L’Angelo dei teli di Renata Morbidelli

Tema: Liscio

Era diventato un rito per Madeline, ormai. Ogni sera, prima dello spettacolo, dopo aver indossato il costume di scena, si avvicinava in silenzio ai suoi teli, chiudeva gli occhi e si abbandonava al piacere di accarezzarli e lasciarsi avvolgere da quei tessuti così morbidi e lisci che, da dieci anni, erano diventati parte di sé.
Tutto era iniziato una sera d’estate: durante uno spettacolo di tessuti aerei era rimasta rapita dalle evoluzioni di uno degli acrobati che s’erano esibiti. La sua eleganza nei movimenti faceva sembrare tutto semplice e naturale, come se il giovane stesse volando. Alla fine della serata, mettendo da parte la sua proverbiale timidezza, Madeline andò verso i camerini a cercare l’acrobata. Appena girato l’angolo, non si accorse che il giovane fosse lì e lo travolse facendogli perdere l’equilibrio. “Accidenti alla mia sbadataggine! – esclamò – mi scusi sono desolata.” Alzando lo sguardo, si rese conto di aver urtato proprio colui che stava cercando e divenne paonazza come la calzamaglia che indossava il giovane. Perle di sudore gelido le scivolavano lungo la schiena e la salivazione era pressoché azzerata. “È colpa mia – rispose il giovane con un sorriso – mai stare appena dietro gli angoli; potrebbero non vederti e travolgerti. Ricordalo, cara ragazza: è una regola fondamentale”. Accennando un sorriso, Madeline prese il coraggio e lasciò che le parole le uscissero quasi incontrollate dalla bocca: “Ciao! Volevo complimentarmi con te! Mi è piaciuto tutto lo spettacolo, ma l’eleganza delle tue evoluzioni mi ha particolarmente colpita. Tu fai sembrare tutto così naturale”. Sebbene avesse ricevuto diversi apprezzamenti, e non fosse la prima volta che qualcuno gli dicesse qualcosa di simile, Gilbert rimase sorpreso dall’espressione della sua interlocutrice mentre pronunciava quelle parole. Le brillavano gli occhi: era come se lei stessa fosse stata sui teli insieme a lui ed avesse vissuto la medesima magia. Restando in silenzio, la prese per mano e la condusse sul palco dove ancora pendevano i tessuti aerei. “Togliti le scarpe – disse sorridendole – ora non ti servono”. Madaline rimase per un attimo a fissarlo interdetta: tutto stava accadendo così velocemente. Inginocchiandosi, Gilbert le sfilò le scarpe. “Ti voglio far vivere un’esperienza unica: un attimo di magia pura”. Mentre ancora stava parlando, le prese le mani e le fece afferrare i teli. “Fa’ scivolare le mani, lasciati accarezzare”. Le sussurrò ad un orecchio. Istintivamente Madeline chiuse gli occhi, attorcigliò il tessuto attorno al polso e se lo fece scivolare tra le mai: fu un’esplosione di piacere. Sebbene fossero sintetici, erano più lisci della seta: morbidi e resistenti nel contempo. Per sentirsi più sicura se ne attorcigliò un po’ anche attorno alla gamba destra ed iniziò a salire. “Lasciati dondolare – le disse il giovane – non temere, ti tengo”. Mentre stava ancora finendo di parlare, Gilbert si arrampicò sul telo vicino al suo. Tenendosi avvinghiato a lei con una gamba, si diede lo slancio con l’altra. Lentamente iniziò a farla oscillare. Madeline si lasciò guidare dalla sua esperienza e dalla dolcezza dei suoi movimenti. L’estasi divenne totale: la piacevole sensazione di sentirsi accarezzare da quei teli andò a mescolarsi al senso di libertà che le dava la lieve brezza generata dal movimento e con il calore del respiro di Gilbert che le alitava sul collo. Fu una mezzora indimenticabile. Per entrambi. Quando i loro piedi toccarono nuovamente terra, fu come svegliarsi da un bel sogno. “Tu hai talento, cara ragazza! – esclamò l’acrobata con entusiasmo – ho avuto, ed ho, diverse partner nel mio spettacolo, ma la sintonia che ho avvertito con te è unica. Mi hai fatto i complimenti per l’eleganza e la naturalezza nei movimenti, ma sembra che tu non abbia fatto altro nella vita”. Ascoltando quelle parole Madeline sorrise timidamente ed arrossì. Sfiorandole un bacio sulla guancia, Gilbert aggiunse: “Voglio studiare una coreografia da eseguire insieme a te, se ti va naturalmente”. La giovane donna non poteva credere alle sue orecchie: finalmente si sarebbe realizzato ciò che desiderava da tanto. “Sono troppo grande per iniziare”. Madeline si sarebbe morsa la lingua. La sua proverbiale timidezza stava per rovinare tutto. “Se non avessi un talento naturale probabilmente lo saresti, ma tu sei nata per stare sui teli!” Contestò il giovane con tono deciso. Un ampio sorriso illuminò il volto della ragazza. “Quando iniziamo?” Ormai ogni indugio era scivolato via dalla sua mente lasciando spazio alla voglia di mettersi in gioco. “Domani alle dieci per te va bene? Voglio iniziare il prima possibile.” “Va benissimo!” Era elettrizzata. Il mattino seguente Gibert e Madeline iniziarono a studiare una coreografia sulle note dell’Ave Maria di Schubert e la intitolarono l’Angelo dei teli.

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