♫ È solo un addio ♫ credimi io non ci penso mai ♫… Forse perché ti credevo felice così ♫ proprio così tra le mie braccia…♫”

29 Comments

    • jol oscar

      Voto questo testo. Leggero, poetico e capace non solo di rievocare la musica della mia giovinezza, ma perfino di farla apparire sotto nuova luce.

  • marina

    Musica e maestria più un velo di inquietudine. Non aggiungo altro. C’è tutto in questo testo.Bravo

  • Stella

    Voto questo testo. Mi ha emozionato tantissimo. Un racconto che rispecchia tante nostre realtà, compreso il ricordo delle canzoni legate ad alcune persone.

  • luisa cagnassi

    Voto questo testo.
    Solo a pensare a mediterraneo, si scatenano miriadi di sensazioni e tu le hai magistralmente descritte. conoscenza della musica, dei sui valori le scale emotive si completano, si amalgamano via via che si legge. Sublime capacità descrittiva: mi trascina dentro le emozioni.

  • Maena

    Voto questo testo. In fondo ogni attimo della vita ha una sua personale colonna sonora, il protagonista vive attraverso le note di un juke box l’esplosione di un amore idealizzato e il suo immediato declino … complimenti Settimo Enigma ,davvero un bel racconto

  • Marina Litrico

    Struggente e magnifica la colonna sonora. Descrizione perfetta di “Quando finisce un amore” e “L’estate sta finendo” mentre, ripensandoci, in bocca si sente un sapore agrodolce e il rimpianto di momenti perduti illudendosi per un attimo che forse basterebbe poco per ritrovarsi.

  • Tiziana Cattaneo

    Io voto questo testo.
    È solo un addio. Uno struggente addio di chi è bisognoso di così tanto amore da temerlo. Penny,la ragazza che non sapeva amare.

  • Valeria

    Voto questo testo. Semplicemente stupendo, con una bellissima descrizione di lei, da invidia

  • Emma Fenu

    Io voto.
    Il ritmo, in tutte le accezioni, è perfetto.
    E’ un climax inverso, per questo più amaro e reale.
    E alla fine, sorprende, perchè i sogni infranti lo fanno, prima di prendere nuova forma, per sorprenderci, ancora e ancora.

  • harry

    Voto questo testo perché non è una sola storia, sono mille storie vissute da chi ha assaporato quegli anni,tutte uguali e tutte uniche. Complimenti.

  • Alberto Bianchini

    Volo questo testo. Ha saputo riportarmi a trent’anni fa e rivivere i freschi sentimenti di allora.

  • vanna

    voto questo racconto perchè le descrizioni dei caratteri e delle emozioni sono molto vive. Ciascuno può rivivere la sua prima potente cotta estiva !

  • mariateresa ferrario

    Voto questo testo,un racconto che mi ha fatto tornare alla mua giovinezza.

Comments are closed.