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Il chiodo di Anna Cibotti

Il chiodo

All’uscita della scuola i bambini in attesa dei genitori riempivano di voci allegre la piazzetta del mio paese.
Scesi dalla bicicletta per evitare di investirne qualcuno e mi incamminai a piedi tra di loro sfiorando i loro zaini colorati.
“Che maschera metti a Carnevale?”, si chiedevano a vicenda.
Tra le varie risposte ne sentii una che mi colpì.
“Io volevo vestirmi da cowboy, il costume ce l’ho, ma la mamma mi ha fatto un cappello di cartone.”
Era amareggiato e gli amici ridevano a crepapelle.
Mi venne spontaneo dirgli che avevo io quello che gli serviva e che glielo avrei dato volentieri.
Venne a prenderlo la madre la mattina dopo.
Quel cappello marrone di cuoio appeso alla parete, era stato per anni un elemento decorativo e un ricordo.
Un bravo artigiano l’aveva fatto a mano con maestria e passione e mentre lo guardavo lavorare, a quella fiera di tanti anni fa, l’odore della pelle e la pregevole fattura, mi avevano spinta ad acquistarlo.
Ora c’è un chiodo d’ottone che brilla solitario.
E’ nudo come la bianca parete che lo ospita.
Non più nascosto da quel cappello di cuoio, crea intorno un’atmosfera di abbandono e solitudine.
E’ lo specchio della mia anima inquieta che il sorriso di un ragazzino maschererà con la sua gioia.

23 Risposte a “Il chiodo di Anna Cibotti”

  1. Il connubio tra solitudine e gioia mi ha ricordato certe canzoni brasiliane (una per tutte “A felicidade”), delicate e intense, proprio come questo racconto.

    La tristezza non ha fine
    la felicità, sì
    La felicità è come la piuma
    Che il vento porta per l’aria

    Per questo motivo voto questo testo.

  2. voto per il sorriso del bambino, val sempre la pena riuscire a vederne uno è capaci di riempire qualsiasi anima anche se si sente vuota

  3. Una nuova monumentale prova narrativa della bravissima Anna Cibotti che conferma una volta di più che non servono racconti fiume per toccare le corde più profonde dell’animo dei lettori. Bravissima davvero! 🙂

  4. Lo voto perché mi piace l’idea della solitudine assimilata a un chiodo che immagino suggerire: “Coprimi o estraimi…”.

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