esclusoLettera a me stesso

È notte e come sempre accade da un po’ non riesco a dormire, forse sarà questa tosse che ogni notte ha deciso di farmi compagnia, ma questa notte sembra un po’ diversa dalle altre, di solito condite da ricordi ed immagini del passato, no questa notte ho deciso di non alzarmi e scrivere una nuova poesia, un nuovo racconto o dei nuovi capitoli dei miei romanzi in attesa, no questa notte ho deciso di fare una cosa un po’ più difficile, scrivere a me stesso. –
In fondo per scriversi basta un foglio ed una penna, ma già so che scrivermi sarà doloroso ed ancora di più lo sarà leggere ciò che mi scriverò, mi alzo, infilo la trentennale vestaglia di lana, anche se è quasi primavera, l’immancabile tazzina di caffè vicina, ed inizio questa quasi auto tortura!

Caro Michele, ciao quasi tutte le lettere iniziano così, sto scrivendo a Michele ma anche ad Escluso lo so ed ecco la mia lettera che dopo spero avere coraggio e forza di leggerla!
Caro Michele
ho deciso di scriverti e partirò da quello che da un po’ di anni, non passa una settimana, che è la solita domanda che molti ti fanno, perché Escluso Mortimer? E la tua risposta è sempre la stessa, escluso mortimer si traduce in è escluso che io muoia, non perché io non voglia morire, destino purtroppo comune a tutti noi mortali, ma semplicemente perché escluso mortimer è un sogno ed un sogno non muore mai neanche quando si realizza, allora darà vita ad un sogno un po’ più grande e così via, già ed a questa cosa ci credi, in fondo sei un sognatore, lo sei sempre stato, e sai anche che non smetterai mai di sognare!
Ma ora sono io che ti sto scrivendo, e ti dico che hai scelto lo pseudonimo Escluso Mortimer, anche perché forse ti sei sentito sempre escluso e forse anche un po’ morto. –
Ti sei sentito escluso quando fin da piccolo ti fu negata l’innocenza dell’infanzia, quando in quell’asilo, una suora rimise da terra con le sue mani nella scodella il riso che avevi rimesso poco prima e ti costrinse a rimangiarlo, da allora odi il riso e nonostante la febbre alta scappasti via da quell’asilo e non ci tornasti mai più. –
Ti sei sentito escluso quando perdesti tragicamente, nella gioventù negata e bruciata troppo in fretta, la tua prima ragazza, che si tolse la vita perché non sopportò essere stata violentata dal padre, e per anni mai ti sei perdonato di non aver capito cosa succedeva in quella casa e di non essere riuscito a salvarla, ma lei teneva nascosto tutta quell’infamità per non dare dolore a me né al suo unico fratello. –
Ti sei sentito escluso, quando pur sapendo di dare un dolore a tuo padre, decidesti di abbandonare la scuola al quarto anno di ragioneria, ma quella scritta a penna rossa FUORI TEMA non potevi accettarla, sapevi era l’ennesima ingiustizia, e preferisti partire per militare, forse anche per cercare di dimenticare quel dolore che ormai era eterno in te. –
Ti sei sentito escluso, quando in quell’alluvione, a chilometri e chilometri da casa tua, riuscisti a salvare da quelle acque due bambini ma non il terzo che ti morì fra le braccia, e ti chiedevi quasi urlando perché proprio a lui così piccolo e indifeso? Già perché? Come se dovesse esserci sempre un perché per ogni cosa, purtroppo a volte le cose accadono senza un perché e fanno male, tanto male. –
Ti arruolasti tempo dopo in un corpo di polizia, solo perché forse non volevi tornare in una casa ed un paese che ti ricordavano solo dolore, ti tuffasti nel tuo lavoro e senza l’aiuto di nessuno raggiungesti un alto grado in poco tempo, e addirittura ti destinarono al comando di un ufficio importante, dove conoscesti un uomo, anche se per poco tempo ma abbastanza per non dimenticarlo mai, che ti insegnò praticamente e non teoricamente , il principio di giustizia e legalità e ne facesti tua base di vita.-
Ti sentisti escluso quando capisti che figlio unico non significa essere viziato, ma significa essere eternamente soli e costretti a non poter confidarsi né con un fratello o una sorella e fare continue rinunce e dovesti rinunciare a quell’ufficio quando il male maledetto colpi tuo padre ed anni dopo anche tua madre, e poi quel terremoto che ti dette la mazzata finale.
Ma se ti chiedono come stai? La tua risposta è sempre la stessa, sto bene, inconsciamente lo fai per non dar dolore a chi ti vuole bene, e forse anche per questo ti senti escluso magari da quella marea di malati immaginari che ti dicono di avere tutte le malattie di questo Mondo e solo per avere la tua attenzione e che neanche possono immaginare che forse si stiano peggio di loro e realmente. –
Di mazzate e tradimenti ne hai subiti tanti, ma devi essere fiero di te stesso perché quell’escluso sei riuscito a farlo diventare incluso nel cuore e nell’anima di persone vere. –
Posso finire questa lettera in un solo modo, chiedendoti di non cambiare mai, di continuare a scrivere e non smettere mai di sognare e dicendoti una cosa che molto poco diciamo a noi stessi e dovremmo dircela più spesso, Ciao Michele, ti voglio bene!

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