Non mi vedi? di Giovanna Armenio

“Hai comprato il pane, Boris?”
Quando ho smesso di guardarti? Sbatto la testa su questo pensiero ogni giorno.
Sei davanti la porta. La chiave è ancora nella fessura. Sei appena rientrato e hai le mani palesemente vuote. È logico che non hai preso il pane.

Perché lo rifai, Emma?
Non mi ci abituo mai. Sono appena rientrato e le mie mani sono visivamente vuote. È logico che non ho preso il pane. Nessun filone sotto il braccio. Non mi vedi? Guardami.
Dimmi almeno che non è solo una domanda retorica, scontrosa. Dimmi che lo hai chiesto per sentire la mia voce.

“Non fissarmi con quell’aria da cane bastonato! Parlami se devi dirmi qualcosa!”
Sono irascibile? Sì, hai ragione Boris, sono diventata acida e scontrosa. Perché? Se puoi avvicinati piano e abbracciami. Toglimi questa durezza che ho addosso. Accarezzami con le mani, con lo sguardo, con le parole.

Sei dura solo come tu sai essere. Perché fai così, Emma? Cosa ti manca? Non ti faccio mancare niente!
“L’ho dimenticato! Sto andando a comprarlo!”

Sei uscito sbattendo la porta. Mi sfinisci, Boris.
Vuoi davvero sapere cosa mi manca? Guardami. Non lo vedi? Mi manca quel che non provo, le sensazioni che non sento.

A me manchi tu, Emma.
Mi mancano le tue mani che tante volte mi hanno tolto stanchezza e paure solo sfiorandomi. Mi mancano i tuoi baci, prima sulla fronte e poi sulle labbra. Mi manca la tua spalla, lì nella curva del collo. Mi manca il tuo calore, il tuo odore. La tua nudità. Non vedi che ho voglia di te? Che ho bisogno di te?
Ricordi il profumo della mia pelle?
E che sapore hanno le tue labbra?

Mi vedi, Boris? Guarda come sono ridotta.
Non sono mai stata più nuda di adesso che sono completamente vestita.

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