La serpe

Fuori Concorso

La frase esce dalle labbra con la velocità d’una freccia. Lo sguardo dell’interlocutore, più preciso di mille parole, ti dice che hai colpito. In silenzio. Basta il suo sguardo … o no? Ed è lì che, nel buio dei tuoi pensieri più nascosti, insidioso e strisciante, come la peggiore delle serpi, s’insinua il dubbio. Annidato nel buio della tua mente, avverte la tua paura come se fosse un odore, aspetta il momento giusto e agisce. Appiattito e sottile, come solo una serpe sa fare, striscia tra pensiero e pensiero e giunge, con le fauci spalancate, al centro delle tue insicurezze. “E se avesse interpretato male? Se, invece, io avessi interpretato male il suo sguardo? Avrò fatto bene a dirgli quello che pensavo? Avrà capito? Avrà frainteso? E se poi pensa che … ?” Queste e altre domande, come una una pianta infestante, si fanno spazio nella tua mente e soffocano le tue fragili certezze. Rubano loro la luce, s’avvinghiano come edera o come spire d’una serpe. Il loro passaggio, o il loro crescere, sgretola le zolle del tuo terreno rovesciando, in un attimo, ciò che provi. Il sorriso si spegne e lascia il posto a uno sguardo pensieroso. La mente, da limpida e libera che era, diventa più agitata di un mare in tempesta. I tuoi pensieri fanno così rumore da farsi sentire anche all’esterno. E tu, presa tra mille dubbi e incertezze, ti ritrovi sospesa in un limbo talmente nebbioso da non riuscire a vedere nemmeno i piccoli raggi di sole che filtrano nel tentativo di indicarti la via

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