The Singing Buttler di Elena Grifoni

Tema: il quadro

Mentre una fitta pioggia bagnava la città, Jean-Louis, seduto sulla corriera, alternava lo sguardo fra le strade affollate di ombrelli e la figura seduta tre posti avanti a lui. Fra poco lei sarebbe scesa e lui avrebbe continuato la sua corsa fino all’ufficio. Quel copione si ripeteva ormai da tempo: la corriera rallentava, lei si alzava e si avvicinava alle porte a soffietto, poi scendeva e, senza mai voltarsi, spariva fra la gente.
“Ecco, ci siamo” pensò Jean-Louis. Immaginava di scendere prima di lei, subito dopo l’apertura delle porte, di porgerle la mano sorridendo e, con un galante “Permette signorina?” aiutarla a scendere gli alti gradini della vettura. Una brusca frenata lo distolse da quel sogno a occhi aperti. Davanti alle porte lei si reggeva stretta per non cadere, ondeggiando per gli scossoni. Quando queste si aprirono, si voltò e lo guardò negli occhi regalandogli uno splendido sorriso; poi si voltò, scese, e iniziò a correre sotto la pioggia. Le porte si richiuserro cigolando e Jean-Louis rimase stupito a fissarle mentre dietro i lunghi vetri la strada aveva ripreso a scorrere veloce. Senza rendersene conto si era alzato e si era mosso verso il posto lasciato vuoto da lei, quando lo vide: il quaderno. Scattò in avanti per prenderlo proprio quando la corriera sbandò costringendolo ad aggrapparsi al corrimano per non cadere. Il quaderno scivolò a terra ai suoi piedi. Afferrò il piccolo oggetto e, ripreso l’equilibrio, si diresse verso le porte prenotando freneticamente la fermata, rendendosi conto subito dopo non aveva alcuna speranza di raggiungerla.

Ripose allora il quaderno nella valigetta, scese davanti all’ufficio e si recò a lavoro. Per tutto il giorno quel quaderno attirò i suoi pensieri come una calamita. La tentazione di leggerlo era grande ma non osò cedervi, non in ufficio. Sentiva che in quelle pagine c’era lei e voleva incontrarla da solo. Arrivate le cinque corse a casa e,, senza neppure togliersi il soprabito bagnato, si sedette e finalmente estrasse dalla valigetta il prezioso tesoro. Lo posò sul tavolo e lo fissò a lungo prima di slacciare con dolcezza il cordino che lo stringeva. Dietro la copertina trovò un nome: Caroline. Iniziò a leggere quelle pagine, prima lentamente poi con crescente frenesia, riconoscendosi nelle descrizioni sempre più dettagliate. Quando si trovò davanti uno schizzo a matita che lo ritraeva seduto nella corriera, si alzò in piedi di scatto; dal quaderno ancora stretto fra le mani, uscì un cartoncino colorato che cadde a terra rompendo il silenzio della stanza. Jean-Louis lo raccolse: era un invito al ballo che si teneva quella sera al “Le Chat Noir”. Rigirò quel cartoncino fra le mani più e più volte, poi lo posò sul tavolo insieme al quaderno e fissò entrambi.
– Credi nel destino? – si chiese. Senza attendere risposta indossò in fretta lo smoking e chiamò un taxi: destinazione “Le Chat Noir”.
Il locale aveva una grande sala da ballo e una terrazza sul mare che si allungava sul litorale. Aveva smesso di piovere ma il cielo era ancora carico di nuvole. La bassa marea aveva trasformato la spiaggia in un paesaggio quasi surreale, venato da sottili lingue d’acqua che riflettevano i colori del cielo.
Jean-Louis fece il suo ingresso stringendo il quaderno, quasi avesse il potere di condurlo dalla padrona. Cercò il suo viso fra le persone che chiacchieravano al buffet, fra le coppie che danzavano e fra chi se ne stava in disparte ad osservare. Lei non c’era. Adesso si sentiva uno stupido per aver assurdamente creduto che quella trama di coincidenze fosse stata intessuta dal destino solo per farli incontrare. Attraversò la sala fino alla terrazza sul mare e si fermò sulla soglia della grande porta a vetri. A pochi passi da lui, appoggiata alla balaustra di marmo, una figura avvolta da un lungo abito rosso osservava le luci del tramonto allungarsi sulla spiaggia. Quasi intuendo la sua presenza la donna si voltò e, guardandolo negli occhi, gli regalò uno splendido sorriso; poi si tolse le scarpe e s’incamminò sulla spiaggia. Jean-Louis, adagiò il diario accanto alle scarpe e la seguì; il vento portava con sé l’eco della musica proveniente dalla sala.
L’aveva quasi raggiunta quando Caroline si voltò e gli porse la mano; lui la prese sorridendo, si inchinò, e con un galante “Permette signorina?” la invitò a ballare. Danzarono sulla sabbia, in silenzio, muovendosi in armonia come se si conoscessero da sempre. E continuarono a danzare su quella lunga spiaggia dorata, mentre lo specchio immobile del mare formava una linea scura contro il cielo. E continuarono a danzare sulle note di un valzer, persi in quell’abbraccio tanto sognato, sotto un cielo grigio striato d’arancio. E continuarono a danzare, bagnati dalla pioggia che aveva ricominciato a cadere, contro il vento che ora soffiava più forte, incuranti di ciò che accadeva loro intorno. Danzavano ancora quando due camerieri li raggiunsero sulla spiaggia, con gli ombrelli aperti, per proteggerli dalla fitta pioggia.

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