Villa Margherita

Tema: Olfatto

Fuori concorso

Il Professor Talano si alzò in piedi “Io ho qualcosa d’interessante da raccontare, ma si tratta di una storia incredibile e non vorrei essere preso per pazzo o per demente” “Ma no professore stia tranquillo, racconti pure”. L’uomo rassicurato si rimise a sedere.
“Ebbene signori, all’epoca avevo vent’anni, frequentavo architettura a Napoli e stavo tornando a casa per le vacanze natalizie. Arrivai a Carlera nel tardo pomeriggio del 21 dicembre, all’incrocio del Corso con via Solari, invece di girare a destra girai a sinistra e imboccai la discesa che porta a Villa Margherita. Quando arrivai davanti alla vecchia villa disabitata, mi accorsi con sorpresa che non era affatto disabitata. Tutte le finestre erano illuminate e nell’aria aleggiavano le note di una gioiosa canzone natalizia. Incuriosito mi avvicinai per guardare meglio.
Ha mai visto Villa Margherita Signora? Già allora era disabitata, l’edera aveva prepotentemente preso possesso di buona parte della facciata, eppure in quel momento tutto appariva in perfetto ordine, il giardino era curatissimo, l’intonaco scrostato era stato riparato. Pensai che i Corsetti, i vecchi proprietari della villa fossero rientrati a Carlera o che, cosa più probabile, l’avessero venduta. In quel momento una ragazza vestita d’azzurro usci sul portico e vedendomi alzò la mano in segno di saluto, risposi togliendomi il cappello. Lei mi fece segno di avvicinarmi. Entrai, percorsi il vialetto delimitato da basse siepi e arrivai sull’ampio portico.

“Buonasera signor Talano, si ricorda di me? Sono Anna Maria Corsetti. Giocavamo insieme da bambini” Certo che mi ricordavo, come dimenticarla? Ricordavo tutto di lei, persino il profumo di borotalco che percepivo, delicato e allo stesso tempo forte, tutte le volte che si avvicinava a me.
“Buonasera signorina” – risposi tendendole la destra – “non sapevo che foste ritornati a Villa Margherita”.
Entrammo e mi sembrò di essere tornato indietro nel tempo di oltre dieci anni.
Seduti in salotto cominciammo a parlare dei vecchi tempi, i giochi le risate e, perché no, i litigi.
In breve tempo tornammo a darci del tu. Mi raccontò dei sui studi, io le parlai dei miei progetti.
Mentre parlavo il sorriso sparì dalle sue labbra, per un attimo il suo sguardo si fece cupo, ma fu un attimo, un batter di ciglia, In quel momento percepii forte il suo profumo, quel profumo di borotalco che ben conoscevo.
“I tuoi genitori sono in casa? Vorrei salutarli”
“Sono andati in città a fare compere. Una di queste sere devi venire a cena con i tuoi genitori, sarà bello rivedervi tutti” Ancora quell’ombra, quel velo scuro davanti ai suoi occhi. Ancora una volta le mie narici furono solleticate dal profumo di borotalco. ”Non stai bene?” – domandai.
“Sto bene. Perché mi fai questa domanda? Anzi sono felicissima di averti rivisto.” Il tempo passò veloce e con dispiacere dovetti salutarla, ma le promisi che sarei andata a trovarla spesso finché fossi rimasto a Carlera. Mi accompagnò al cancello e prima che uscissi, inaspettatamente, mi sfiorò il viso con la mano. Una carezza rapida e leggera, ma quanto erano fredde le sue mani.
Cominciava a nevicare e mi affrettai a tornare a casa. Mille pensieri si affollavano, mille ricordi che fino ad allora sembravano perduti.
Appena entrato in casa i miei genitori e le mie sorelle non mi risparmiarono baci e abbracci. A stento riuscii a svincolarmi. Mia madre mi segui nella mia stanza e mi aiutò a disfare la valigia.
“Figlio mio sono felice di rivederti dopo tanti mesi, ma devo darti una brutta notizia. Ti ricordi Anna Maria Corsetti? Eravate sempre insieme da bambini.”
“Certo che mi ricordo! Oggi l’ho …”
“Non interrompermi ti prego. E’ così difficile trovare le parole. Ieri è arrivato un telegramma dei suoi genitori.”
“Un telegramma? Ma se sono…”
“Questo telegramma ci annunciava che Anna Maria è morta in un incidente d’auto”
“Ma che dici mamma? Sono stato con…” Non finii la frase. Che senso avrebbe avuto raccontarle una storia alla quale nessuno avrebbe creduto?
Eppure ne ero sicuro, non era stato un sogno. L’avevo rivista, ero stato con lei a Villa Margherita.
Il giorno dopo imboccai di nuovo la strada che porta a Villa Margherita. Arrivai davanti al cancello e rimasi impietrito. La casa versava in uno stato d’abbandono totale. L’edera aveva ripreso possesso della facciata, il cancello mostrava i segni del tempo e dell’incuria. Non c’erano dubbi, nessuno viveva in quella casa da molti anni. Non sapevo che spiegazione darmi. Forse in Autobus mi ero addormentato e avevo sognato. Doveva essere così. Mi apprestavo a tornare sui miei passi quando abbassando lo sguardo vidi qualcosa sbucare dalla neve recente. Un piccolo lembo di stoffa, lo raccolsi. Era un nastro azzurro, emanava un odore che conoscevo. Il profumo che avevo sentito la sera prima e prima di allora mille altre volte. Era il profumo di borotalco di Anna Maria.

11 Comments

Comments are closed.