Il Dono

Tema: Librerie Impolverate

Bea camminava nell’appartamento ormai venduto; dopo anni vederlo quasi vuoto era davvero triste. I mobili erano stati portati via quasi tutti e in ogni stanza c’erano pile di cartoni. Le era sempre piaciuta quella casa, anche se piccola era molto accogliente, forse per l’amore che esisteva quando i suoi nonni erano ancora in vita. Continuava a girovagare come se volesse trovare a tutti i costi qualcosa che i nonni avevano lasciato volutamente per lei. Entrò in cucina e i ricordi che le affiorarono alla mente, le strapparono un sorriso nostalgico. Volse lo sguardo in alto verso il mezzanino. Ricordava che suo nonno ci andava spesso e lei gli domandava sempre: “Ma cosa c’è lassù?” e con grande curiosità aspettava che il dolcissimo uomo dai capelli bianchi rispondesse con la solita frase: “C’è un tesoro.” L’affascinava quella risposta, e anche se la stessa, ogni volta sapeva di magico. Di solito aveva visto scendere qualche provvista, ma sapeva che il nonno restava anche tanto tempo lì, ma per fare cosa? Assorta da quelle scene passate, prese la scala, l’appoggiò al muro e iniziò a salire. Girò la maniglia, spalancò la vetrata e salendo l’ultimo pianale, finalmente varcò la soglia della stanzetta. Era un po’ buia e non alta da starci comodamente in piedi. Sembrava vuota, ma l’odore di polvere e di vecchio le fece subito capire che c’era tanto da scoprire. Intravide una vecchia lampadina appesa al muro e una spina proprio in direzione di una presa, inserì lo spinotto e la camera si illuminò. Davanti a sé, vecchie bottiglie di vino e buste con addobbi natalizi. Girò la testa per guardarsi intorno e quasi si spaventò meravigliata da quello che i suoi occhi stavano ammirando. Uno scaffale pieno di libri padroneggiava su tutta la parete. C’erano enciclopedie, classici di narrativa, racconti polizieschi, romanzi storici e d’amore e tanti fumetti. Era una piccola libreria in cui regnava sovrana la polvere, vecchia d’annata come il vino. C’era un piccolo sgabello sulla destra, lo avvicinò e si sedette. Si sentiva davvero comoda e a suo agio e solo in quel momento capì il perché dei lunghi momenti trascorsi lì dentro dal nonno: quello era il suo mondo. Diede una rapida occhiata e fu un quaderno con un titolo scritto a penna “Poesie” che attirò la sua attenzione. Incominciò a sfogliarlo e si fermò su “Natale 1976.” C’era anche una foto in bianco e nero, ritraeva i suoi nonni e sua madre con i tre fratelli in tenera età. Lesse lentamente quelle righe e dopo pochi istanti, strinse al petto quel quaderno, rimanendo immobile a pensare, mentre i suoi occhi brillarono dall’emozione.

Arrivò il giorno di Natale, era passato poco più di un mese da quando avevano detto addio per sempre a quella bellissima casa di famiglia. Quel giorno aveva riunito a casa sua tutti i parenti, genitori, fratelli, sorelle, zii e cugini. Attimi prima del pranzo, dopo la preghiera, rivolse un pensiero a tutti i suoi cari riuniti a tavola. “Mi è capitato un regalo fra le mani e oggi desidero donarlo a tutti quanti voi.” Prese il quaderno e con la vecchia foto in evidenza iniziò a leggere: “Natale 1976. Ii na cosa sola ia disc, ca iè accssì bell a stà unit, tra frate, sore, npute, migghiere e marite. Iè bell assà sta cosa. Perciò ii vdigghe, vliddevi bbene, vlimmeci cchiù bbene, ca iosce stame e crà ci vole Ddì nu ngi n’sciame. Chess vuddigh no pi darve n’offese o nu dlòre, ma pircè vi vogghi bbene, cu tutt u’ core! U Nonn Pasquale.” Seguì un attimo di silenzio e poi riprese: “Vorrei che queste parole arrivassero anche ai più piccoli.” Così, stringendo a sè la sua nipotina tradusse la poesia: “Io solo una cosa devo dire, che è così bello stare uniti, fra fratelli, sorelle, nipoti, mariti e mogli. E’ troppo bello. Perciò vi dico, vogliatevi bene, vogliamoci più bene, perché oggi ci siamo e domani lo sa solo Dio. Questo ve lo dico non per offendervi o darvi un dispiacere, ma perché vi voglio bene, con tutto il mio cuore. Nonno Pasquale.” Tutti improvvisamente si strinsero nelle spalle commossi per quelle parole del loro caro. Seguirono lacrime e abbracci calorosi e sentiti, anche finalmente fra chi aveva atteso per troppo tempo quel gesto, trattenuto da un orgoglio stupido e infantile.
A fine giornata Bea salì fino in cima alla scala che finiva in un piccolo ripostiglio. Aveva fatto un pò di modifiche. I cartoni avevano lasciato posto allo sgabello e allo scaffale colmo di libri di suo nonno. Aprì il quaderno di poesie, cercò la famosa pagina e con immensa felicità, insieme alla vecchia foto, mise quella fatta in quel magnifico giorno con tutta la sua famiglia. Adesso erano davvero tutti uniti. Chiuse il quaderno e lo ripose sullo scaffale. Da lì a un mese, un anno o dieci, avrebbe tolto un po’ di polvere che si sarebbe posata, ma mai più avrebbe spolverato dalla sua anima, il caro ricordo dei suoi nonni e il meraviglioso dono di quel grande giorno, quelli, li avrebbe custoditi per sempre nel suo cuore e all’interno del suo piccolo, nuovo tesoro.

13 Comments

  • Giulia

    Una storia che mi porta indietro nel tempo. Quelle parole per sempre nel cuore. Bella storia. Voto questo testo.

  • luisa cagnassi

    Voto questo testo.
    Bella atmosfera natalizia, il senso vero dell’unione. Bello.

  • settegiornidifollie

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