Sarò io poeta?

Fuori Concorso

Nel vuoto cupo del mio silenzio
Ascolto la voce dentro l’anima,
vibra insolente, graffia come artigli,
le ultime note del cuore, sanguina
gocce di inconsolabili rimpianti.
Mi specchio nella funesta luce,
acre l’odore della sofferta ferita.
Fingere perché mai? Sono io, sola.
Odio e mi perdo nei voli più stolti
cercando di me fuori, mentre ora
vivono le speranze, le mie illusioni.
Nasce, dalla vermiglia goccia l’idea,
si srotola dal rocchetto delle colpe,
dagli aghi delle paure rinnegate.
prendon vita, il palpito e il connubio
come amanti, si cercano assetati,
avvinghiati nello stesso fremito
illuminano l’oscuro pensiero,
si librano, accarezzano il cuore.
E vanno, si posano sui lattei strati
s’intingono d’ombra divengono senso,
Il significato della vita mia rinvenuta
dentro un umile indispensabile poetare.

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