Omologazione ed uniformità. Un’ossessione post moderna di Antonella Di Leonardo

Tema: L’altro

L’altro è diverso da me, devo prenderne atto.
Ha pensieri, desideri aspettative diverse dalle mie. Veste in modo diverso da me. Non condivido il suo modo di tenere alzato il colletto della polo e i suoi jeans sforbiciati. Il suo modo di parlare e di scrivere (se possiamo definire scrivere picchiettare sui tasti di un cellulare parole come “okkio ”) spesso mi irrita. Eppure devo accettare la sua diversità e non pretendere di farne una persona uguale a me, né tantomeno, sentirmi obbligata ad imitarlo.
L’omologazione e l’uniformità sono i mali o meglio, l’ossessione delle nuove generazioni. L’imperativo è vestire tutti allo stesso modo, ascoltare tutti la stessa musica, bere tutti la stessa cosa.
Abbiamo lasciato alle nostre spalle la fantasia, la voglia di esprimerci e di apparire per quello che siamo. Ci siamo convinti che essere uguali sia necessario, che se non ci uniformiamo verremo emarginati, che andare “in direzione ostinata e contraria” sia un male.
I più estremisti arrivano al punto di impedire ad altri membri del gruppo di bere o mangiare qualcosa a loro non gradito. Non stupitevi, mi è capitato di vedere anche questo.
Tempo fa su un treno mi è capitato di assistere ad una conversazione tra due ragazzi diretti a Gardaland. Uno dei due insisteva affinché l’altro salisse sulle montagne russe. L’altro sosteneva timidamente di non sentirsi di farlo. Ancora oggi mi domando come sia finita la storia. Mi auguro che il ragazzo che non voleva salire sulle montagne russe non sia stato costretto a farlo e che l’amico abbia capito, che abbia provato un po’ di empatia, che si sia messo nei panni dell’altro, che abbia compreso che non è necessario fare tutti la stessa cosa, anche tra amici e che comunque non abbia rinunciato al suo desiderio.
Rispettare l’ altro è fondamentale. Dobbiamo accettare la diversità. Dobbiamo lasciare all’altro la libertà di fare cose che noi non faremmo e la libertà di non farne altre che noi faremmo.
Dobbiamo lasciare all’altro la libertà di credere o non credere, di avere fede o di non averne, di essere attratti dall’altro sesso o dal proprio, di nutrirsi di carne o di vegetali senza per questo demonizzare chi non è o non la pensa come noi. Non siamo migliori solo perché il nostro arrogante e smisurato Ego ce lo fa credere.
Dov’è il rispetto quando si arriva ad aggredire un essere umano perché si nutre di carne o perché indossa una pelliccia? Dov’è il rispetto quando si picchiano due ragazzi dello stesso sesso solo perché camminano tenendosi per mano?
Le nostre certezze non sono le certezze di tutti e non dobbiamo gettarle in faccia all’altro con disprezzo.
A volte le parole, anche scritte, sembrano frammenti di roccia scagliate con violenza contro chi percepiamo diverso da noi. Sembrano schiaffi che si abbattono con forza su chi non la pensa allo stesso modo.
Ogni giorno qualcuno o qualcosa cerca di annullare la nostra spontaneità e quel che è peggio, pretende di essere nel giusto.
Rivendichiamo il diritto di percorrere una strada diversa. Comprendiamo che ogni essere umano è diverso dall’altro e che questo non esclude che ci possano essere dei punti di contatto.
Mettiamo da parte l’arroganza e la presunzione e cominciamo ad apprezzare la diversità.

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