Una lucida follia di Anna Cibotti

“Quel bastardo del capoufficio e quel lecchino di Nicolas, prima o poi…” brontola a denti stretti il contabile Moretti.
E’ nel bagno, davanti allo specchio posto sopra il lavandino. Non si guarda e sfrega vigorosamente le mani insaponate sotto l’acqua bollente, come se dovesse lavare via tutto lo sporco del mondo.
“Ehi… ma sei fuori? non si volta verso la voce femminile, la riconosce, e chiude il rubinetto.
“Che ci fai nel bagno delle donne?” e, senza aspettare risposta, aggiunge “Ci sei o ci fai?
Lui è mortificato dal tono canzonatorio della donna, la guarda a testa bassa e esce frettolosamente.
“Brutta stronza… puttana.” le sputa velenosamente col pensiero.
Quel sordo rancore inespresso, a un’ osservatrice attenta come la collega Stefania, non sfugge. Lo legge nel suo modo furtivo di muoversi, nell’atteggiamento dimesso e nell’assenza totale di reazione a ogni provocazione.
E di quelle, nel suo posto di lavoro, ne subisce parecchie; attira il disprezzo e la derisione degli altri come fa un escremento con le mosche.
Ma cosa ha fatto mai quest’uomo per meritarsi tanto?
Niente. Nulla che possa dare danno, se non a se stesso.
Dietro la sua goffaggine e una palese umiltà, si cela una forte inadeguatezza. Un complesso d’inferiorità che lo porta a invidiare chiunque consideri migliore di lui; praticamente chiunque.
La sua impotenza a reagire, lo imprigiona in una bolla di rabbia che trascende in una vischiosa e strisciante paura.
Ma oggi è il giorno giusto.
Il disegno folle che ha creato tante volte con la fantasia, adesso è un progetto realizzabile.
Noncurante dei sorrisini ironici dei colleghi che accompagnano il suo rientro in ufficio, si infila il giubbotto.
Gli altri ridacchiano… ma sono stupiti.
“Ma dove va?” si chiedono.
Non lo sapranno mai.
Il goffo contabile estrae una pistola e spara. Non nel mucchio. Mira ad ognuno e fa una strage.
Non ha più paura adesso, nessuno ride.
Adesso ride lui… sospeso in una lucida follia.

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