Storia di vita

Tema: Libro

Cristina entrò nella stanza della biblioteca decisa ad accontentare Carlotta, sua figlia di quattro anni. “Mamma stasera mi racconti una favola nuova?”. Osservò la parete colma di libri, ricordando di avere una raccolta di venti fiabe. Farfugliò qualcosa ad alta voce, compiacendosi di ciò che vedeva davanti a sé. Una rapida occhiata e con soddisfazione ammirò i suoi libri scritti negli ultimi dieci anni. Diventare scrittrice era stato il sogno di una vita ed era una gioia immensa vederlo realizzato dopo tanti sforzi e sacrifici; leggere su ciascuno di essi il suo nome, non poteva che essere motivo di orgoglio per se stessa e per chi le stava accanto. La sua attenzione cadde su quello autobiografico, il primo, scritto quando aveva ancora tanta strada da fare e alle spalle tante delusioni per i ripetuti rifiuti da varie case editrici. Lo prese fra le mani e la puzza di polvere non le evitò uno starnuto sonoro che riecheggiò in tutta la stanza. Si grattò il naso e premendolo fra le dita in preda al prurito, notò che nonostante tutto, quel capolavoro sapeva ancora di nuovo. Tirando su col naso, la sua attenzione fece capolinea al prezioso oggetto, aprendolo subito alla ricerca di qualcosa. Con fare frettoloso ma sicuro, iniziò a sfogliare le pagine cercando una in particolare, che trovò subito. Iniziò a leggere come se non sapesse il contenuto, affascinata e desiderosa di mettere a tacere la strana curiosità, finta in realtà, perché conosceva ogni singola sillaba di quelle righe. Era il capitolo preso da una pagina di un suo diario, quando aveva dodici anni, in cui raccontava una delle sue giornate buie, colme di solitudine. Frequentava le medie e visse un’esperienza spiacevole che segnò la sua adolescenza, trascinandosi quel brutto ricordo per tanti anni. Vittorio, suo compagno dalle elementari, organizzò una festa riunendo tutta la classe, ma lei ovviamente non era nella lista degli invitati. Quello, fu un giorno da dimenticare. Ricordava di aver fatto di corsa la strada da scuola a casa per evitare il discorso con le compagne, che avrebbero discusso su cosa indossare. A differenza loro, lei poteva sfoggiare solo lacrime copiose in viso. La verità è che tutti la facevano sentire diversa, ma forse lo era veramente. Timida, razionale, in disparte da tutti, non faceva parte delle ragazze carine della scuola, anzi, era goffa e non vestiva alla moda. Inoltre, il fatto di dimostrare anni in meno rispetto alla sua età, non l’aiutava per niente. Ripercorrendo quei tristi ricordi, rilesse a voce alta una frase:”Non sono arrabbiata con Vittorio, la cosa che più mi fa male è essere insignificante e indifferente agli occhi degli altri; lui è solo uno fra tanti che conferma il mio essere emarginato, escluso da tutti, dalle amicizie; appartengo alle persone sole, destinate a rimanere così per sempre”. Istintivamente Cristina appoggiò il viso su quella pagina, come se per assurdo desiderasse rivivere quel momento. L’odore di fresco della carta faceva da cornice a quel ricordo che mai aveva dimenticato e desiderò che l’acidulo dell’inchiostro insinuatosi nelle narici, fosse uno degli attimi vissuti quel giorno di tanti anni fa. Non era più la ragazzina ingenua di allora, la vita l’aveva resa più forte e matura e avrebbe voluto dimostrare a tutti il nuovo modo di affrontare il mondo, senza timori, perplessità, inibizioni. Ma non era possibile. Scorrevano veloci quelle immagini, continuando ad odorare quella pagina nel tentativo di trasformare in realtà, ogni sensazione che arrivava alle narici, odore di acqua fresca che svaniva con il tepore del suo respiro. Non si rese conto di aver chiuso gli occhi e con un sorriso malinconico sfiorò con la mano quella pagina, quasi ad accarezzare quel ricordo bizzarro. Ad un tratto sentì tirare il vestito. “Mamma hai trovato la favola?”. Rispose con una graziosa smorfia al tenero gesto di sua figlia, che la guardò con occhi speranzosi. Di colpo sentì il rumore della porta aprirsi. “Sono a casa”. Carlotta andò incontro al padre, in preda alla felicità di essere presa fra le sue braccia. L’uomo iniziò a solleticarle la pancia e lei rise. Lui era dolce e premuroso, un padre perfetto e nonostante tornasse tardi a casa, non era mai stanco per dedicarsi alla sua famiglia. Cristina li raggiunse e Vittorio la salutò con un bacio. Carlotta sorrise felice e avvicinò il nasino al viso del padre. Cristina commossa da tanta tenerezza, si rese conto di aver trovato una nuova favola da raccontare, quella della sua vita, in cui c’era pura magia, perché incredibilmente vera. Avrebbe raccontato a sua figlia che il destino riserva sempre delle sorprese, che quando meno te lo aspetti, ti prende per mano e ti riempie di emozioni e chi ti ha inflitto un dispiacere, potrebbe diventare proprio colui che è lì, pronto a cancellare ogni tristezza, dubbio, dolore, lì per accendere speranza nel cuore, per dare vita ai sogni, trasformandoli finalmente, in realtà bellissime.

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