Corpo estraneo

Fuori concorso

Non ti vedo. Ma riesco a sentirti. Sempre. Lo so che mi osservi, sento il tuo sguardo che mi fissa. Odo il tuo respiro. Mi volto all’improvviso, mi guardo alle spalle, fisso me stesso in un riflesso, preparato a guardarti finalmente in viso… Niente, sei più veloce di me, ti nascondi. Dove, non lo so. Ma so che ci sei, ogni momento della mia giornata. La tua presenza è certa, immutabile, anche se cerchi di trarmi in inganno, di mimetizzarti con l’ambiente. Il peso della tua esistenza mi ricade addosso con violenza, mi impedisce di vivere una vita normale.
Ti odio!
Perché mi fai questo? Perché non pensi a vivere la tua, di vita, invece di stare sempre in agguato a spiarmi?
Ma forse tu non ce l’hai, una vita tua. Forse sei più solo e disperato di un’ombra senza realtà. Non un PeterPan in cerca della sua ombra, ma un’ombra in cerca del suo Peter.
A volte penso… se ti facessi avanti, se trovassi il coraggio di mostrarti a me, chissà… potremmo persino diventare amici. Così sei solo un fastidio, un’ossessione. Non è bello, sai, sentire il tuo alito sul collo, sapere che annoti ogni mio gesto, ogni movimento. Non far finta di nulla, non mentire, ti prego! Lo so che ci sei, là, appena un micron fuori dalla mia visuale, quel tanto che ti basta per non perdermi d’occhio, per non sprecare nemmeno un secondo della tua osservazione. Vorrei conoscere almeno il tuo scopo. Cosa ti occorre, cosa devi dimostrare, e a chi, cos’è che ti spinge a essere così fermo nel tuo controllo? Mai un momento di rilassatezza.
Non vai mai nemmeno in bagno se io non dormo?
Vuoi dimostrare la tua forza, forse?
Ti senti grande, importante, ti stuzzica l’ego, opprimermi?
Io non comprendo. Sono un uomo tranquillo, non ho mai fatto del male a nessuno… Oddio, forse qualche alterco, qualche piccola antipatia, ma nulla di grosso o di eclatante.
Non ho mai espresso particolari opinioni politiche, non sono ricco né ho cercato di arricchirmi a scapito di altri, mai commesso reati.
Posso quindi escludere un controllo da parte delle Autorità. Non è certo uno come me che diventa oggetto di indagine.
Eppure tu sei sempre un passo dietro di me.
Il sonno mi concede una pausa, ma è solo un intervallo. Una breve tregua, che si spezza con violenza a ogni sorgere del sole.
Mi sveglio, nemmeno il tempo di aprire gli occhi ancora grevi di sonno, e tu sei già al tuo posto, instancabile.
Cosa vuoi da me, perdio! Dimmelo, parlami, che io possa rispondere alle tue domande infine!
Non lasciarmi così nell’ignoranza, te ne prego. Sento di non poter sopportare oltre. Potrei compiere un gesto a cui non esiste rimedio.
Ti prego…
Possibile che nel tuo animo non alberghi un minimo di pena, di umana comprensione?
Sto male.

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Oggi ho pensato che finalmente te ne fossi andato. Che magnifica sensazione. Mi sentivo libero, ero libero! Ma è stata solamente un’illusione, già al termine del mio respiro di sollievo ho avvertito nuovamente la tua angosciante presenza.
L’hai fatto apposta, vero?
Ti stai divertendo con me. Fingere di andar via, di lasciarmi solo, padrone delle mie azioni e dei miei pensieri… e poi ripresentarti con tutta la forza della tua oppressione.
Vorrei avere la capacità di ignorarti, di dimenticarmi di te, vivere la mia vita senza dare peso alla tua.
Invece…
So che ci sei, sempre, ininterrottamente, ossessivamente.
Impazzirò se tu non te ne andrai.

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“Come sta, dottore?”
“E’ ancora sotto l’effetto dell’anestesia.”
“Ma si riprenderà?”
“L’intervento è tecnicamente riuscito. Ora dobbiamo solo aspettare, vedere come reagisce il fisico. E la mente.”

Sento queste parole provenire da una grande distanza. Le sento, ma non sono sicuro di comprenderle. Mi sento… strano.
Ho sonno. Ma sono sveglio. Sono sveglio? Sì, credo. Però i miei occhi sono chiusi, non vedo altro che un grigiore indefinito.
Mi sento… … …. … vuoto?

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