Bagagli

Fuori Concorso

Il mio viaggio è iniziato il mese di settembre di moltissimi anni fa.
Io, piccola clandestina su una nave immaginaria, ho aperto gli occhi dentro un locale privo di luci esterne: la vita mi stava conducendo in luoghi che non potevo immaginare.
Qualcuno si interessava della mia crescita; seguivo l’onda carpendo odori, rumori e voci di un viaggio che non avevo progettato, ma volevo vedere dove mi avrebbe guidato.
Baricco, nel suo “Novecento” ha espresso in maniera sublime la metafora della vita.
Quel bambino, in fondo, è ciascuno di noi e viaggiamo nell’ignoto, catapultati dalla natura dentro un percorso senza conoscerne la meta.
Ho incontrato persone stupende, ascoltato canzoni sublimi e assaggiato le lacrime di mia madre.
Viaggiavamo in cabine differenti, mentre m’imbattevo nei personaggi che disegnavano i miei sentieri ipotetici.
I miei grandi occhi di cielo osservavano rapiti e increduli il mutamento delle cose.

Il mio primo sentimento forte è stato l’angoscia: sentirsi abbandonati dentro un viaggio colmo di imprevisti, per un bambino è terrificante.
E io un po’ somigliavo a quel piccolo pianista cresciuto negli anfratti di una nave da crociera; ho dovuto imparare imitando gli altri, cosa significasse vivere, lottare e scegliere.
Poi i primi passi mi hanno consentito di sentire sapori e odori differenti, sono salita sul primo ponte, ma i vetri degli oblò non mi permettevano di farmi accarezzare dalla brezza marina, potevo solamente stare a guardare.
Quella distesa azzurra e immensa, cominciava a dare un senso quel viaggio chiamato vita, cominciavo ad amarlo, a mettere dentro il bagaglio tutto quanto mi sembrava curioso e interessante.
Un giorno che volevo spingermi più in alto, sul ponte di comando, per acquisire maggiore libertà, qualcuno mi prese la mano amorevolmente dicendomi di aspettare, la fretta di crescere non poteva che recarmi danno.
Docile seguii i suoi consigli, accontentandomi di eseguire ubbidiente, tutte le indicazioni e gli insegnamenti. Prudente e discreta non osavo discutere, proseguivo senza commentare, ma dentro di me cominciava a maturare un senso di ribellione: quella nave non approdava mai?
Vivevo insieme a un nugolo di persone ma non era la mia volontà, mi pesava tremendamente quello stato d’animo.
Conobbi l’ansia, un senso di soffocamento claustrofobico mi attanagliava la gola e il respiro, avevo bisogno di aria pura, di sentirmi libera come un gabbiano in volo.
Nella stiva compensavo i miei turbamenti e le carenze affettive, carpendo alimenti che non facevano che far lievitare la mia figura di bambina.
Versai lacrime amare a causa dei compagni di viaggio che studiavano con me: “Cicciona” mi dicevano e li odiavo. E il vuoto interiore suscitava in me un buco ancora più grande e i dolci o i panini della dispensa, non sarebbero bastati a colmarlo.
Un giorno aprendo la mia valigia, compresi che mancavano le cose più importanti, progetti per il futuro e amore con una persona speciale con cui condividere quel viaggio assurdo.
Desideravo riempire un baule intero di libri perché scoprii la mia prima passione proprio nella lettura, sfogliavo smaniosa pagine avventurose che mi travolgevano intimamente, mi conducevano in paesi sconosciuti, narravano di animali che non sapevo esistessero.
Amavo Buck, quanto Lassie, decidendo che avrei preso un cane quando fossi stata abbastanza grande da prendermene cura.
Tuttavia viaggiare sottocoperta non mi bastava.
Su quel mezzo avevo già affrontato mareggiate e sofferto il mal di mare, imparando a gestirmi, ma ero come in prigione, mi sentivo reclusa, decisi allora di eludere i consigli: volevo vedere la natura, sentire il profumo dell’aria, colmarmi di emozioni nuove.
Immersa tra la folla, accarezzata da ammiccanti sorrisi, il mio mutamento di ragazza si era fatto largo e, anche se acerba, sentiva il bisogno di dare sfogo alle personali pulsioni.
Le mie orecchie avevano carpito abbastanza e memorizzato molto in tivù sulle storie d’amore.
Le seguivo per apprendere e ascoltare come alla radio le sensazioni scaturite dai suoni della musica.
Sapevo cosa avrei desiderato aggiungere nel mio bagaglio personale: il mio viaggio d’amore.
Quella sera, sfuggii allo sguardo protettivo di chi per prudenza mi teneva rinchiusa e salii sul ponte di comando: che sensazione meravigliosa!
Caddero improvvisamente tutte le catene dell’ipocrisia e del pregiudizio, vivere significa anche assaggiare i frutti che il viaggio ti offre.
Era lì ad aspettare il mio capitano, sapeva che mi avrebbe incontrato.
I nostri sguardi si persero l’uno nell’altro e l’abbraccio fu così intenso che ancora oggi mi tiene legata tra le sue braccia, nonostante le burrasche che sono susseguite e gli imprevisti.
Un’ancora della vita, che ha dato il suo frutto donandoci la gioia più bella.
Ora questa nave è stanca, ma il viaggio continua e, qualunque avventura ci proponga, la sapremo accettare insieme, ovunque ci conduca perché non c’è niente di più bello in un viaggio, del ritornare insieme al punto di partenza.

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