matteiLascia che sia

Eccoti qui. Non ti vedevo da tempo. Troppo. Non spreco il tempo a specchiarmi, non ne ho voglia, non m’interessa, ma oggi ho alzato gli occhi con lo spazzolino tra i denti e la schiuma e ti ho visto lì, riflessa nella specchio: chi diavolo sei? Non ti riconosco mica. E quella sottile ragnatela intorno agli occhi cosa diamine è? Quei segni intorno alla bocca non li ricordo, quando sono arrivati a distorcere quello che era un sorriso accattivante, sfolgorante. E quello sguardo. Quando è cambiato così tanto? E’ duro, una lama d’acciaio. Non è solo il tempo, no, è qualcosa che ti ha travolto come un treno in corsa e ti ha lasciato ancora in vita. Sei sicura di questo vero, perché a me non lo sembri più di tanto.

A forza d’indossare una maschera non so più chi sei, chi sono, e la corazza è talmente serrata che spesso impedisce anche di respirare, ma sappiamo bene, tu ed io, che altrimenti non sarebbe possibile fare.
Le persone come noi, cara anima mia, non sono fatte per questo mondo: troppo vere, troppo sensibili: diamo il cuore per un amico, daremmo un braccio senza pensarci due volte e ci ritroviamo sempre, sempre, a leccarci le ferite. Perché noi due pretendiamo moltissimo da noi stesse: l’onore, l’onestà, la parola data, il rispetto, la buonafede; lo diamo senza paura e senza tirarci mai indietro, ma dietro non torna mai. E allora ti svegli una mattina e decidi che o soccombi al male intorno a te, o asfalti queste persone senza lasciarne più traccia o fai come facciamo noi due: indossi una bella maschera, una di quelle adatte a tutte le occasioni, ai ruffiani, a chi cerca solo consensi, a chi si crede di avere la verità in tasca, a quelli che ti fanno sentire una deiezione canina, a chi con una parola ti lacera il cuore e poi non è all’altezza di sopportare un contraddittorio, a quelli che si credono seduti su un trono e dispensano giudizi stridenti come fossero assisi sulle nuvole alla destra del Padre, a quelli che ti spremono come un limone e poi buttano la buccia ormai inutile. E allora decidi di ignorarli, di cancellarli dalla tua mente e dalla faccia della terra come una gomma cancella un brutto scarabocchio. Non ci va più di perdere tempo con un’umanità che non ci piace, che non conosce il significato di quei valori nei quali noi crediamo: vogliono essere presi per i fondelli? Eccoci qui, io e me stessa siamo pronte, capaci all’occorrenza di rendere pan per focaccia, talmente bene che nemmeno se ne rendono conto e qualora ne saranno in grado, sarà troppo tardi.
Ti sei pettinata bene, i capelli biondi raccolgono i raggi del sole e li riflettono, gli occhi castani ( miele d’autunno li definì un vecchio corteggiatore bello come un dio greco, perché mai l’ho respinto?) dallo sguardo malinconico e tagliente, ecco, rimettiti l’armatura, lascia che ti sistemi bene la maschera sul viso: sei pronta. E lascia che sia.

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