Le vincitrici di Gennaio

Le vincitrici di Gennaio

7 giorni di follie

Le vincitrici di Gennaio

Gotico e Gelo sono stati i temi di questo inizio di anno e il 2018 ha portato tre nuove vincitrici per il mese di Gennaio.

Due tematiche che sono state interpretate dalle nostre Penne con la consueta dose di fantasia e maestria, dando ai lettori diverso materiale fruibile in questi giorni freddi e uggiosi. Quindi, se le temperature non sono state piacevoli, i testi presentati in gara, invece, sono stati decisamente meritevoli.

Partendo dal consueto terzo posto, Rossella Gallucci ha conquistato il podio con il brano Disgelo; al secondo troviamo il testo L’unico amore di Claudia Lo Blundo; mentre, ancora una volta, Maena Delrio ha catturato sia i giudici che il pubblico con Zang Li va a scuola.

Dunque è questo il nostro podio e queste le meravigliose Penne che sono state protagoniste in questo inizio di anno!

Ci rivediamo al prossimo contest.

Zang Li va a scuola di Maena Delrio

Zang Li va a scuola di Maena Delrio

Zang Li va a scuola

Tema: Gelo

Ao, così l’aveva chiamata. Una mattina le si era parata davanti sulla strada che conduceva alla scuola, con la sua folta pelliccia dorata, gli occhietti neri e il nasino schiacciato. L’aveva fissato a lungo, senza spostarsi di un millimetro, finché il bambino non le aveva dato un pezzetto del pane che teneva in mano. Solo a quel punto la scimmietta l’aveva lasciato passare. Ao era il diminutivo di Ao Man Te, arrogante: in fondo, con un caratterino simile, le calzava a pennello, non trovate?
Zang Li camminava a passo svelto sulla neve, lasciando dietro di sé impronte profonde. Sapeva che per arrivare a scuola avrebbe dovuto affrettarsi e uscire dalla foresta, e se non avesse aumentato il passo sarebbe arrivato in ritardo un’altra volta. Il maestro Chong non amava i ritardatari; e lui, nonostante non venisse mai sgridato data la particolare situazione in cui viveva, non aveva nessuna voglia di rischiare di sperimentare le punizioni che l’aveva visto infliggere ai suoi compagni. Per questo motivo rimase visibilmente seccato quando la scorse su un ramo: Ao era lì, in panciolle, in attesa che Zang facesse la sua comparsa.
«Ancora tu! Sciò, vattene, non vedi che sono in ritardo?»
La scimmietta saltò giù: era piccola, in altezza non gli arrivava al ginocchio. Eppure sapeva essere testarda e irritante come pochi. La temperatura era mite nonostante l’abbondante nevicata della notte precedente: il sole aveva fatto capolino dietro la montagna e scaldava i pochi centimetri di pelle del viso del bambino che non erano coperti dal pesante copricapo e dal mantello. Anche la scimmia sembrava a suo agio sulla neve, nonostante il gelo. Zang si chiese però se Ao non sentisse freddo, mentre affondava le zampette nel manto candido, ne prendeva una manciata e lo annusava, per poi assaggiare i cristalli con la punta della lingua.
I rinopitechi, è risaputo, sono scimmiette particolarmente curiose, e quella non faceva certo eccezione.
«Senti Ao, oggi non ho nulla per te. Nemmeno io ho fatto colazione, nonna Mei era ancora addormentata quando sono uscito, mi dispiace.».
Nonna Mei era la nonna materna di Zang. Aveva un’età indefinibile tra i settanta e i cento anni, ma alla domanda sulla sua data di nascita, nemmeno lei sapeva dare una risposta precisa. Fino a pochi mesi prima era stata bene; poi improvvisamente si era ammalata, e adesso era il nipote a doversi occupare di lei. Tutto questo raccontò Zang ad Ao quella mattina, mentre si faceva strada tra gli alberi.
La scimmietta pareva incuriosita dalla voce di Zang. Inizialmente lo seguì a debita distanza; poi, sempre più vicino. Cautamente gli si affiancò, si aggrappo’ al mantello e saltò sulla sua spalla. Il bambino si fermò: per quanto fosse di fretta, non potè fare a meno di sorridere. E fu ancora più sorpreso quando ricominciò a camminare, e Ao rimase lì dov’era, aggrappata alla sua schiena.
«Certo che sarebbe bello, poter raccontare ai miei fratelli di te, mia piccola amica»
Gli occhi di Zang si fecero tristi. Due grosse lacrime tracimarono dal bordo dei suoi occhietti a mandorla, e finirono per gelare sulle guance. Pensò alla sua famiglia, lontana, in Italia. Pensò ai fratelli che non aveva ancora conosciuto, se non in una fotografia scolorita; al termine che descriveva la situazione dei bambini come lui, i bambini “liushou”, quelli che i genitori emigrati lasciavano con i nonni perché portarli con sé era difficile, se non impossibile, a causa di una burocrazia lentissima e ingannevole. Glielo avevano spiegato prima di partire, sua madre e suo padre, e si erano tanto raccomandati che continuasse a studiare, affinchè fosse pronto, quando sarebbe arrivato per lui il momento di raggiungerli.
Invece erano passati quattro anni. In Italia erano nati Alessandro ed Elisa, i suoi fratellini, e i suoi genitori, pensava a volte, si erano dimenticati di lui.
Zang Li però non si era perso d’animo, e ogni mattina da quattro anni camminava per cinque chilometri, con qualsiasi condizione climatica, per raggiungere Shangri –La, dove lo aspettavano il maestro Chong e i suoi amici. E poi, i suoi fratelli mica potevano vantare l’amicizia con una scimmia!
Preso com’era dai suoi pensieri, il bambino non si accorse di essere quasi arrivato in paese. In lontananza si scorgevano i primi edifici, e ai lati della strada gli alberi di pero, con i loro rami spogli e ricurvi sotto il peso della neve, pareva volessero graffiare il cielo. Ao spiccò un balzo e atterrò al suolo con la stessa agilità con la quale era saltata sulla spalla. Zang si fermò e si volse a guardarla: i loro occhi si incontrarono per qualche istante, poi la scimmietta si voltò e prese a correre, zigzagando, sulla via del ritorno. Zang la salutò con un gesto, poi si passò la mano sul viso: il naso e le guance erano rossi dal gelo, ma ormai l’inverno era quasi giunto al termine e presto sarebbe stato tutto più semplice. E, forse, in primavera, mama e baba sarebbero venuti a prenderlo, e la famiglia si sarebbe riunita di nuovo, e questa volta per sempre.

