Non posso

Apro gli occhi e dolorante dal peso dei pensieri mi alzo e mi avvicino alla finestra. Sposto la tenda, c’è un bel sole oggi e la giornata promette bene. Noto subito una ragazza, alta, bella, che mi guarda e mi invita ad uscire, ad andare. Rimango in silenzio a pensare abbassando lo sguardo. Potrei andare davvero io con lei? Stranamente, al contrario di tutte le mie convinzioni, mi scopro a pensarci e pian piano dentro di me l’idea già mi alletta. La guardo e lei nuovamente mi invita a seguirla. Non so se posso. Il suo cenno con la mano è un “vieni” ammaliatore e rassicurante; “ci faremo compagnia” significa. Non posso credere che ci sto pensando. Ho paura e nello stesso tempo mi sento eccitata da questo mio cambio repentino di pensiero, rivolto ad un volerci credere. Voglio farlo. Mi spingo fuori con titubanza ed imbarazzo, mentre un’ebbrezza mi travolge; sa di miele e mi riscalda il cuore. La ragazza mi sorride e insieme ci dirigiamo verso la meta, verso un sogno che anche per me finalmente inizia a prendere forma. Iniziamo a correre alternando sorrisi e speranze, timori e incertezze, senza fermarci, riprendendo un po’ di fiato solo dalla voglia di farcela, senza darci mai per vinte. Sento il mio fiato più corto, ma il cielo lassù è ancora blu e mi colora l’anima di magia. Non posso credere che possa accadere a me; sono accecata dalla smania di essere felice, dalla fame di sentirmi fiera di me stessa e dal desiderio di toccare quel cielo con un dito. Alzo lo sguardo, mentre un treno passa e si ferma davanti a noi. La persona a fianco a me sale piena di gioia e gioisco anch’io per lei. Si gira e mi tende la sua mano. E’ il mio turno, il mio momento. Alzo il braccio verso di lei, le nostre mani si sfiorano e iniziano a stringersi. Ma improvvisamente uno squarcio nel cielo rompe l’incantesimo e le nostre dita si sciolgono con ferocia e il treno incomincia a muoversi.

Resto immobile, gelida, intravedendo il viso della ragazza in lacrime. La rassicuro sorridendo e la guardo allontanarsi sempre più veloce, fino a vederla scomparire.
Cos’è stato? Cos’era quell’invito verso un posto che non poteva essere anche il mio? Cos’era quell’immagine di me piena di sicurezza verso qualcosa che invece mai mi sarebbe appartenuto? Cosa è stato questo momento che ho sentito vero e forte dentro me? Perché?
L’incanto del momento non c’è più e avrei dovuto saperlo che non c’era posto per me su quel treno. Ho osato troppo, lo so.
Affranta mi inginocchio per terra, vicino ai lunghi binari solitari, in un silenzio assordante e al mio orizzonte non c’è più nulla e nessuno. Un tremore mi attraversa il corpo, mentre sopra di me nuvoloni grigi mi coprono il capo. Il mio cuore si calma e l’affanno della corsa mi dà finalmente tregua. Resto fissa con la testa china e intanto un vento gelido mi scompiglia i capelli. Alzo lo sguardo, tendo la mia mano verso il cielo; sento l’aria fresca toccarmi il viso e trafiggermi anche il cuore. Mi alzo sentendomi sciocca e illusa per quello che pensavo potesse essere anche mio. Cammino verso la strada del ritorno, schernita. Chiedo scusa a me stessa per questa falsa illusione, per essermi procurata nuovamente una ferita, che non so quando si rimarginerà del tutto. Mi stringo nelle spalle, sento freddo.
“Già, piove! Voglio tornare a casa!”.

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