Un giorno forse ritornerò

Fuori Concorso

Doverosa premessa: brano tratto dal mio libro: Un giorno forse ritornerò

Ormai donna, la protagonista sogna, ma rimanda sempre, di tornare al paese dei genitori e a una campagna che si chiamava Contessa dove bambina, si era trovata a sognare una notte d’estate.

* * *

Un giorno, forse, ritornerò e quel giorno vorrei avere ancora uno spirito da bambina!
I miei capelli, ormai bianchi, sono ricoperti da un velo di tintura, pietoso tentativo di nascondere l’avvicendarsi dei miei anni agli altrui sguardi curiosi.
Le sottili pieghe sul mio volto dimostrano che la vita è trascorsa con le sue lotte e le sue gioie: chissà se avrò più sofferto o più gioito?
Un giorno, forse, ritornerò!
Dovrei, prima che la mia volontà ceda il passo alla pigrizia, al dolce far niente in cui si crede di dover consumare l’ultimo periodo della vita, in quell’assenza di azione in cui, ineluttabilmente, affiorano ricordi antichi e nuovi, e quando i ricordi iniziano a far male al cuore, la volontà cede alla pigrizia di un qualunque spettacolo demenziale offerto dalla TV!
Si, dovrei tornare!
Prima che sia troppo tardi, prima che la stanchezza mi colga e mi faccia dire, inutilmente:
“Peccato! Avrei potuto!”

* * *

E’ sera! Una di quelle sere d’estate che a volte, senza un motivo apparente, inducono alla malinconia!
Dal piccolo giardino profumato di rose e gerani, che mi ostino a coltivare nonostante la polvere sollevata dal via vai di camion e vetture, i miei occhi vagano sui tetti cittadini, sulle colline circostanti, vanno oltre le rade nuvole estive e si fermano su, nel cielo stellato, a guardare sin laddove possono giungere soltanto gli occhi del cuore, e intanto mi assale un vago senso di tardivo rimorso per i miei lunghi tentennamenti.
Anche se non riesco a coglierne appieno l’intensità, capisco che questo sentimento cerca di prendere sempre più spazio nel mio cuore nel tentativo di far apparire ormai inutile il ricordo, sempre più fievole, della mia campagna: la Contessa!
Da quanto tempo, ormai, non fantastico più!
Forse, da quando mi è sembrato inutile farlo, o da quando ho capito che avrei dovuto affrontare una domanda che ho sempre cercato di ignorare:
“Tu sai perché non torni?”
E le due rapide visite degli anni scorsi a Riesi?
Sono servite solo per mettere a tacere una parte del mio desiderio di ritorno perché non ho fatto nulla per riallacciare qualche nodo affettivo in paese, non ho fatto nulla per rivedere tutti i luoghi che mi avrebbero riportato alla mia infanzia, così come non ho fatto nulla per arrivare alla Contessa.
O forse, ora non sono più in grado di nascondere a me stessa una realtà che ho tentato inutilmente di negarmi.
Nell’intimo del cuore devo aver sempre temuto ciò che mia madre e mio fratello, prima di me, avevano percepito e chiarito a loro stessi senza nemmeno doverselo dire: ho sempre avuto paura che la vita, nel rendermi matura e concreta, avesse azzerato i miei sentimenti sicché sarebbe stato inutile sperare di tornare alla Contessa con l’animo da bambina, temevo di rischiare di rivedere quei luoghi con gli occhi del viaggiatore che visita, spesso distratto, paesi che non gli appartengono, luoghi sui quali altri hanno scritto la loro storia.
Io invece, a Riesi e alla Contessa avrei voluto ritrovare la mia storia, l’essenza della mia vita, anche se interrotta dal fluire degli anni futuri con l’avvicendarsi di tutto quel che ho vissuto.
Così, durante questi lunghi anni, ho scelto di continuare a conservare nel mio cuore il caro ricordo e la dolce emozione ricevuta in quella notte lontana. Un ricordo che tende ad affievolirsi e, se tenta di affiorare, é messo subito a tacere dalla mia ostentata razionalità.
Forse è tardi per tornare, ormai posso solo dire: peccato, avrei potuto!
O forse no, c’è sempre un momento, nella vita, in cui appare chiaro cosa fare!
Per me, adesso, è arrivato il momento di accettare che il volto di Riesi e della Contessa non possono essere immutati, non possono essere come erano cinquanta anni fa. Tutto avrebbe subito un cambiamento, anche se io avessi continuato ad andare lì per tutte le estati di questi anni, perché, indipendentemente dalla volontà di chi vi abita, i volti dei paesi e delle città sono destinati a cambiare, così come cambiano i volti delle persone e anche gli animi, sicché ciascuno, pur se continua a vivere in uno stesso luogo dice che l’animo della gente non è più lo stesso di anni prima.
Accetto, finalmente, la necessità di confrontarmi con l’odierno.
Un sorriso segna le mie labbra e così, in questa sera d’estate, mentre osservo la poesia geometrica delle stelle, mi accorgo che sono ancora quelle che, bambina, osservai da un fienile, in una notte di tanti anni fa.
Un nodo di commozione mi inumidisce gli occhi e fa sciogliere nuove emozioni che credevo scomparse con l’età e che, invece, erano solo bloccate nel mio cuore.
E allora, sia per rassicurare me che quella bimba impaurita e incantata di allora, prometto che un giorno ritornerò.
Quel giorno, sono certa, avrò ancora uno spirito da bambina!

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