Il suo bambinello

Mentre saliva le scale diretta in soffitta, il fiato le diventava sempre più pesante:la vecchiaia o l’emozione? Eppure doveva andare, prima che fosse stato buttato via quanto vi si trovava!
Sarebbe dovuta andare via dalla casa che aveva abitato sin da quando si era sposata, tutto per colpa delle tegole che si erano sconnesse e, chissà da quanto tempo, avevano lasciato filtrare la pioggia che aveva danneggiato la parete. Insomma, ormai bisognava correre ai ripari e per fare questo bisognava svuotare la casa, iniziando, come avevano detto i figli, proprio dalla soffitta dove, per anni, aveva conservato cose che, da altrettanti anni, non aveva mai più cercato.
Lei aveva protestato
“Quella roba è mia! Ci sono anche le cose di quando eravate piccoli!”
“Ma dai, che ce ne facciamo! E’ tutta roba vecchia! Sarà piena di tarme e umida con la pioggia che è caduta. Stai tranquilla: ci pensiamo noi!”

Capiva che quella roba dovesse essere buttata via. Però aveva deciso che toccava a lei farlo: erano cose sue e non poteva lasciarle andare via senza dare loro almeno un saluto. Poiché i figli non le avrebbero permesso di salire la ripida scala verso la soffitta, aveva deciso di farlo mentre era sola.
Saliva e il suo fiato diventava sempre più pesante: vecchiaia ed emozione le facevano battere il cuore!
Affannata ed emozionata giunse in soffitta.
Sugli scatoloni e valige, ora ammuffite dall’umidità, tanto tempo prima aveva incollato dei pezzi di carta sui quali aveva scritto quel che ciascuno conteneva.
Con un movimento deciso, aprì il primo scatolone, ma l’odore sgradevole proveniente da indumenti, e borse la indussero a chiuderlo in fretta.
Con un rassegnato e silenzioso addio, lo mise da parte: il suo destino era ormai deciso.
Fece lo stesso con altri scatoloni. Vennero fuori indumenti che nessuno avrebbe più indossato, carte, vecchie bollette, quaderni dei primi anni di scuola dei figli che lei aveva conservato con tanto amore. Una valigetta conteneva i resti dei giochi dei suoi figli. Carezzò una bambola, un corpo di paglia, dentro un vestitino incolore, con arti e testa in ceramica. Poi, toccò quel poco che era rimasto degli altri giochi e quindi richiuse il tutto. In tre valigie e sei scatole aveva trovato tanta roba ora inutile, ma erano pezzi della propria vita che le procurarono nostalgia: avrebbe fatto bene a non salire!
Aveva riservate per ultimo due scatole sulle quali era scritto NATALE: ricordava cosa ci fosse dentro e poi tra pochi giorni sarebbe stato Natale!
Con trepidazione ne aprì uno: uscirono fili multicolori, palline, casette di cartone, lampadine colorate, una slitta trainata da Babbo Natale e altri oggetti con i quali, ricordò mesta, amava adornare la casa durante il periodo natalizio.
Poggiava tutto, alla rinfusa, sugli altri scatoli e allora si ricordò del suo Bambinello, ma lì non c’era. Aprì il secondo scatolone e ne tirò fuori i pastori, le mucche, una pecorella zoppa, un pastore che portava un capretto, uno zampognaro, la Madonnina in preghiera e S. Giuseppe, il bue e l’asinello. Trovò i Magi e una lavandaia.
C’era anche la capanna rivolta con la parete all’ingiù e sembrava il fondo della scatola.
Emozionata fece spazio su una valigia, vi poggiò la capanna su un angolo e mise al loro posto la Madonna, San Giuseppe, il bue, l’asinello, l’angelo che si appendeva sul chiodino che stava sul tettuccio e poi i pastori, le pecorelle, le casette, il ponticello e per ultimo, e da lontano, i Magi.
Guardò soddisfatta il proprio capolavoro ma… mancava Gesù Bambino! Dov’era? Il timore di non trovarlo le procurò un tonfo al cuore. Quel Bambinello era suo, solo suo: glielo aveva portato il padre un Natale di tantissimi anni prima, quando lei era piccolissima ed era stata molto malata!
Allora riprese lo scatolone, la sua mano perlustrò il fondo e lo trovò: era lì, adorabile, un tutt’uno con la sua mangiatoia di paglia gialla fatta di creta, con le mani grassottelle congiunte e lo sguardo celestiale che hanno tutti i neonati nella loro innocenza.
Lo strinse nel proprio pugno vecchio e lo portò alle labbra per dargli un bacio, poi lo posò tra il padre e la madre: ecco era il suo presepe, quello di sempre, di tutta la sua vita, e che aveva dimenticato, per anni, chiuso tra i tanti vecchi e inutili scatoloni.
Nella pace di quella soffitta, dove la luce filtrava attraverso le tegole sconnesse, si sentì come tornata a casa propria e non voleva ascoltare una vocina un po’ triste e un po’ severa che, dall’intimo del cuore, le chiedeva con dolce rimprovero:
“Ricordi da quanti anni non fai il presepe? Da quando hai smesso di credere alla dolcezza che la presenza del Bambinello sa infondere nella tua casa!”
Al Bambinello della propria infanzia avrebbe dato una culla del tutto nuova. Lo avrebbe sistemato in una tegola del tetto e lo avrebbe tenuto, per sempre, sul comò della propria camera da letto, in compagnia delle foto dei suoi cari che già si trovavano, di sicuro in cielo, insieme al suo amato Bambinello.

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