Bip… Bip

Tema: Cuore-cervello

Nella camera si udiva solo un leggero brusio, nessuno voleva disturbare l’uomo disteso sul letto.
S7u una sedia, seduta a fianco a lui, la figlia gli carezzava una mano; ferma, muta, gli occhi impegnati in un vano tentativo di trattenere le lacrime che continuavano a scivolarle silenziose sul viso. Quante cose avrebbe voluto dirgli e invece aveva paura che anche solo pronunciare parole di affetto avrebbe potuto far male all’uomo che per lei era stato il più importante della sua vita.
Bip…Bip…Bip…!
L’apparecchio attaccato all’uomo per controllare la frequenza cardiaca il tracciato e saturazione rilasciava quel suono costante: finché avessero udito quel suono, i presenti avrebbero saputo che il loro caro era tra loro.
Sguardi furtivi rivolti al grafico dell’elettroencefalogramma che saliva e scendeva dava la conferma che il cervello era ancora attivo.
Quanto tempo sarebbe durato quel bip bip? Quando sarebbe cessato? Nessuno lo sapeva
Lo sapeva il cuore dell’uomo, o meglio, lo sperava: al più presto!
All’interno dell’involucro che lo conteneva da così tanto tempo, il cuore era ormai stanco di proseguire a pompare. Aveva lavorato troppo; aveva permesso al sangue di entrare e uscire dalle sue porte senza nemmeno chiedergli il permesso per andare su e giù. Ora desiderava solo smettere, chiudere le sue porte e far cessare quel bip…bip…che gli procurava ansia.
Basta!
Facile a dirsi. Non poteva!
Il suo eterno nemico, il cervello, era ancora sveglio. Ma perché, anche lui, non faceva il bravo come aveva fatto il fegato! Ecco, prendi esempio dal fegato: una bella cirrosi epatica e voilà, era andato via.
E il cervello?
Forse la colpa era sua, si accusava il cuore: quando in passato il cervello lo aveva fatto arrabbiare, avrebbe dovuto fargli arrivare meno sangue, mica tanto, un piccolo rialzo in una venuzza, non per forza una vena grossa, e dopo, sua maestà il cervello avrebbe capito chi fosse più importante: lui o il cuore?
Ma, lui, il cuore, era sempre stato troppo bravo e non si era mai comportato male. Non era nelle sue corde essere cattivo! Semmai cattivo era il cervello.
Quanti ragionamenti aveva fatto il cervello!
E non solo quello! Aveva sempre preteso di prendersi i meriti per le buone parole, le buone azioni, i buoni sentimenti che invece, lui, il cuore aveva formulato.
A un tratto il cuore si rese conto di quanto fossero state inutili tutte quelle lotte: era giunto il momento di chiudere il suo giro di boa: doveva solo smettere di pompare sangue.
Facile a dirsi, visto che non dipendeva solo da lui, anche se era così stanco, anche se que bip bip gli rovinava quei momenti che avrebbe voluto vivere nell’assenza tranquilla del nulla.
Cosa stava udendo? Il sangue gli faceva udire una nenia?
No! Era il cervello che stava trasmettendo immagini e suoni, e il cuore provò una forte malinconia: quella voce, quelle immagini erano di colei alla quale da piccolo aveva giurato amore eterno: la prima donna che avesse amato; era il ricordo di sua madre, il grande amore della sua vita.
Non si rese conto che il bip bip nello schermo aveva leggermente rallentato facendo preoccupare i presenti.
Ma il cervello gli mostrava altre immagini, e musiche, e parole: quella che lo emozionava adesso era l’altro grande amore della sua vita, quello per il quale il cuore giovanile aveva battuto all’impazzata quando l’aveva vista al suo fianco rivestita di una nuvola bianca.
Il bip bip accelerò, era insistente, forte.
I parenti presenti nella stanza pensarono che, così vecchio e malato chissà, chissà come stesse soffrendo il loro caro.
Invece il cuore non soffriva, era estasiato da ciò che il cervello gli mostrava: un frugolino roseo, sua figlia; il vero grande amore della sua vita, colei che stava stringendo le mani a quel corpo ormai quasi senza vita.
Una sorta di pace invase il cuore e, per la prima volta, rivolse un pensiero di gratitudine al cervello.
“Quanto siamo stati stupidi a lottare tanto. Avremmo dovuto comprendere che il cervello non può esistere senza il cuore e il cuore non è nulla senza il cervello. Immagini, suoni, parole non sono nulla senza le emozioni che fanno palpitare il cuore, e il cuore non saprebbe per cosa palpitare se il cervello non gliene desse l’occasione. Ma sai cosa ti dico: ora possiamo andarcene entrambi felici perché abbiamo provato le emozioni più belle: quelle che dà l’amare.
Amare! Bisogna essere in due per amare e noi abbiamo amato in due.
Sono felice e so che anche tu lo sei e allora…non ti dispiace se.. mi fermo? Sono finalmente felice ma anche tanto stanco… scusami… addio!”
Bip…biiiiip…biiiiiiiiiip…..b!

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