Sogno di Natale di Gabriella Grieco

gabriella grieco24 dicembre
Fa freddo. Fa tanto freddo. Devo preparare la casa per mio figlio. Quando arriverà non potrà certo trovare questo gelo.
Sembra il villaggio di Babbo Natale, qui dove viviamo ormai da anni. La neve ricopre i tetti e le siepi, addolcisce ogni angolo delle strade. E questa casetta, proprio questa dove adesso regna il gelo, è il cuore della nostra piccola famiglia.
Come nelle migliori storie d’amore, è stato davanti a questo caminetto che abbiamo concepito nostro figlio. Mio figlio, il mio bambino, la mia fonte di vita.
Sta per arrivare, e ancora non ho acceso il fuoco. Non ho neanche preparato l’albero. Devo darmi da fare, non voglio che mio figlio trovi buio e freddo ad accoglierlo. Natale è la festa dei bambini, e la luce che porta agli uomini è quella stessa che brilla negli occhi dei bimbi. È una luce di gioia, e di stupefatta meraviglia.
Guardo fuori dalla finestra. Il mio sguardo non va oltre il gruppo di abeti che delimita la proprietà. È isolata, questa casa, ma è stata proprio la sua posizione a farci innamorare di lei.
Il villaggio è vicino, non lo vedo ma so che è giusto al di là degli alberi, e in questi giorni è così allegro! È tutto decorato a festa, e le luci sono accese notte e giorno, e si sentono sempre i canti di Natale echeggiare nelle strade. Sempre, anche adesso, anche in casa mia.
Non sono io a far risuonare la musica. Le mie mani sono grosse e forti, mani che spaccano la legna con facilità, ma le dita non sanno danzare sui tasti consunti.
È mia moglie l’artista. E adesso sta insegnando anche al bambino. È sensibile e delicato come lei, non posso fargli trovare questo gelo che si insinua in ogni fibra del mio corpo.
C’è odore di fumo vecchio. Non mi piace questo odore, mi fa venire in mente pensieri tristi e invece oggi sono felice. Mio figlio sta per arrivare, insieme alla sua mamma. A Natale siamo sempre stati tutti insieme.

Ho aperto la porta per dare aria al soggiorno. In un istante il gelo esterno si è impadronito dell’ambiente, sembra quasi che non ci sia mai stato calore tra queste pareti di legno, ma l’odore è rimasto. Non importa, adesso accendo il fuoco e il suo calore manderà via freddo e fumo.
La legna si accende con difficoltà. È umida. Ma alla fine vedo un bel fuoco brillare tra i mattoni anneriti del caminetto.
Adesso tocca all’albero. Che strano, lo ricordavo molto più pesante, e folto, e profumato. Perché anche lui ha addosso questo odore fastidioso? Non fa nulla, ci penserò dopo, ora devo addobbarlo (gli angeli, gli angioletti di vetro che tanto piacciono al mio bambino, dove sono?) e devo accendere le luci, e devo anche imbandire la tavola… Che Natale sarebbe senza una ricca tavola apparecchiata? Quando loro due arriveranno avrà inizio la festa!
Mi guardo intorno con ansia. Avrò mica dimenticato qualcosa di importante? Ma no, tutto è come deve essere perché sia un fantastico Natale, il fuoco acceso, le luci intermittenti, l’albero, le candele accese sulla tavola…
Ora che tutto è pronto posso riposarmi. Mi siedo un poco qui, sulla mia poltrona preferita, proprio davanti al caminetto. Vedo le fiamme brillare, vedo le ombre che ballano sulla parete. Sono ipnotiche.
Ho ancora freddo. È strano, mi pare quasi questo fuoco che non riscaldi. Mi accoccolo sulla poltrona. Aspetto, ma ho tanto sonno…

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25 dicembre

Il poliziotto si avvicinò a ciò che restava della casa. Era semidistrutta dall’incendio che, la notte dell’Immacolata, aveva causato la morte della donna e del bambino. Nella stanza in rovina spiccavano i resti di un abete, ancora qualche pallina appesa, e le ceneri di un fuoco che si era spento nella notte gelida.
L’uomo, per coperta una coltre di neve, dormiva un sonno di morte.

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