Lettera a me stesso

Caro Sebastiano,
ti scrivo per dirti che sono stato felice di averti incontrato oggi pomeriggio in quel baretto del centro.
Mi sei sembrato pimpante, ricco di energia, con le gote rosse dopo aver bevuto un bicchierino di buon vino insieme ai tuoi amici di sempre.
In realtà ti ricordavo diverso, con tanti capelli, magro ed atletico.
Ti ho visto, invece, più robustello,con i capelli radi e gli occhialetti da presbite.
Certo, caro amico mio, gli anni passano per tutti e tu non sei assolutamente un’eccezione, ma la cosa che mi ha colpito maggiormente è il tuo umorismo sempre brillante.
Amo la tua ironia, quel prenderti in giro perennemente e quel modo di osservare la gente attraverso le lenti del tuo vivere.
Scanzonato e vivace, amante della vita e raramente adombrato, mai chiuso nel guscio delle proprie tristezze.
Hai sempre sostenuto che la vita va vissuta pienamente, di respirare a pieni polmoni tutti gli eventi, gli amori, le tristezze, le delusioni, le gioie che inconfutabilmente la vita ti riserva.
Avrei voluto parlare a lungo con te ma eri circondato da tanta gente e non ho voluto introdurmi in quel giro d’allegria.
Mi misi in disparte e ti ho osservato per tutto il tempo, ascoltandoti e non profferendo parola alcuna.
Una volta giunto a casa, seduto alla mia scrivania, ho acceso il pc ed ho iniziato questa lettera.
Tu che mi conosci sai che io preferisco scrivere con la penna e, accantonato il computer, ho preso un foglio di carta ed ho iniziato a farlo, di getto. Sei l’amico di sempre, colui con cui mi sono aperto totalmente, il mio alter ego cristallino, l’immagine speculare di me stesso.
Sei stato la mano che mi ha spinto a scrivere centinaia di poesie, fiumi di parole che, inevitabilmente, hanno allagato le mie giornate ed accompagnato i miei pensieri notturni.
Ti ringrazio per questo, per essere stato in grado di fornirmi emozioni continue ed avermi dato la forza di continuare in un periodo in cui tutti sostengono che la poesia non è di moda, che nessuno la legge e tantomeno la compra.
Hai sempre sostenuto che la gente non ha voglia di soffermarsi a pensare.
Tutti vogliono metabolizzare e fagocitare in fretta anche ciò che ci potrebbe indurre alla meditazione.
Ed è per questo che continuo indefessamente a scrivere, noncurante del sentir comune, mettendomi a nudo quotidianamente.
Mi hai insegnato a pensare e ti ringrazio per questo, amico mio.

P.S. Spero che un giorno possiamo scrivere qualcosa a quattro mani.

Ti saluto affettuosamente.

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