La stella che ferisce di Claudia Lo Blundo Giarletta

Tema: Lei

Qualcosa mi ha svegliata all’improvviso; mio marito è appoggiato allo stipite della persiana
Gli vado vicino.
Fa caldo in questa notte di agosto senza luna e la visione delle stelle, che spiccano vivide nella volta scura del cielo, coinvolge il mio cuore nella stupenda scoperta che esiste la magia dell’universo. Non sono sentimentale per natura: il sentimentalismo mi sembra solo smanceria. Eppure, adesso, un infantile desiderio mi invita a riposarmi in questa specie di pace mai provata. Per un attimo mi sembra di essere in attesa di una risposta a una, non richiesta, ricerca di indefinibile e indefinito.
Mio marito non guarda le stelle ma la villa dei Vizzini.
C’è la luce accesa nella camera della più piccola dei nuovi vicini di casa. Con che animo la Vizzini si alzerà per far addormentare una bimba di tre anni, figlia dell’ex amante del marito che, non so per quale motivo abbia accettato di accogliere in casa: di sicuro per opportunismo per non creare traumi ai figli.
Torno a letto, mio marito, invece, rimane alzato.
Cosa vuole mio marito? Da anni è sempre immusonito, già, da quella sera in cui scoprii, dietro che aveva un’amante.
Mio marito mi ha tradito con una donna più giovane di me. Per fortuna la Titty, la mia più cara amica, mi ha informata in tempo e mi ha detto di averli visti, talvolta, ai giardini pubblici. Così, un pomeriggio di nove anni fa, nel momento in cui mio marito stava per uscire per la sua solita passeggiatina distensiva, come diceva lui, gli ho detto che ero pronta per uscire con lui. Non ha avuto la presenza di spirito di rifiutarsi di uscire. L’ho visto titubante, poi ha preso il quotidiano e ci siamo diretti ai giardini pubblici: lì ha scelto di sedersi su una panchina un po’ appartata, l’ho accontentato, anche se preferisco sedermi vicino la vasca dei pesci.
A un tratto l’ho vista: doveva essere lei perché più guardava mio marito con uno sguardo interrogativo e ancor più mio marito teneva lo sguardo incollato sul giornale.
Poi un bambino cadde mentre correva e lei disse,: “Poverino!”
E io: “E’ solo un gioco!”
E lei: “Sì, ma è un gioco che dura tutta la vita, perché sempre, chi cade, rimane indietro!”
Ed io: “Solo se lo si vuole: solo se la caduta non insegna su come evitarne altre.”
La feci sedere, vidi che era incinta e mi disse che il padre era un uomo già sposato
Mi rivolsi a mio marito: “Senti? Questa giovane aspetta un figlio da un uomo già sposato. Che mascalzone. Pensa se lo sapesse la moglie!”
Mio marito mi sorprese: “Se intanto non lo sa vive tranquilla!”
Continuammo a parlare e l’indomani, mentre mio marito preferiva rimanere a casa, tornai al parco, sicura di trovarla. Tornata a casa raccontai dell’incontro a mio marito e dissi di averla convinta che quell’uomo non avrebbe mai lasciato la sua famiglia.
Non so se mio marito abbia capito che l’ho scoperto, ma il suo sguardo è diventato vuoto ed é sempre taciturno, si ravviva solo quando vede i nostri nipotini.
Son trascorsi nove anni e torniamo spesso al parco.
“Quel…bambino avrà nove anni. Chissà come sarà!”
Ma cosa vado a pensare?
Mio marito ha alzato il volto verso il cielo; anch’io, dal mio letto, riesco a vedere un lembo di cielo. E’ blu, costellato di stelle. Una di loro parte da lassù, penetra nel mio cuore come una lama che, mentre ti ferisce, ti lascia inebetita perché dovresti provare dolore, ma, strano, non lo avverti, nonostante tu sappia che tra breve un grido di dolore uscirà dalle tue labbra.
Io… oltre che opportunista sono stata anche cattiva.
No! Non é vero! Ho tenuto unita la mia famiglia per amore dei suoi figli.
I suoi figli!
Oddio, anche quell’altro era… un suo figlio, e io…, io gli ho impedito di amare quel terzo figlio.
Ecco la lama che ha colpito il mio cuore!
A un tratto una rivelazione si fa strada nella parte più intima di me, che ho tentato di ignorare durante questi anni: la mia sensibilità.
Mio marito non potrà mai più essere felice, e comprendo la causa del suo tormento: sono i suoi sensi di colpa, il suo rimorso per non aver mai avuto il coraggio di cercare suo figlio.
Non ha saputo ricorrere al suo senso di responsabilità e mettersi contro me o i nostri figli.
Ecco il perché del suo sguardo perduto nel cielo nelle notti stellate: è in una ricerca di se stesso.
Capisco il perché delle sue passeggiate al parco. Le ho sempre odiate e temute perché immaginavo che gli servissero per rivivere i momenti vissuti con Paola: le sue passeggiate che si intensificano, ogni anno, durante il mese di maggio.
Maggio!
Il mese in cui sarebbe nato il suo terzo figlio. Capisco ora i suoi silenzi e il suo sguardo perso nel vuoto, da quella sera di nove anni fa.
La Vizzini ha voluto veramente bene a suo marito, gli ha dato la possibilità di stare vicino alla figlia. Invece io non ho capito e lui ha sofferto in silenzio, e chissà cosa pensa adesso, mentre sa che sono sveglia.
Forse implora le stelle che io capisca il suo dolore e le prega di fargli incontrare, anche solo per una volta, Paola e, accanto a lei, per poterlo finalmente conoscere, suo figlio!

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