Dedicato a “Fiocco di neve”

 L’unico amore di Claudia Lo Blundo Giarletta

 L’unico amore di Claudia Lo Blundo Giarletta

L’unico amore

Tema: Gelo

Il professore di psicologia era attorniato da un gruppo di giovani studenti che sembravano molto interessati a scoprire come, a livello personale, si potesse mettere in pratica l’argomento che aveva trattato durante la sua lezione: l’incomunicabilità, l’incomprensione, i muri che essa genera e il gelo che essa produce.
“Perché il gelo? Che cosa c’entra con l’incomunicabilità?”
Il prof. aveva guardato la giovane allieva; avrà avuto 15 o 16 anni e, notò ancora, aveva sempre lo sguardo triste, che, se anche si apre al sorriso, poi torna alla sua staticità abituale: la tristezza!
“Il gelo è la parte più disastrosa dell’incomunicabilità, o, se vogliamo, dell’incomprensione. Che cosa accade a chi si trova su una lastra di gelo?”
Una risposta corale lo sommerse.
“Si scivola”
“Infatti! Si scivola e, se la lastra si trova in un pendio, si scivola a valle ed è inutile tentare di risalire; occorre aspettare la primavera e il disgelo. Se c’è incomprensione ci si può chiarire, se c’è incomunicabilità si può ancora aprire, come dicono i politici, un tavolo per le trattative. Ma, quando cala il gelo, allora è come se le due persone interessate si girassero le spalle e finissero per ignorarsi.
Non so se sono stato esauriente?”
L’allieva annuì
“Sì, sì grazie!”
Poi il gruppo si disperse e ciascuno tornò a casa propria.
Le parole dell’insegnante continuavano a roteare nel cervello di Eliana: il gelo!
Era quello che lei da anni sentiva in cuore. Forse aveva ragione il suo insegnante. Prima si era chiusa a riccio, poi aveva smesso di parlare e infine aveva dato un taglio netto e non aveva più parlato con sua madre, anzi: l’aveva ignorata.
Dovette difendersi: la colpa era stata di sua madre.

