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Delirio di Cinzia Morea

Delirio

Che il campanello suoni a notte fonda non mi dà fastidio.
E come potrebbe? Sono morto.
Tuttavia preferirei che non lo facesse. I morti dovrebbero essere lasciati riposare in pace. Io dovrei essere lasciato riposare in pace.
È stato il paziente nel letto accanto al mio a suonare ed ora, prevedibilmente, inizia a urlare ma non si agita, è immobilizzato dal terrore. Lo vedo con l’occhio del barbagianni appostato sull’albero, fuori. L’occhio sinistro. Il mio occhio sinistro; me lo ha mangiato ieri notte ed ora è tornato per il destro. Ma è arrivato tardi, l’occhio destro se l’è ha preso il corvo lo scorso mezzodì. Il barbagianni dovrà accontentarsi di un pezzo di naso, di un labbro, o di un lembo di carne della gamba del mio vicino.
E’ per questo che urla: non capisce chi gli abbia messo nel letto quella cosa marcia, la gamba di un cadavere. Cerca di spingerla via da sé, giù dal letto ma non può farlo, è attaccata a lui.

Dovrebbe smetterla di urlare, e far tacere quel campanello. Non so cosa abbia da lamentarsi, vista dall’albero fuori, la sua gamba sembra abbastanza sana e, se anche fosse morta. è solo la sua gamba, non tutto lui.
Bene arrivano gli infermieri con il sedativo, penso che aumenteranno la dose. Non vedo mentre gli cercano la vena, il loro irrompere bianco e pesante nella stanza ha fatto fuggire il mio occhio sinistro, ha appena fatto in tempo a inquadrare il mio ventre, con la pelle nera, gonfia dei gas della putrefazione, prima di volare via.
Meglio, non è una bella vista.
Chissà come fanno loro, gli infermieri e i medici e anche quel pazzo del nuovo arrivato, a sopportare la mia presenza qui, devo puzzare parecchio. Se potessi mi alzerei e toglierei il disturbo, ma il mio corpo non è più, ormai, che vermi. Se provassi a spostarlo scivolerebbe giù dalle ossa e rimarrebbe sul letto a contorcersi. Dovrebbero essere loro a portarlo via, questa sarebbe l’unica cosa sensata da fare, ma da soli, pare, non ci arrivano e non posso dirglielo io, ho smesso di parlare da quando l’aria non passa più nella mia laringe.
Quindi rimarrò qui. Per lo meno il campanello non suona più. E comunque non mi importerebbe.
Sono morto.

14 Risposte a “Delirio di Cinzia Morea”

  1. nella sua forma breve e particolare, il testo affronta il tema della morte dal punto di vista di chi non è più. il protagonista vede, in buona sostanza, alcune delle imperfezioni del mondo dei viventi.

  2. Brava Cinzia, testo molto crudo e ben scritto nel suo genere. voto questo testo

  3. Un racconto crudo e macabro, ma scritto davvero bene! Voto questo testo!

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