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Il cielo, la stanza e noi di Luisa Cagnassi

Il cielo, la stanza e noi

Tema: La ricerca della felicità

Autore: Luisa Cagnassi

immagine tratta da Pixabay
“La musica di ogni genere è da sempre la mia amica fidata, quella capace di trasmettere percezioni che non riconoscevo intorno a me; la compagna che infinite volte ha colmato la mia solitudine e, alle prime note, ho respirato ancora sublimi sensazioni”.
 
Bob Dylan ha rappresentato una generazione che cambiava, proprio come i Beatles o i Rolling Stone che, ciascuno a modo suo, hanno ispirato fantastiche parole nei testi.
Il mio mondo cominciava appena ad aprirsi alle mutazioni generazionali comprese quelle della musica pop in genere; però, ero ancora troppo giovane per comprendere a fondo i loro messaggi.
 
Li apprezzai più avanti, entrando in società, frequentando le prime discoteche.
Tuttavia, istintivamente, optavo per brani decisamente più romantici, che significassero qualcosa di speciale per l’anima, trasformandosi in una sorta di condivisione di sé, del proprio stato d’animo, o che parlassero d’amore.
Ecco perché vorrei raccontare la mia storia, e paragonarla a quella della musica tanto in voga a quei tempi, in particolare dagli adolescenti amanti del genere straniero. Perché, ancora oggi, si possano cogliere le miriadi di sfumature che le melodie ci sanno regalare tanto generosamente.
 
Anch’io ero una pietra rotolante, ma non lo sapevo riconoscere, non mi ponevo ancora quelle domande a cui non si trova mai una risposta appagante, ma la vita ti insegna.
Un’estate, mi trovavo al mare con mia madre e mio fratello. Evento straordinario, visto le rare volte che potevamo stare insieme.
Dodicenne io e quindicenne lui, ci aveva raggiunte ad Alassio, dove soggiornavo con mamma, per fermarsi qualche giorno con noi.
Sì, perché essendo i miei genitori separati, lui era rimasto a vivere con la nonna paterna, per necessità o per scelte che non ho mai compreso sino in fondo.
 
Quella mattina, nella stanza d’albergo che occupavamo, accadde un episodio davvero insolito, anzi, unico: ci sdraiammo entrambi nel letto, accanto a mamma.
Scherzosi, cominciammo a deriderla, scimmiottando la sua pronuncia con l‘inflessione di chi possiede origini russe. Dialettica ricca di esilaranti errori di coniugazione: doveva ancora imparare.
Io, abituata insieme a lei ad ascoltare musica di tutti i generi, leggera, classica e lirica, avevo iniziato a provare una particolare simpatia per alcuni brani di musica più moderna.
Ne sentivo quotidianamente la necessità, colmava la mia solitudine, mi faceva stare bene.
«Che ne sai tu di musica!» mi canzonava Francesco.
«Certo che ne so! Cosa credi? So anche cantare bene» risposi contrariata.
 
Da tempo avevo preso l’abitudine di memorizzare le canzoni e cantarle, mi piaceva un sacco. A scuola chiedevano spesso che mi esibissi, ero intonata e ricordavo tutte le parole dei testi.
«Sentiamo, allora, canta qualcosa di attuale.» mi spronò lui, piuttosto scettico.
Ero diventata rosso purpureo prima ancora di emettere e prime note, mio fratello mi metteva una soggezione pazzesca.
«Su, fa sentire come canti bene, non fare sempre sciocca!» m’incitò mamma.
Pensai velocemente a una canzone che fosse attuale, visto che Francesco credeva cantassi solo quelle dell’oratorio.
Avevo iniziato ad apprezzare le canzoni di Mina, mia preferita sin da allora.
“Il cielo in una stanza” uscita da pochi mesi, stava riscuotendo grandissimi successi e ne conoscevo il testo alla perfezione.
Tuttavia, non avevo mai provato a cantarla da sola, per cui mi prese un gran batticuore e non riuscivo a emettere un suono.
«Vedi che non sai niente? Non sai cantare..!» Mi prese in giro ancora Francesco.
Feci scorta di coraggio e di fiato e intonai…
 
quando sei qui con me, questa stanza non ha più pareti ma, alberi… alberi infiniti, quando tu… sei vicino a me, questo soffitto viola no, non esiste più, io vedo il cielo sopra noi…che restiamo qui…”
 
«Però, la mia sorellona è davvero: brava! E io che non le volevo credere» un lusinghiero
apprezzamento che lenì le mie ansie da debutto.
 
Da allora il ricordo di quella giornata, mi è rimasta dentro come un marchio di famiglia, una immagina intima, bellissima e indelebile, che nel riaffiorare alla mente, soprattutto adesso che, entrambi non sono qui vicino a ricordare, mi riporta indietro nel tempo.
E, a volte, quel “cameo” mi consente di ritrovare un attimo di assoluta felicità.

6 Risposte a “Il cielo, la stanza e noi di Luisa Cagnassi”

  1. Sì, Stella. Se voglio ritrovare momenti magici, ascolto canzoni o usica dei tempi passati, con mi a madre in particolare. E’ tutto cambiato nella mia vita, da quando non c’è più. Con mi fratello davvero pochi i momenti, siamo cresciuti distanti e frequentati pochissimo da piccoli, ma anche da grandi. Anche se sono sempre stata molto legata a lui. Grazie di cuore, Stella.

  2. Sicuramente il tuo ritorno a quell’ attimo di felicità sarà accaduto spesso, visto che si tratta di una canzone famosa. Ma a prescindere, quando si tratta di fratelli è facile avere ricordi felici.
    Brava Luisa

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