* **

“Io voglio la mamma!”
“Perché? Non sei contenta di stare con me Forse ti tratto male? La nonna è come la mamma e ti vuole bene ugualmente!”
Eliana non ammetteva repliche al suo dolore. Era troppo piccola per accettare che la madre e il padre la lasciassero con la nonna per andare a lavorare in Svizzera, ed era troppo piccola per capire che quel sacrificio le avrebbe consentito un futuro sereno: una casa di proprietà, un titolo di studio e un futuro migliore del loro.
La nonna ormai lo sapeva: doveva sopportare i pianti della nipotina per due o massimo tre giorni e poi la bimba si sarebbe riadattata, fino al prossimo rientro della figlia.
Una volta Eliana ebbe la sorpresa di rivedere i genitori dopo solo alcuni mesi di lontananza, ma non erano soli, scoprì di avere un fratellino, nato da poco meno di un mese.
Quando, qualche tempo dopo la madre tornò in Svizzera, anche il fratellino andò con lei: era troppo piccolo aveva bisogno della mamma!
“Anch’io sono piccola e voglio andare con la mamma!”
“Non sei piccola, hai cinque anni. Tu puoi stare con me e io ti comprerò tutte le cose buone che vorrai!”
Infine Eliana trovava conforto nell’unico abbraccio che le rimaneva, quello della nonna.
Finalmente con sua grande gioia, i genitori tornarono definitivamente ed Eliana scoprì di avere una nuova sorellina, nata anche lei in Svizzera.
“Aspetta, la mamma sistema la casa e poi anche tu andrai da lei.”
“Aspetta tuo fratello e tua sorella danno troppo da fare a mamma tua, poi andrai da lei.
“Figlia mia, vedi, la nonna diventa vecchia, aiutala, Eliana, rimani da lei!”
Eliana non era più piccola e qualcosa iniziò a spezzarsi nel suo cuore di adolescente.
La madre non le voleva bene, preferiva gli altri due figli? E allora non sarebbe andata più da lei.
Inutili le spiegazioni della nonna e la rassicurazione che la mamma le voleva bene.
Tutte parole inutili
Prima un sordo rancore la indusse a trattare male la madre e i fratellini, poi i suoi silenzi e le risposte a mono sillabe alle domande della madre e infine il rifiuto ad andare da lei: aveva sempre qualcosa da fare, da studiare, da uscire, le amiche, o altro.
Aveva bisogno della madre, voleva essere coccolata da lei, voleva abbracciarla ed essere abbracciata e invece ogni giorno innalzava tra loro due un muro.

* * *

Le parole dell’insegnante le rimuginavano in testa ma andavano solo verso una direzione: se avesse avuto dei figli, non li avrebbe mai lasciati alla nonna.
Il gelo e il disgelo.
Il professore aveva parlato di disgelo, di attesa della primavera, ma lei non poteva aspettare, non si trattava di aspettare il sole primaverile ma qualcosa o qualcuno che avrebbe potuto aiutarla.
Sapeva di non essere l’unica in paese a essere cresciuta con i nonni mentre i genitori erano a lavorare all’estero, ma perché si era sentita abbandonata? Aveva creato un muro che lei sola ora poteva eliminare.
Aveva coltivato la rabbia, di quello si era trattato, e poi era diventato rancore e infine una lastra di ghiaccio. Chi avrebbe potuto aiutarla?
Forse la nonna, l’unica persona che l’avesse veramente amata.
Oddio, ricominciava?
No, non l’unica che l’avesse amata, perché in fondo al cuore sapeva che la madre l’amava, ma l’unica dalla quale lei si era veramente sentita amata: la nonna!

Disgelo di Rossella Gallucci

Disgelo di Rossella Gallucci

Disgelo

Tema: Gelo – Gotico

Il gelo della stanza non dava tregua, nonostante il caminetto acceso. Lisa era seduta in poltrona da più di un’ora, lo sguardo fisso sul braciere, come compagno soltanto lo scoppiettio del fuoco e, di tanto in tanto, un piccolo tonfo causato dallo spostamento della legna.
Il pomeriggio si presentava lungo e lento, nell’attesa che l’elettricista arrivasse a riparare il guasto che, dalla sera precedente, la teneva al buio e al freddo, completamente isolata dal resto del mondo. Aveva deciso di fare una pausa dai suoi pressanti impegni di studio e passare una settimana nella casa di campagna dei genitori, completamente sola. La verità non era soltanto quella: non voleva ammettere a se stessa che la sua relazione con Marco stava naufragando. Era stanca di lui, dei suoi sotterfugi, delle sue bugie. Era stanca di dover sempre aspettare che fosse libero, di tutte le feste comandate passate ad aspettare una sua chiamata che quasi mai arrivava. Marco era sposato e la loro storia era iniziata due anni prima con la promessa da parte di lui di risolvere al più presto la sua situazione. Dopo i primi tempi, le sue attenzioni si erano diradate e Lisa vedeva sempre più sfumare la speranza di poter avere finalmente una normale vita di coppia. Ma nonostante questa consapevolezza, non riusciva a lasciarlo.
Un lampo squarciò il cielo dividendolo in due e illuminando per un attimo la stanza a giorno, seguìto subito da un tuono così intenso da far tremare il pavimento e le pareti, come fosse un terremoto. Lisa sobbalzò e subito fu in piedi davanti alla finestra del grande salone a guardare, impotente, gli alberi contorcersi in una danza inquietante, con i possenti rami a toccare la terra per poi ritornare su. E mulinelli di foglie girare all’impazzata su se stessi e subito un’ondata di pioggia battente come non aveva mai visto. Vide comparire nel terreno, in pochi attimi, pozzanghere grandi come crateri, che sembravano risucchiare verso il centro della terra tutto ciò che era lì intorno. D’improvviso era scesa la notte, Lisa cercò di capire che ore fossero, dato che aveva perso la cognizione del tempo, quando il pendolo batté le 15:00. “Caspita, com’è possibile che sia già così buio?” E in quel preciso momento pensò che per l’elettricista sarebbe stato impossibile arrivare fin laggiù con tutta l’acqua e il fango che avevano reso la strada inaccessibile. Un brivido le attraversò la schiena. Il vento continuava a sibilare tra gli alberi e i vecchi infissi della casa, scricchiolii provenivano dal pavimento in parquet del piano di sopra. Dalla finestra, una luna sfocata sorrideva in un ghigno sinistro. Un lampo mostrò una maschera orribile, come “L’Urlo” di Munch. la ragazza si appiattì nella poltrona, incapace di qualunque movimento. Anche il fuoco, non più alimentato, si era spento. La stanza adesso era immersa nelle tenebre. Si sorprese a pensare di come, a volte, ci si possa ritrovare in situazioni paradossali e di quanto la vita fosse stupida a non dare sempre una seconda possibilità. Un tintinnio di vetri nella stanza da letto, come un bicchiere che cade, mentre occhi di fuoco e ghigni spaventosi la osservavano da fuori, freddo pungente e un tremore continuo in tutto il corpo, e infine un torpore che assomigliava più a uno stato di catalessi.

