L’illustratrice di Renata Morbidelli

Mi hanno tolto le matite e i pennelli, così il mio potere non potrà più sprigionarsi, dicono, ma loro non sanno che ho una scatola di pastelli e un’infinità di fogli sotto al letto. Lì non hanno mai guardato e, quando tutti dormono, riprendo a creare il mio mondo incantato. Ah scusate, non mi sono ancora presentata, sono Sarah e faccio l’illustratrice.

Fin da quando ero una ragazzina, ho la passione per i disegni e, crescendo, sono diventata una grande illustratrice fantasy. Una mattina, mentre disegnavo, è accaduta una cosa strana: appena finito l’ultimo tratto dell’elfo che stavo facendo per la cover di un libro, la creatura ha girato la testa e mi ha fissata per qualche istante negli occhi. Dato che stavo disegnando da qualche ora, credetti che si trattasse di un’allucinazione. Distolsi lo sguardo, mi stropicciai gli occhi, mi sciacquai il viso e ripresi in mano il foglio. Subito dopo lo posai sconcertata e leggermente spaventata: l’elfo s’era mosso ancora. Stavolta aveva fatto un passo all’interno del bosco. Anche le foglie degli alberi s’agitavano al vento. Lo spavento per ciò che i miei occhi avevano appena visto fu tale da decidere di uscire per qualche ora di casa e prendere una boccata d’aria fresca. Avevo lavorato molto in quei giorni e la stanchezza accumulata poteva avermi giocato brutti scherzi.

Quando tornai, il disegno era cambiato ancora. A quel punto non avevo dubbi: avevo il potere di dare vita alle mie illustrazioni. Una strana sensazione, mista fra timore ed eccitazione iniziò a far vibrare la mia anima. Avevo, letteralmente, il potere di dare vita a un mondo nuovo. Dovevo solo disegnarlo e poi sarebbe stato tutto reale. Elettrizzata all’idea di poter creare il mio mondo, iniziai a disegnare. La matita sembrava viva fra le mie dita. Era quasi come se le creature uscissero direttamente dalla mia fantasia e si trasferissero sul foglio. Quando l’ultimo tratto era stato disegnato, le creature magiche prendevano vita e saltavano fuori. Non stavo più nella pelle dalla contentezza e non riuscivo a smettere di disegnare. Tutto fu meraviglioso fino a che non disegnai una famiglia di draghi che volavano. Quando uscirono dal foglio fu disastroso: iniziarono a solcare i cieli della mia città e io corsi fuori casa in preda al panico.

“È colpa mia” iniziai a ripetere terrorizzata in mezzo alla gente mentre fissavo i miei draghi che sputavano fuoco sui palazzi e sulle auto. Finalmente vidi un poliziotto in lontananza e lo chiamai. “È tutta colpa mia” ripetei. “I miei draghi stanno devastando la città.”

“Ma noi non vediamo niente, signora.” mi risposero. “Aspetti qui, che le chiamiamo immediatamente qualcuno.” Entro un’ora giunse un’ambulanza con un medico e un paio d’infermieri e mi dissero che dovevo fare qualche accertamento perché, probabilmente, stavo poco bene.

Da allora sono chiusa in questa stanza dell’ospedale psichiatrico… non ho più le mie matite magiche, ma la notte questa stanza si popola di tutte le creature che, nel tempo, ho disegnato. L’altra notte il mio elfo mi ha detto che mi farà uscire da qui. Usciremo insieme… io e le mie creature. Saremo tutti nuovamente liberi.

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