Indelebili

Fuori Concorso

Capita spesso di trovarsi a chiacchierare con qualche amico o conoscente, sulle esperienze, su quegli argomenti sparsi qua e là, giusto per passare il tempo, e di ritrovarti in una condizione particolare, in cui liberi i tuoi pensieri e inizi anche a fantasticare. Tante le volte in cui mi sono ritrovata in questa situazione e spesso mi è stata posta una domanda in particolare: “Se dovessi fare un viaggio, dove andresti?”.
Molte le risposte, buttate lì, sui diversi nomi di paesi meravigliosi e sopratutto irraggiungibili, ma ogni volta, chissà perché, dopo aver fantasticato su spiagge immense, culture diverse e sconosciute, posti troppo lontani dalle mie possibilità, con un sorriso malinconico il mio pensiero volge sempre alla stessa destinazione. L’unico viaggio che farei in realtà, non è quello che appagherebbe la mia vista, ma il mio cuore, ripercorrendo solo la strada dei miei ricordi. Comincerei questa dolce avventura ad occhi chiusi, per assaporare ogni singolo momento, ogni piccola emozione, ogni minuscola sensazione che possa strapparmi un sorriso e segnarmi ancora una volta, una bellissima cicatrice di una dolcissima ferita.

La mia prima tappa sarebbe un ricordo rimasto impresso nella mia mente, anche se in modo molto offuscato, ma quei frammenti che ancora scorgo sono sufficienti a farmi comprendere che è uno dei tanti più emozionanti e più belli. Rivedo le mie mani strette a pugni attorno a due corde sottili ma resistenti, attaccate ad un robusto ramo di un albero, che sorreggevano una piccola e solida tavola di legno ed io, nei miei pieni due anni, mi lasciavo ondeggiare come se stessi volando su, fino in cielo. Spinta dalle mani calde di mio padre, attraversavo il vuoto ad occhi chiusi, con urla di gioia, mentre sentivo il vento fresco accarezzarmi dolcemente il viso e solleticarmi le braccia e i piedi nudi. Quel senso di sicurezza e di protezione su quell’altalena non lo scorderò mai, forse perché purtroppo, non l’ho più ritrovato.
Con un sorriso nostalgico, Il mio viaggio continuerebbe nella dolcezza insostituibile di mia madre, quando amorevolmente dedicava le sue notti a creare maglioni, sciarpe e vestiti colorati. Ricordo quando dovevo misurare uno dei suoi meravigliosi cappelli e sistemandolo sulla mia testa, premeva con delicatezza le sue mani contro le mie orecchie. Quella sensazione di calore la ricordo ancora adesso, come fosse ieri. Camminando ancora rivedo il campeggio dove trascorrevamo le nostre vacanze estive, infittito da profumati alberi di pino altissimi. Mi fermerei a quella serata in cui mancava l’acqua calda e mia madre aveva preparato una grande vasca in plastica, per poter fare il bagno a me e mio fratello. Giocavamo a schizzarci l’acqua fra risate infinite, e dopo, avvolti nell’asciugamano, battendo i denti dal freddo con le dita aggrinzite dal troppo stare in quel fantastico gioco. Poi, per via di un ritornello di una canzone trasmessa in radio, le risate continuavano fino a tarda sera a crepapelle. Non era una canzone buffa, ma l’euforia, la tranquillità, l’allegria di quel momento di pace, aveva disteso ogni nostra tensione dai giochi e il tutto è continuato fra tanti abbracci e finti pugni.
Un’altra immancabile fermata di questo viaggio, non poteva che essere il momento più felice che abbia potuto vivere. Quella notte mia zia mi svegliò per dirmi che era nata la mia sorellina e quando la vidi in ospedale per la prima volta, il mio cuore non potè provare cosa più bella; sapere di avere una bambola vera che avrei potuto portate a casa, coccolandola e proteggendola da tutto e tutti, per me è stato un regalo impagabile. Poi ci sono loro, i nonni, le persone che ricoprono ogni tua emozione di tenerezza. Abbracci e baci interminabili e mai stanchi, caramelle avvolte da carta colorata, racconti fantastici ed emozionanti sulla loro vita, regali semplici ed inaspettati e sorprese magiche fatte di carezze.
Nel mio viaggio non potrebbe mai mancare una delle destinazioni più importanti, il giorno del mio “si” della conferma di un amore nato prima da un’amicizia fra i banchi di scuola in tenera età, e sbocciato poi da ragazzi ormai adulti. Ripercorrere l’entrata in chiesa ricercando lo sguardo del mio futuro marito è una sensazione che non andrà mai via dal mio cuore. Avvicinatami a lui, ricordo con commozione il bacio che mi diede sulla fronte, come simbolo di accoglimento davanti a Dio.
E che dire delle risate e le corse con gli amici, le marachelle a casa e a scuola, le canzoni a squarciagola con i cugini, gli incontri con le persone speciali e che fanno ancora parte della mia vita.
Darei qualsiasi cosa per prendere questo treno magico e ripercorrere ogni singolo giorno di questi momenti ormai persi e mai dimenticati. La nostalgia e la tristezza mi ricordano che tutto resta solo una miriade di emozioni indelebili racchiuse nel mio cuore, ma che l’aver vissuto fino in fondo queste meravigliose emozioni, significa aver creato dei ricordi e se ci sono i ricordi, il viaggio esiste per davvero.

5 Comments

Comments are closed.