Il numero dell’amore di Renata Morbidelli

Tema: Enigma

John fissò ancora per un istante lo scrigno che teneva stretto fra le mani. Le parole della sibilla, che aveva appena finito di ascoltare, risuonavano incessantemente nella sua mente come un’eco: “Il numero dell’amore è la chiave!” Sì. Era certo. Le sue orecchie non lo avevano ingannato: era quella la frase! Ma cosa significava?! Aveva guardato, più e più volte, lo scrigno finemente intarsiato da cima a fondo ed era sicuro: non c’erano serrature né meccanismi da sbloccare. Eppure ci doveva essere un modo per aprirlo e recuperare il diamante che era custodito all’interno. Solo riuscendo a porre quella pietra al centro della corona della statua della Regina Crimilde l’incantesimo si sarebbe potuto spezzare. Con un sospiro, il giovane fissò per alcuni istanti il sole che, ormai, stava per tramontare. La notte era sempre più vicina, mentre la soluzione dell’enigma sembrava sempre più distante. Mentre nella sua mente continuava a riecheggiare la frase della sibilla in maniera incessante, il suo sguardo e le sue dita percorrevano freneticamente ogni intarsio alla ricerca di un particolare che potesse aiutarlo a comprendere. Sfiorò, premette e tentò di ruotare ogni tipo di rifinitura che, secondo ciò che gli dettava l’istinto, poteva sembrargli una risposta alle parole della donna, ma niente. Nemmeno le iniziali intrecciate, che sembravano essere apparse in quell’istante sul coperchio, furono d’aiuto al giovane. Emettendo un lungo e sonoro sospiro, John posò sconsolato lo scrigno sulle proprie ginocchia. Le parole della sibilla tornarono a risuonare come un’eco vuota nella sua mente ancora una volta: “Il numero dell’amore è la chiave!”. La risposta era lì di fronte ai suoi occhi. Ne era certo, ma dove? Qual era questo famigerato numero e, soprattutto, dove poteva celarsi? Aveva scrutato lo scrigno con minuziosa attenzione così tante volte da conoscerlo quasi a memoria, ma non c’era traccia di numeri. Colto da un improvviso impeto d’ira, John sollevò lo scrigno con l’intento di scaraventarlo contro il muro. Forse l’impatto con la pietra sarebbe riuscito laddove l’intelletto non arrivava. Un timido raggio di sole morente colpì come una carezza il metallo dello scrigno facendo brillare i contorni di un minuscolo simbolo al centro del coperchio: un piccolo otto allungato apparve davanti ai suoi occhi. Il cuore del ragazzo suggerì alla sua mente la risposta. Esattamente al centro dello scrigno, un minuscolo simbolo dell’infinito brillava ai raggi del sole. Tremanti per l’emozione, le sue dita lo sfiorarono come a volerlo accarezzare. Con uno schianto secco, la scatola di metallo si aprì mostrando al giovane il contenuto. Un diamante dalla forma di una lacrima brillava al centro del cofanetto in un letto di velluto rosso. Ancora incredulo per ciò che era appena accaduto, John chiamò con un fischio il suo destriero. L’ultimo tratto del suo cammino lo attendeva: ogni cosa doveva tornare al suo posto.

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