È Giunta Mezzanotte

Tema: Una Manciata di Minuti Dopo Mezzanotte

Il suono dell’orologio avvisò Eva che era ormai quasi ora di cena. Quella sera era contenta e fortemente eccitata, perché avrebbero trasmesso in prima visione tv un film horror. Lo avrebbe preferito in seconda serata per poter passare la mezzanotte in preda all’adrenalina pura, secondo lei c’era più suspance. Diceva che nei primi minuti dopo la mezzanotte, nel mondo accadeva sempre qualcosa, che potesse essere una meraviglia o un evento spiacevole, c’era pur sempre fatalità; le piaceva pensare che quei momenti erano vestiti di puro mistero. Tutto ciò l’affascinava, motivo per il quale il genere horror era il suo preferito. Sentire il brivido, misto ad ansia e agitazione le dava un senso di piacere, così come immedesimarsi nella parte del protagonista, per sentirsi terrificata e allo stesso tempo tranquilla, perché in realtà era comodamente seduta e non poteva accaderle nulla di brutto.

Dopo cena, mise i bimbi a letto, e subito dopo si adagiò in poltrona. Finalmente. La giornata non poté che finire nel modo migliore. Nella prima parte del film aveva le labbra leggermente dischiuse come se sorridesse, tanto era l’entusiasmo per la storia macabra e anche molto oscura. Man mano che la storia si infittiva, incominciò a sentirsi stranamente un pò nervosa, ma attribuì quel suo stato d’animo allo stress della giornata. La vicenda girava intorno ad un bambino che viveva in una casa in cui accadevano cose strane, in una stanza in particolare. Ogni volta che vi entrava, l’orologio a pendolo incominciava da solo a suonare e da lì diverse e strane presenze incominciavano ad animarsi, fino a sfiorare o persino toccare il piccolo. Scene e musiche inattese e funeste perdurarono fino alla fine e il colpo di scena pieno di orrore, fu l’emblema di tutto. A Eva piacque molto il film e si alzò soddisfatta, ma quella fu la prima volta che andò a dormire con il pensiero a quelle brutte immagini. Non che avesse paura, ma qualcosa dentro stranamente l’aveva turbata e non poco. Tuttavia si addormentò subito. Era solo passato un quarto d’ora, quando fu svegliata dal forte desiderio di sete. Era solita camminare al buio e con passo deciso arrivò in cucina. Alzò il braccio e con la mano cercò l’interruttore della luce. Lo pigiò e anche se intontita dal sonno, fu abbastanza lucida da capire che oltre al pulsante aveva toccato qualcos’altro: una spalla. Ghiacciò. Aveva avanzato di circa tre passi prima di fermarsi immobile. Il cuore prese a batterle nel petto, tanto da sentirlo pulsare nelle orecchie, nelle vene, nelle tempie. E pulsava, pulsava forte. Sembrava fosse passata un’eternità, quando la luce del neon, dopo il suo lampeggiare, finalmente si accese. Rimase lì, ferma, terrorizzata dall’idea di scoprire chi ci fosse alle sue spalle. Improvvisamente il pendolo del salone incominciò a suonare i suoi dodici rintocchi e fu in quel momento che le ritornarono in mente, in modo violento, le immagini di quel maledetto film. Il pendolo non cessava di suonare, era mezzanotte in punto, l’ora cruciale di ogni avvenimento terribile e spaventoso, proprio quello che stava accadendo a lei. In un attimo realizzò: erano lì per lei e le avrebbero regalato lo stesso destino di quel bambino del film. Con lo sguardo perso nel vuoto, agghiacciata dalla paura, continuava a fissare un punto indefinito davanti a lei, inerme. Prima o poi si sarebbe dovuta girare e affrontare l’orrore che l’aspettava. La mascella era dolorante, non ebbe nemmeno la forza di urlare per chiedere aiuto, la sua gola era secca come paglia. Prese coraggio, ma il suo era più un atteggiamento di arresa. Con movimenti incerti e lenti si girò. Quello che vide la raggelò ancora di più. Avrebbe voluto urlare, perché in quel momento avvertì un incontrollabile bisogno e forza di farlo, ma non lo fece, non ne fu capace. Davanti a lei, appoggiato alla parete, il suo piccolo uomo di otto anni dormiva in piedi con la testa addossata al mobile. Il cuore le batteva ancora forte. Incominciò ad avvertire una sensazione di caldo improvviso, sudando e respirando affannosamente, cercando di recuperare fiato. Sentì le gambe cedere, tremanti dallo spavento subìto pochi istanti prima, ma pian piano si avvicinò a suo figlio. “Andiamo a letto” sostenendolo a sé e con il timore di svegliarlo. In risposta il bambino farfugliò qualcosa di indecifrabile e mosse d’istinto le braccia per non essere disturbato nel sonno e lei lo lasciò fare. Gli rimboccò le coperte, gli stampò un bacio sulla guancia e ritornò in cucina. Bevve il suo bicchiere d’acqua, spense la luce e passò dal salone mentre attraversò il corridoio per ritornare in camera da letto. Con la coda dell’occhio guardò verso il pendolo visibile nella penombra, ma non scorse nulla. Adagiò la testa sul cuscino e chiuse gli occhi. La paura era cessata. Il giorno dopo la prima cosa che fece, fu togliere il suono al pendolo. Per un pò di tempo avrebbe fatto a meno di quei rintocchi, ma solo per qualche giorno, poi avrebbe rimesso tutto a posto. Forse.

18 Comments

  • Beltane64

    le pendole possono essere rassicuranti ma, a volte, anche terrificanti. Bello. Voto

  • claudia

    Ho letto questa storia, l aspetto che mi ha impressionato maggiormente è che è stata scritta in maniera così dettagliata che ad un certo punto ho iniziato a visualizzarla nitidamente nella testa.
    La seconda parte è stata quella che mi ha lasciata maggiormente con il fiato sospeso; ho immaginato me, in quella circostanza, stanza buia, suono del pendolo, molto agghiacciante, soprattutto a mezzanotte e soprattutto dopo aver visto un film d’ horror!
    Che aggiungere…mi è piaciuta davvero molto e con queste righe ho potuto vivere le ansie ed angosce che si possono provare in una situazione come questa ed il sollievo successivo nel valutare con la protagonista che la mente è molto malleabile e molte cose, soprattutto di notte dove la razionalità scarseggia, che non esistono, in certi momenti a noi sembrano la pura realtà anche se di reale c è ben poco!

  • Giulia

    Questa storia mi ha fatto venire i brividi. Faccio bene a non camminare a luci spente. 🙂 Voto questo testo.

  • claudia

    Lo voto anche se non amo gli horror. Il finale alla fine,sembra voler dire : di sera vediti un romantico e non un horror.

  • La Dama Velata 88

    Letto tutto d’un fiato. Una bella impronta Horror 😉 Brava Stella!

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