La strada della vita

Tema: Fegato Cuore Cervello

“Come si sente Adele?”, la voce le arrivava lontana, offuscata come l’immagine che cercava di mettere a fuoco.
La vista ancora annebbiata, le permetteva appena di scorgere la sagoma di un uomo di mezza età, alto, bruno, con un camice bianco sbottonato.
Cercò di voltarsi per vedere meglio, ma un fitto dolore le punse l’addome e il fianco destro.
“No, non ancora, dia il tempo alla ferita di rimarginarsi.”riprese la stessa voce.
Adele si rimise supina.
L’anestesia era quasi svanita, si toccò il ventre, ora ricordava la sua scelta.
Non si sentiva un’eroina e nemmeno diversa.
Era stata molto combattuta, oltre che turbata, quando venne a sapere che suo padre aveva urgenza di un trapianto di fegato.
Non erano mai stati sulla stessa lunghezza d’onda, lei e suo padre.
L’aveva ignorata per anni, a volte era presente con il corpo ma mai con la mente: c’era sempre qualcosa prima di lei o di sua madre, prima il lavoro poi la sua amante.
Quindi, quando seppe della sua malattia avrebbe solo voluto dimenticare.
Tutto.
Il passato, il presente, il futuro, se mai ce ne fosse ancora stato uno.
Per giorni non riuscì a pensare ad altro: il cervello le inviava messaggi di un “no” assoluto, il cuore trasmetteva segnali contraddittori, mischiando i momenti sereni a quelli sofferti.
La giornata al mare quando lui tentava di insegnarle a nuotare e lei schizzava acqua tutt’intorno senza muoversi dal bagnasciuga…
Oppure in campagna a raccogliere ciliegie, mentre rideva quando lui le mangiava direttamente dall’albero invece di raccoglierle…
Bruciavano lì nel petto e riecheggiavano ancora nelle orecchie le sue urla quando buttava a terra i piatti per un nonnulla…
Il dubbio sulla decisione da prendere appannava mente ed emozioni.
Sapeva di essere compatibile e questo non migliorava la scelta.
Poi, prese il telefono.
“Domani sono da voi per il trapianto, ad una condizione: non voglio sapere nulla del ricevente e dell’intervento, e il ricevente non deve sapere di me” disse alla voce che l’ascoltava.
“Come desidera, a domani” fu la risposta.
Si sentiva sollevata mentre si domandava perché l’avesse fatto.
Non c’era risposta, cervello e cuore non sempre vanno pari passo, ma poi sanno unirsi nella strada della vita per fare i passi migliori.
Provò a sedersi sul letto, ma dovette desistere, si ricoricò, avrebbe voluto essere già fuori di lì.
Dimenticare, dimenticare, dimenticare.
La malattia, l’intervento. Lui.
Si riprese in fretta nei giorni successivi e ben presto venne il giorno delle dimissioni.
Non aveva più avuto notizie dell’intervento e delle condizioni di salute di suo padre.
Si dirigeva verso l’uscita, si fermò per un attimo difronte ad una porta chiusa, quasi immersa nel buio.
“É la camera del ricevente…” bisbigliò appena all’infermiere che l’accompagnava.
“Sì”.
“Come…sta?” si ritrovò a chiedere.
“Lo sa, non potrei dirglielo, e poi, era una delle sue condizioni”, ribatté l’infermiere.
“Ha ragione. Ma infondo…è mio padre” disse senza rendersene conto.
“Bene, bene. Fra qualche giorno sarà dimesso anche lui. La sua vita sarà del tutto nuova, grazie a lei”.
Adele abbassò lo sguardo e abbozzò un sorriso.
Ora anche lei avrebbe avuto una vita nuova.

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