Un eterno grazie

Tema: Eterno

Cara prof, un giorno vorrei tornare in Italia e vorrei venire a cercarla per dirle: “ Grazie, professoressa, le sarò grata in eterno.”
Sono passati alcuni anni ma io non l’ho mai dimenticata, anche se non ho mai avuto il coraggio di scriverle almeno un biglietto, eppure oggi sarebbe tutto più facile, basterebbe cercarla su Fb.
Ma, non so, non mi sento pronta e allora preferisco affidare alle pagine di questo mio diario i miei pensieri per lei.
Anche se trascorrerà tutta una vita, non potrò mai dimenticare quello che lei ha fatto per me quel giorno di fine novembre di tre anni fa.
Chissà, forse non se ne ricorda, forse mi ha già dimenticata nel turbine dei tanti alunni che ogni anno incontra, alcuni per tutti i tre anni delle medie, altri per un anno altri, come me, solo per due mesi, già perché lei era nuova quell’anno e non mi conosceva. Però, che strano, come mai ha capito il mio dolore?

Mi ha teso una mano, mi ha aiutata, forse senza sapere quello che stava facendo.
Quando ha chiamato mia madre per un colloquio, per rimproverarla perché non venivo più a scuola , eravamo tutti spaventati. Cosa sarebbe successo? Sapevo che, quando sarebbe tornata a casa, mia madre avrebbe mandato lei “a quel paese” e non me a scuola.
Sapevo che lei chiedeva notizie di me, me lo diceva una cara compagna, Marika, la ricorda?
E’ italiana, eppure ha aiutato me, indiana.
E invece, quel giorno in cui lei ha minacciato che, se non fossi tornata a scuola, avrebbe mandato gli assistenti sociali, mia madre ha avuto paura. Da lì a un mese saremmo partiti per l’Olanda per raggiungere mio padre e mia madre aveva deciso di non mandarmi più a scuola per paura che potesse accadermi qualcosa; mio fratello, che aveva avuto la fortuna di superare la licenza di scuola media, non aveva ancora diciotto anni e non aveva alcuna intenzione di accompagnarmi a scuola. Così la scelta più opportuna era stata quella di non farmi più studiare, loro sapevano che io non ero contenta e io temevo che non sarei mai più andata a scuola.
Le mie giornate erano tristi, vuote, mentre pensavo alle compagne che in classe studiavano giocavano, parlavano e imparavano tante cose che anche io avrei voluto imparare.
Io stavo a casa, dinanzi la TV, sotto lo sguardo di mia madre.
La ringrazierò in eterno prof, perché lei ha costretto mia madre e mio fratello a farmi tornare a scuola per il mese che ancora mancava alla nostra partenza, e non dimenticherò le lacrime mie e delle mie compagne al momento dei saluti, prima della partenza. Un ricordo che non mi abbandonerà mai e che non avrei visuto senza il suo intervento
Mio fratello ha saputo mettersi contro la paura di mia madre. Non so cosa lei, prof, abbia detto per convincerlo, ma lui ha capito la mia solitudine, l’ho capito da quello che diceva a mia madre per convincerla. Lui ha parlato di paura delle legge che sarebbe intervenuta, e la paura dell’intervento della polizia è servita a mia madre, ha telefonato a mio padre, gli ha spiegato cosa è accaduto e mio padre, si, anche lui ha avuto paura dell’intervento della legge che tutela noi ragazzini. Poi, mio fratello mi ha detto: “Sarai contenta eh, almeno non sarai più sola,vai vai!”
Cosa ha detto a mia madre a e a mio fratello per spaventarli e per toccare i loro cuori. Di certo parole belle perché mio fratello ha capito.
Non è facile per un uomo accettare che una donna, una ragazza per giunta, possa realizzare qualcosa che le piace e mio fratello sapeva che a me piaceva venire a scuola.
Da lei, cara prof, ho imparato due cose che ricorderò in eterno: la legge ci tutela e anche l’affetto ci tutela.
Lei mi ha tutelato perché rappresentava la legge e l’affetto che aveva per noi alunni.
Oggi sono una studentessa delle superiori, mi piace studiare e talvolta penso che mi piacerebbe diventare una prof, e, con i miei alunni, mi comporterei così come lei ha fatto con me: userei la legge e l’affetto per ottenere il loro bene.

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