Tramonto

Tema: Il Quadro

Fin dalla mia giovinezza, amavo trascorrere l’autunno in questa vecchia villa, mi attraevano i boschi che la circondavano e il mare spesso in tempesta.
Ero solita passare parecchie ore ad osservare le onde frangersi sugli scogli e a dipingere.
Quando Emily, alla quale ero legata da una profonda amicizia, morì decisi di ritirarmi in questi luoghi decisa a non vedere nessuno tanto ero tormentata dal dolore per la sua prematura scomparsa.
Gli eventi che narrerò accaddero proprio durante questa mia fuga dal mondo.
Quando arrivai nei pressi della dimora dei miei antenati i fulmini squarciavano il cielo e i tuoni erano così forti che più volte i cavalli si erano imbizzarriti e a stento il cocchiere era riuscito a dominarli, ma un tuono più forte degli altri, li spaventò al punto che nemmeno la mano ferma dell’uomo riuscì a trattenerli. Impauriti abbordarono una curva ad una velocità tale che la carrozza si rovesciò su di un fianco. Ormai la vettura era inservibile e i cavalli appena si sentirono liberi dalle briglie si diedero alla fuga lasciandoci a piedi sotto la pioggia battente.

Giunsi alla villa fradicia di pioggia, la nostra disavventura sembrava conclusa, ma era solo l’inizio dell’incubo.
Quella sera stessa riunii la servitù e dissi loro che mi sarei fermata più del solito, forse per sempre, impartii loro le istruzioni e mi ritirai.
Appena entrata nel mio salottino vidi Emily che mi guardava sorridente da un grande quadro appeso alla parete. Quel vecchio quadro ritraeva lei e me giovinette.
Emily nel suo abitino celeste, i lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle, trattenuti da un nastro, teneva in mano il cerchio con cui eravamo solite giocare ed io ero appena dietro di lei.
Provai una tremenda stretta al cuore nel vedere quel dipinto e stavo per chiamare perché lo portassero via quando ebbi l’impressione di vedere Emily socchiudere gli occhi.
Pensai di aver avuto un’allucinazione a causa della stanchezza e del tremendo dolore che provavo. Nemmeno ora ne capisco il motivo, ma decisi di lasciare il quadro al suo posto e andai a letto.
Il temporale infuriava ancora e non riuscivo a prendere sonno, mi misi a leggere alla fioca luce del lume. All’improvviso sentii una voce chiamare il mio nome insistente e minacciosa.
Tesi l’orecchio, tutta la casa era nel silenzio più totale. Pensai fosse stato il vento e mi imposi di dormire.
Mi svegliai nel cuore della notte e ancora ebbi la sensazione che qualcuno mi chiamasse. Poi il silenzio. Il temporale si placò, smise di piovere ed io mi riaddormentai.
Quando mi svegliai il mattino seguente un timido sole faceva capolino dalle nuvole e faceva brillare le gocce di pioggia sulle foglie.
Dopo colazione decisi di fare una passeggiata e mi avviai di buon passo verso il mare.
Rimasi parecchio tempo ad osservare le onde infrangersi sugli scogli e quasi non ricordavo più ciò che era successo la sera prima quando, all’improvviso ancora una volta, mi sentii chiamare. Mi voltai, ero sola.
Quello stesso pomeriggio stavo leggendo nel mio salottino, quando fui colta da una terribile sonnolenza. Quello che vidi quando riaprii gli occhi mi gelò sangue nelle vene, il grande quadro che stava di fronte a me si animò, Emily saltò giù, lasciando vuoto lo spazio tra il cerchio e me.
Rimasi pietrificata dalla paura, incapace persino di urlare. Stavo diventando pazza, non c’erano dubbi. Emily si avvicinò, tese la mano e sfiorò la mia. Un brivido mi attraversò la schiena, quella mano era gelida. Una luce malvagia le brillava negli occhi verdi e una strana risata le gorgogliò in gola.
Rimasi immobile mentre mi assicurava che non mi sarei mai più liberata di lei e lentamente rientrava nel dipinto. Non potevo credere che Emily, o meglio la sua anima, volesse farmi del male eppure era così.
Persi conoscenza, non so per quanto tempo rimasi in quello stato. Bruciavo di febbre, una febbre altissima di cui i medici non seppero individuare la causa. Rimasi parecchi giorni tra la vita e la morte in preda al delirio e senza alimentarmi.
Il mio sonno era tormentato da incubi terrificanti.
Non so bene come né perché, ma una mattina mi svegliai.
La convalescenza fu lunga, ma alla fine recuperai le forze.
Una mattina decisi di uscire per una galoppata tra i boschi.
I colori dorati dell’autunno diedero un senso di pace e di serenità al mio cuore tanto provato. Respirai avidamente l’aria frizzante del mattino e mi sentii, nonostante tutto, felice.
All’improvviso mi si parò davanti un uomo, quasi materializzatosi dal nulla, era piccolo di statura, vestito di nero. Di lui mi colpì l’incredibile pallore .
L’uomo rimase immobile, un leggerissimo sorriso gli increspava le labbra.
-Verrò a prenderti Lucy, non hai scampo –
E’ passato molto tempo da allora e molte volte mi sono domandata se i fatti che vi ho raccontato fossero frutto della mia mente provata dal dolore per la perdita di Emily.
Avrò mai una risposta?
Oggi l’aria è tiepida, arriva la primavera, è triste lasciare tutto proprio ora, ma non ho rimpianti, la vita mi ha dato molto ed è ora di riposare.
Tra poco andrò sulla scogliera a guardare il tramonto. Ci vado tutte le sere.
Chissà se questa sera sarà l’ultima?

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