Lisa sollevò la testa dalla scrivania, si stiracchiò e fece scrocchiare le dita delle mani, cercando di mettere a fuoco luogo e pensieri. Si alzò di scatto e guardò subito verso la finestra, alla ricerca della maschera che l’aveva tanto spaventata. “Era un sogno!” pensò sollevata. Rabbrividì all’idea, poi si diresse barcollando verso la cucina, si preparò una tazza di tè e tornò alla scrivania. Doveva riprendere il lavoro sulla tesi di laurea in letteratura inglese, interrotto dal sonno. “Accidenti a me e a quando ho scelto il romanzo Gotico come argomento. Mary Shelley e Walpole mi hanno suggestionato abbastanza. Mi sembrava davvero di essere un personaggio dei loro romanzi, mi sono spaventata a morte. E poi sento tanto freddo. Eppure è tutto acceso. È una sensazione che mi viene da dentro e mi dà un tremore in tutto il corpo.” Si alzò di nuovo, si appoggiò un giaccone sulle spalle e si diresse, decisa, verso la porta di casa. L’aprì e solo allora si rese conto che fuori c’era ancora il sole. Il gelo che aveva dentro pian piano si dissolse. Istintivamente pensò a Marco. Si accorse che, in quel momento, il suo pensiero non faceva più così male. Forse era solo un primo passo verso una nuova consapevolezza. O forse no. Una cosa era certa:improvvisamente non sentiva più il freddo nelle ossa e, per la prima volta dopo tanto tempo, si sentiva benissimo. Si avviò verso il parco che circondava la casa, facendo il pieno di suoni e colori.
“Sta arrivando la primavera” – pensò sorridendo.

Gelo e Gotico, i temi di gennaio

Gelo e Gotico, i temi di gennaio

7 giorni di follie

gelo e goticoGelo e Gotico, i temi di gennaio

Siamo arrivati al dunque e Gelo e Gotico si sono attestati al primo posto, diventando entrambi i temi di gennaio.

La settimana era iniziata vedendo Gotico in testa fin da subito, segno evidente che alle nostre Penne la tematica ha subito fatto scattare delle scintille creative. Tuttavia, nel giro di un paio di giorni, Gelo è risalito clamorosamente, diventando in breve tempo il tema preferito. Ma tutto è cambiato proprio nelle ultime ore che precedevano la chiusura del sondaggio e, con un colpo di coda, Gotico ha raggiunto Gelo, aggrappandosi saldamente alla prima posizione.

A pensarci bene, unendoli, si potrebbe produrre un testo decisamente interessante, in grado di far rabbrividire molti dei nostri più affezionati lettori. In ogni caso, le nostre Penne potranno scrivere un testo solo, due testi, entrambi dedicati a un argomento, oppure scrivere un unico brano che li comprenda entrambi.

Ad ogni modo, per questa settimana, le nostre Penne potranno scegliere liberamente fra i due argomenti proposti, ricordandosi sempre che c’è un massimo di 5000 battute (spazi inclusi) consentite e che l’appuntamento con i lettori, invece, sarà per la prossima settimana.

Ci rivediamo il 21 gennaio, giorno in cui verranno pubblicate le creazioni dei nostri autori sul blog.