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Riflessi d’amore… nel Lungotevere di Panella Franca

Riflessi d’amore… nel Lungotevere

Tema: 7 foto per 7 giorni – Beatrice Maccelli

Marisa attendeva ogni estate come un sogno da vivere. Come la stagione dei principi azzurri sui loro cavalli bianchi. Era così da sempre.
D’inverno tratteneva tutta la vita che poteva… per viverla poi in tutta la sua pienezza, nello scorcio di anno in cui il sole le riscaldava la pelle, rendendola ambrata e bellissima.

Ora, ad occhi chiusi, seguiva quel filo che la collegava ai ricordi di un tempo. Le lunghe giornate al mare, le confidenze e le risate scambiate con gli amici distesi al sole. La musica di una chitarra lontana, le tavolate rumorose di ristorantini all’aperto, i balli, gli abiti a fiori e la luna…

Le mancava tutto l’atteso, tutto quello per cui aveva trattenuto la vita e che invece non era stato. Quando la nostalgia la prendeva con sé le tornava in mente un dolce motivo. Era una canzone che le ricordava un’estate di tanti anni fa.

Lei era una giovane donna, occhi lucidi di gioia e capelli biondi come seta. Lui un artista di strada. L’aveva conquistata con la sua chitarra e con quella canzone che improvvisava non appena lei passava.

Marisa non era incline a concedersi con leggerezza, quello però fu un incontro speciale e se ne innamorò, perdutamente.

Ricorda la sera in cui lo aveva conosciuto. Lei era a Roma, per i suoi studi sulla storia dell’arte antica. Quella sera, come sempre, raggiungeva il suo appartamento. Le piaceva fare quel percorso. Uno scenario magico, Castel S.Angelo e il Tevere illuminato, non rinunciava mai alla sua passeggiata serale.

Una musica che arrivava da lontano attirò la sua attenzione. Sulla sponda del fiume, più prossima a Castel S’Angelo, un gruppo di persone suonava e ballava. Una festa tra giovani. Marisa vi si avvicinò. La luna tingeva di fili d’oro i suoi capelli.

Da lontano qualcuno, il ragazzo più alto del gruppo, con la mano le fece cenno di unirsi a loro. Poi lo vide andarle incontro, la prese per mano e la condusse con sé. Marisa non aveva resistito, anzi era grata a quello sconosciuto, sentiva la musica la seguiva e si muoveva fluida, liberando i suoi pensieri.
Sorrideva finalmente… Jonas era un giovane studente spagnolo, artista per passione.

Quello fu l’inizio della loro storia. Marisa scrisse ogni sera una pagina di loro. Spesso non si accorgeva che le parole la costringevano a tirare fino a tardi…

Poi un giorno mentre lo attendeva al solito posto, proprio lì di fronte a quel Castello, testimone della storia d’amore e di passione di Tosca e Mario Cavaradossi, sentì sulla pelle le mani calde di Jonas.

Non sussultò, le dava pace il suo calore, con lui non doveva trovare parole per riempire il silenzio né agitarsi perché era un uomo. Con lui si sentiva al sicuro, non era certa che fosse un rapporto d’amore o di amicizia. Era e questo la saziava. Jonas pero’, senza dirle il perché, la lasciò per tornare subito a casa, per rientrare l’indomani in Spagna.

Marisa protesse quel sogno da qualsiasi livore. Così lo ricordò sempre con infinita tenerezza…

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