Mai perso

Il sole caldo di Luglio abbracciava le distese di terra, i prati, gli alberi e ogni meraviglia della natura.
In quel periodo dell’anno, la casa in campagna veniva immersa dalle meravigliose ginestre, che con il loro giallo intenso, sembravano essere parte del sole.
A venti giorni dalla perdita del nonno, Carola si era trasferita lì con i genitori. Tredici anni, capelli lunghi castani ricci, carattere ribelle ma introverso; spesso sembrava scontrosa, ma aveva un animo buono e gentile. Era stata molto legata a suo nonno e la sua scomparsa fu per lei un brutto colpo. Adorava trascorrere del tempo con lui; spesso passavano il tempo abbracciati e lei sedeva sulle sue ginocchia affondandogli le braccia intorno al collo e accarezzandogli le guance, morbidissime come seta. Poteva succedere qualsiasi cosa, ma per Carola era come se il mondo si fermasse in quei momenti, amata e viziata dal dolcissimo uomo che la ammirava incantato. Per lui era la sua piccola principessa e le ripeteva sempre: “Hai un grande cuore”.

Dopo la sua scomparsa trascorreva il tempo a piangere, arrabbiata con Dio. La mamma cercava di rincuorarla dicendole che la vita terrena era solo di passaggio e che un giorno si sarebbero ritrovati in un mondo felice. Ma Carola non le credeva, pensava che la morte fosse la parte finale dell’esistenza e che la vita di una persona mai sarebbe rinata nel futuro bellissimo.
Da quando erano in campagna preferiva starsene sdraiata sotto un albero, nascosta dall’erba e dai fiori per sparire alla vista degli altri e rimanere avvolta soltanto dal suo dolore.
Faceva lunghe passeggiate immersa nei suoi tristi pensieri e nel giallo delle ginestre. Camminava alzando ogni tanto la mano con fare distratto, giusto quanto bastava per toccare i petali dei bellissimi fiori, ma in realtà, per lei non esistevano. Una mattina mentre passeggiava, si inoltrò più lontano, tanto da vedere solo ginestre intorno. Il panorama era meraviglioso e quell’incanto del momento le stuzzicò un pò di appetito. Aprì la borsetta e prese un pò d’uva. Aveva appena ingoiato un paio di acini, quando vide davanti a sè un vecchietto.
“Scusami figliola, mi faresti assaggiare un pò d’uva?”.
Carola lo guardò incuriosita e senza saperne il motivo, rimase incantata dal suo sguardo.
Aveva pochi capelli bianchi in testa, solo lateralmente, mentre la parte superiore del capo era calva. Camicia a righe a mezze maniche, pantaloni marroncini e cinta dello stesso colore, che abbracciava un pò di pancia. Ordinato e compìto allo stesso tempo, aveva un profumo fresco, quasi a coprire quello delle ginestre. In quel momento le venne in mente suo nonno, glielo ricordava in ogni suo aspetto e improvvisamente sentì lo strano desiderio di toccargli le guance. Ma non lo fece.
“Certo, può prenderla tutta”.
E così dicendo gli diede l’intero grappolo. L’uomo con dolcezza infinita le sorrise.
“Grazie, si vede che hai un grande cuore. Tieni, è per te”.
Prese una ginestra e la porse nelle mani di Carola, che intenerita da quel gesto lo ringraziò, regalandogli uno splendido sorriso.
Subito dopo ripresero il percorso in direzioni opposte. Carola sorrideva ripensando al viso dell’uomo e ammirando la ginestra.
Dopo quattro passi, si rese conto che doveva tornare indietro. Si girò e quello che vide, anzi, quello che non vide, la lasciò immobile. Davanti a lei, solo ginestre. In lontananza si scorgeva la sua casa, ma non c’era più nulla. Guardò a destra con fare frettoloso, poi a sinistra; si rigirò, ma niente. Del vecchietto nemmeno l’ombra. Mille pensieri e domande le balenarono la mente. Come poteva essere? Non poteva aver corso in pochi secondi e superato l’enorme distesa. Si incamminò verso casa, cercando di trovare una spiegazione a quanto accaduto. Riguardò la ginestra e le venne in mente la frase dell’uomo “Si vede che hai un grande cuore”. Anche suo nonno glielo ripeteva sempre.
In quel momento realizzò. Si fermò incominciando a respirare affannosamente, come se il suo corpo stesse prendendo ossigeno dopo una lunga apnea. Le sue labbra si dischiusero e lacrime di gioia e malinconia insieme, incominciarono a rigarle il viso. Appena dentro casa, mise la ginestra dentro un bicchiere d’acqua e la sera nel suo letto, dopo un grande sospiro, crollò in un sonno sereno.
La mattina si svegliò con una grande pace interiore e appena fuori casa, si rese conto quanto fosse bello il sole e ogni singolo fiore visibile ai suoi occhi.
Si fermò ad ammirare una ginestra come se la vedesse per la prima volta, sorrise ad occhi chiusi e iniziò a correre. Un brivido le percorse la schiena quando il vento incominciò a solleticarle dolcemente il viso, mentre entrambe le sue mani pian piano sentirono il desiderio di accarezzare i bellissimi petali gialli.
Mente e cuore si unirono all’unisono e tanta felicità pervase la sua anima. Fu lì, nell’immensità di quelle meravigliose ginestre, che finalmente risentì vivo nel suo cuore quell’amore, un amore che mai aveva perso e mai l’aveva abbandonata.

Testo ispirato all’immagine

7 Ginestra fiorita di Antonino Cammarata
7 Ginestra fiorita di Antonino Cammarata

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