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Sotto il cielo di Roma di Claudia Lo Blundo

Sotto il cielo di Roma

Tema: 7 foto per 7 giorni – Beatrice Maccelli

Si può camminare sereni solo perché il lockdown é finito? Sì, purché si sia protetti da quella sorta di nicab tanto demonizzato da buona parte della società sino a pochi mesi prima e che ora, pur se mistificato come semplice museruola, è invocato come unica fonte di salvezza per tutto il genere umano.

Il permesso era stato dato e uscire da casa, per molti, era divenuta non una necessità ma una sorta di liberazione.

”Ma dove vai?” La logica domanda di una madre preoccupata.

“Non lo so, ho bisogno di uscire!”

Doveva uscire, quasi fosse alla ricerca di qualcosa che ignorava: forse una risposta.

Sembrava che la città eterna fosse desiderosa di udire il rumore dei suoi passi.

Andava, vagava per la città vuota, senza una meta, così come può fare un viandante assetato alla ricerca di una pozza d’acqua.

Da quanto tempo camminava! Si era fatta sera!

Andare, vagare senza una meta nella speranza di liberarsi di un qualcosa che voglia esplodere dal proprio intimo dopo essere stato sepolto, compresso da altri sentimenti che la prolungata quarantena aveva procurato.

Senza rendersene conto la lunga passeggiata si era conclusa sul parapetto del bastione all’altezza di Ponte Vittorio Emanuele II, un luogo fatto apposta per ammirare la splendida visione di quella che era stata un’antica galera. Da lì si vedeva il Tevere mentre scorreva tra le due rive. Una volta affollato luogo di passeggio, di traffici leciti o illeciti, di riposo per senzatetto più o meno per scelta, il fiume, ora, era reso solitario da una legge indetta per il bene collettivo. In lontananza, maestoso, eterno, si stagliava Castel Sant’Angelo sormontato dall’Angelo vendicatore.

Una magnifica visione: i monumenti illuminati, il fiume che scorre placido, la sera quasi estiva. Magnifica visione che i suoi occhi guardano, ma non vedono perché lo sguardo è rivolto verso un infinito irraggiungibile, come verso l’infinito avevano vagato i suoi pensieri nelle notti insonni.

* * *

I gomiti poggiati su quel parapetto ripensava alle parole con cui Luigi aveva chiuso il loro rapporto durato circa tre anni, che si sarebbe dovuto concludere con un matrimonio e che invece…!.

“Mi dispiace ma… non so come sia successo, mi sono innamorato!”

“Ti sei innamorato? Ma… lei è… una ragazza, è più giovane di te, ma come puoi…?”

“Non so come sia accaduto, credimi, non mi era mai capitato prima di provare qualcosa di simile ma lei, lei è una ragazza fantastica, sento che non potrei più vivere senza di lei!”

Lacrime inutili, parole inutili mentre confessava senza pudori la propria impossibilità a vivere senza di lui.

Luigi era stato irremovibile e, senza nemmeno dire un ciao, si era allontanato da quel bastione, incurante che il freddo di quella vigilia di San Valentino stesse invadendo il cuore della persona alla quale aveva promesso di voler giurare amore eterno con il matrimonio.

Erano seguiti giorni di angoscia annullata, in parte, dal suo lavoro di commercialista. Poi un animaletto, anzi un insetto, un nulla, blocca il mondo e arriva il fermo: tutti chiusi in casa; un colpo per la sua emotività sempre sul punto di crollare. E poi quante evoluzioni in quei giorni. Stranamente il lavoro da remoto, la madre occupata tra la spesa e la cucina, la morbosità nell’ascoltare tutto ciò che era possibile ascoltare pur di sapere, capire, scoprire, tutto aveva contribuito a calmare il suo dolore che ormai appariva un nulla dinanzi le visioni di quei medici, infermieri, commessi dei supermercati, gente che lavorava, si ammalava, moriva e poi quella lunga teoria di camion nella notte nera, nera come il dolore più profondo. Nel suo animo era avvenuta una catarsi. La voglia di sopravvivere al proprio dolore e poi, anche la voglia di vivere. Ora da quel parapetto voleva dare un addio definitivo a ciò che aveva creduto fosse il suo vero amore.

Finalmente piangeva ed ecco un tocco leggero sulle spalle: un tocco delicato, come di chi non voglia farti spaventare.

Girarsi e trovarselo dinanzi era stato un tutt’uno.

“Luigi!” Uno sguardo sospettoso, un tono sospettoso.

“Sì, sono io, il tuo Luigi se mi vorrai ancora!”

“E… la tua ragazza?”

“Mi sono sbagliato, non si può andare contro quello che siamo. Marco, io amo solo te, ti ho sempre amato e, se potrai perdonarmi, io ti chiedo di sposarmi.

Marco lo guardava, non sapeva se piangere o ridere e intanto gli toccava il contorno del viso mentre lui gli carezzava il contorno della bocca.

“Vuoi?” La voce di Luigi era implorante.

“Sì, sì, lo sai!” La voce di Marco era raggiante.

Li unì un bacio prima timido poi più caldo.

Nella serata solitaria, sulla strada solitaria avanzava una vettura. All’interno la donna disse al compagno: ” Guarda quei due. Rallenta.” e mentre la vettura affiancava i due, gridò un festoso “Auguri!” Una volta avrebbe avuto un atteggiamento sessista ora non più.

Luigi e Marco fecero in tempo a dire “Grazie.”

La macchina era lontana la felicità era vicina. In silenzio si volsero a guardare il panorama.

“E tutto perfetto!” disse Marco.

“Grazie a te!” rispose Luigi,

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13 Risposte a “Sotto il cielo di Roma di Claudia Lo Blundo”

  1. Le votazioni si sono chiuse lunedì 29/06/2020 alle ore 23.59. Vi ringraziamo per i voti e i commenti dati ai nostri autori

  2. Bellissimo ed attuale questo tuo racconto: Luigi e Marco, la loro storia d’amore, in questo periodo Covid e la città eterna, ottima scelta cara Claudia, complimenti!!

  3. Sei sempre sorprendente, ormai lo sappiamo tutti. ora hai toccato il tasto della omosessualità con una mano quasi poetica, ma ne finale. Molto bello Claudia.

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