Le porte della coscienza di Vincenzo Lubrano

lubrano

Genere: Narrativa

“Quando non credi che il mondo basti , società e virtù … Movimento Rasta e allora , cosa resta se fermiamo il business? Dovremmo mettere anche la nostra anima all’asta? ” …
Furono queste le parole insolite che scrissi al termine della mia quotidiana giornata lavorativa e dopo aver dedicato le mie energie, nulla più del desiderio di riposare assaliva la mia mente e il corpo. Sapete, vivere nella mia società quasi sembrava dover nascondere la vera identità la quale emergeva non appena la strada di casa compariva ai miei occhi : ogni passo fatto descriveva un pensiero e ogni idea suggeriva la voglia irrefrenabile di evadere per poter cambiare finalmente vita . Ero in cerca di troppe occasioni difficili da realizzare ma con più facilità un attimo dopo le vedevo crollare , evocando l’anima e il coraggio per ricominciare.

Quella sera l’aria non era come di frequente e a metà strada verso il ritorno, mentre costeggiavo lo stupendo e mitologico Lago D’Averno sentii chiamare il mio nome con voce vispa :
“Vins ! Sono qui , vieni!”
Non capii chi o cosa fosse stato a conoscermi , così, intimorito mi accostai a fissare il lago dove nel mezzo delle sue acque oscure emerse una donna bellissima dalla pelle chiara e luminosa come la luna ricoperta da strane vesti.
Venni avvolto dalla timidezza e con pudore chiesi :
“Chi è lei e… cosa desidera?”
Fui presto terrorizzato dal suo ghigno seguito da una risata isterica , tanto da indietreggiare di scatto mentre il suo aprire le braccia m’ipnotizzò creando un solco nello stesso lago che piano divenne un portale da cui fuoriuscivano delle fiamme ardenti mentre tutto intorno l’atmosfera rabbrividendomi assecondò la mia fuga.
Iniziai a vivere quell’attimo che cambiò i giorni miei, inconsapevolmente vivevo assistito dalla fortuna che con violenza bussò alla mia porta offrendomi vincite di gioco, successo e donne che fino a quel momento non ero mai riuscito ad ottenere…
“Troppo facile , c’è qualcosa che non va “… pensai.
Le notti divennero in seguito più buie quando nella mia mente esplodeva la voglia di ottenere di più , allontanavo con l’inganno le persone a me più care vedendole andare via nei miei incubi seguiti però da un risveglio che mi avrebbe portato altra fortuna. Di quei sogni orrendi non ricordavo nulla oltre alla mia mano che stringendo una piuma nera e spinosa firmava su di un libro antico.
Il tempo trascorreva portando via con sé tutto ciò che amavo spogliandomi di ogni beneficio, restava solo la mia anima a cui non avrei permesso di macchiarsi. Decisi arrivato allo stremo della coscienza di ritornare al lago per poter riparare al danno ma soprattutto per capire il motivo di cosa mi avesse spinto a tanto. Accostandomi allo stesso punto , ascoltavo la tranquillità incomprensibile : una notte di mezza estate accarezzata dal solo soffio di vento fresco; Spezzai il silenzio gridando :
“Sono qui al tuo cospetto, cos’altro prenderete da me ?!”
Non ebbi risposta alle mie urla ma il cadere della mie lacrime di speranza nelle acque oscure del lago aprì d’un tratto quel portale infernale ; senza esitare mi immersi ritrovandomi in un posto mai immaginato prima, arricchito da tenebre e lamenti e davanti a me un trono formato da ossa e teschi affiancato da due grossi calderoni posti uno a destra e l’altro a sinistra. Apparve un’ombra maestosa dall’armatura nera come la pece e solo gli occhi accesi di rosso che sedendosi al trono esclamò con voce forte e malefica :
” Hai firmato nei tuoi sogni il tuo patto con me per poi godere di ciò che ti ho donato … Ora la tua anima spetta a me ! “
Risposi inchinandomi nella piena umiltà che avevo ormai dimenticato :
” Nessuna ricchezza mi restituirà la mia felicità , ciò che ha preso da me vale più della mia anima… Ho scelto di pagare per essere caduto al suo inganno , Ade padrone degli inferi !”
Interruppe le mie parole con un verso di rabbia , poi puntando il suo indice verso di me continuò :
“Non hai il valore e la tua energia è debole! Vivrai nei tuoi giorni di rimorso, questa sarà la pena che ti aspetta… Ora torna alla miserabile povertà !”
Mi ritrovai aprendo gli occhi illuminati dall’alba e come mia abitudine … a ricominciare. Ritornai al lago negli anni in diverse occasioni ma soprattutto per lanciare l’amo da pesca insieme a mio figlio, nutrendoci dei pesci bagnati dalla mia speranza preziosa come nessun cristallo era mai stato.

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